Agenzia delle Entrate pignora il conto, ma lui aveva chiesto di pagare a rate: il caso

Il tecnico padovano ha scoperto il blocco quando il bancomat è stato rifiutato: per il suo consulente mancava l'avviso bonario obbligatorio

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Un conto corrente pignorato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione e l’impossibilità di usare il bancomat anche per spese quotidiane. È quanto accaduto a un tecnico padovano attivo nel settore sanitario, spesso all’estero per lavoro, che si è trovato con le somme presenti sul conto bloccate dopo una cartella esattoriale da quasi 20mila euro. Il caso nasce da mancati versamenti Irpef, comprensivi di sanzioni e interessi. Le imposte, secondo quanto riferito dal tributarista che segue il contribuente, non vengono contestate. Il punto riguarda invece la procedura: prima della cartella sarebbe dovuto arrivare un avviso bonario, che avrebbe consentito di pagare con sanzioni ridotte.

Il conto bloccato e la scoperta del pignoramento

Il primo segnale del problema è arrivato a inizio luglio, in una situazione ordinaria. Il contribuente si trovava su un campo da tennis e non è riuscito a pagare l’ora giocata con il bancomat. Il blocco della carta ha portato alla scoperta del pignoramento del conto corrente. L’intero importo disponibile era stato vincolato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Da quel momento sono partiti i tentativi per entrare in contatto con gli uffici e capire come sbloccare la situazione. Il problema immediato, per il contribuente, è pratico prima ancora che fiscale: con il conto bloccato diventa difficile far fronte alle spese quotidiane e agli impegni periodici, compreso il pagamento del mutuo.

La cartella da quasi 20mila euro

La vicenda ha origine l’11 marzo, quando il contribuente riceve una cartella esattoriale dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione. La richiesta riguarda quasi 20mila euro per mancati versamenti Irpef, con sanzioni e interessi. Secondo il tributarista che segue il tecnico padovano, il debito fiscale in sé non è oggetto di contestazione. Il nodo, secondo il professionista, è che la cartella doveva essere preceduta da un avviso bonario, che riduce le sanzioni dal 30 al 10% e che invece non sarebbe arrivata.

L’avviso bonario è una comunicazione con cui l’Agenzia delle Entrate segnala al contribuente una possibile irregolarità e consente di pagare con sanzioni ridotte, prima che la posizione passi alla riscossione tramite cartella.

Il tentativo di pagare con sanzioni ridotte

Dopo la ricezione della cartella, contribuente e consulente si sono rivolti all’Agenzia delle Entrate attraverso il canale di assistenza online Civis. La richiesta serviva a capire come procedere, dato che l’avviso bonario non risultava arrivato. Il 18 marzo l’Agenzia ha risposto invitando a versare, se ancora nei termini della cartella, le imposte con sanzioni e interessi ridotti “come da avviso”, per poi presentare un’istanza in autotutela.

Secondo il tributarista che segue il tecnico padovano, questo passaggio ha creato un problema pratico perché era impossibile attenersi ad un avviso bonario, quando la richiesta era stata inviata proprio perché non era arrivato. L’esperto ha quindi ricostruito autonomamente il piano per pagare a rate secondo il regime più favorevole dell’avviso bonario. La prima rata è stata versata il 16 aprile.

L’istanza in autotutela

Dopo il primo pagamento, il contribuente ha proseguito la pratica tramite Pec e protocolli attribuiti dagli uffici. Il 1° maggio è stata presentata un’istanza in autotutela, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento della situazione e lo sgravio della cartella originaria. Il 13 maggio è stata poi sollecitata una risposta. L’autotutela è lo strumento con cui il contribuente chiede all’amministrazione finanziaria di correggere o annullare un atto ritenuto errato, anche senza avviare subito un contenzioso.

Nel caso specifico, la richiesta puntava a far riconoscere che il pagamento era stato avviato sulla base delle indicazioni ricevute e che la cartella avrebbe dovuto essere riconsiderata. Il 2 luglio è arrivato un provvedimento di sgravio parziale della cartella originaria. Nel frattempo, però, il 26 giugno l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, su impulso dell’Agenzia delle Entrate, aveva attivato il pignoramento del conto corrente.

Gli ultimi tentativi per sbloccare il conto

Il 6 luglio, dopo aver scoperto il blocco del conto, il contribuente si è recato presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Secondo il racconto del fiscalista, inizialmente gli sarebbe stato negato l’ingresso, poi sarebbe stato ricevuto e rinviato all’Agenzia delle Entrate. Allo sportello gli sarebbe stato comunicato che il funzionario incaricato della pratica era in ferie. È stato quindi fissato un appuntamento in videochiamata per il 9 luglio. Durante il confronto, il contribuente e il suo consulente avrebbero ricevuto l’indicazione di inviare nuovamente tutta la documentazione via Pec, con rassicurazioni sul fatto che la questione sarebbe stata trattata rapidamente.

Dopo la videochiamata, il tributarista ha inviato nuove richieste via Pec. Le domande riguardano il riesame totale della posizione, lo sgravio integrale della cartella esattoriale e un confronto tra Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione. La richiesta più urgente riguarda però il ripristino delle somme presenti sul conto corrente, anche per consentire al contribuente di far fronte agli impegni economici in scadenza.

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