Gas russo in Europa, i Paesi che lo comprano ancora: l’Italia è pronta a parlare con Putin

Nel 2027 si dovrebbero chiudere definitivamente i flussi di gas da Mosca. L'Italia valuta l'ipotesi di riaprire il canale commerciale a conflitto terminato.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Fa ancora troppo caldo per iniziare a pensare al riscaldamento invernale, si avvicina la prima scadenza di REPowerEU, il piano europeo di fuoriuscita dalle forniture energetiche da Mosca, che riporta al centro dell’attenzione la gestione degli approvvigionamenti di gas.

Le recenti dichiarazioni del vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, hanno riaperto il confronto sull’opportunità di riprendere le importazioni dalla Russia una volta concluso il conflitto in Ucraina, delineando una posizione aperta al ripristino dei rapporti commerciali tra Roma e Mosca.

Le posizioni nel Governo

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini durante un incontro con imprenditori italiani presenti in Russia si è espresso a favore di un ritorno agli scambi commerciali in materia di risorse energetiche con Mosca:

Quando il conflitto finirà, assolutamente sì; i numeri parlano da soli. Basta guardare i costi attuali, così come quelli di due, tre, quattro o cinque anni fa.

Il riferimento economico trova riscontro nelle dinamiche di mercato: il gas naturale liquefatto importato via nave dagli Stati Uniti ha un costo medio per i Paesi europei superiore tra il 40% e il 50% rispetto alle storiche forniture via tubo erogate dalla Russia. Un divario di prezzo determinato dai costi di processo della liquefazione a -162 °C, dal trasporto transoceanico su navi metaniere e dalle successive operazioni di rigassificazione.

Alle dichiarazioni di Salvini ha fatto eco il commento del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha delineato la linea del ministero orientata alla ricerca dell’autonomia energetica:

Quando finirà il conflitto, ci auguriamo tutti che si potranno ripristinare relazioni normali, anche con la Federazione russa. Io sono sempre più per l’autonomia energetica del nostro paese, sono per il nucleare. L’obiettivo è essere sempre più autonomo.

La risposta del Cremlino

Alle aperture giunte dall’esecutivo italiano è seguita la risposta ufficiale di Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato la disponibilità della Russia a valutare la ripresa dell’export verso l’Europa occidentale:

Se queste forniture saranno vantaggiose, innanzitutto, e se sarà possibile riservare i volumi di gas necessari, poiché molti volumi sono già stati dirottati verso destinazioni alternative.

Le regole attuali e il bando europeo del 2027

Sul piano normativo in realtà l’acquisto di gas dalla Russia risulta tuttora consentito all’interno dell’Unione Europea. Il quadro regolatorio dell’Ue ha tuttavia stabilito il percorso vincolante per il blocco delle importazioni:

Quanto gas russo acquista ancora l’Europa

Nonostante la tabella di marcia fissata dalle istituzioni europee, i flussi di combustibile, e quindi di capitale, verso la Russia non si sono mai del tutto interrotti. Secondo le rilevazioni del Centro di Ricerca sull’Energia e l’Aria Pulita, l’Unione Europea continua a versare in media circa un miliardo di euro al mese nelle casse russe per l’approvvigionamento energetico.

La mappa degli acquisti complessivi su base annua evidenzia come la spesa non sia distribuita in modo omogeneo tra i Paesi membri. Nella classifica degli Stati europei che nell’ultimo anno hanno destinato le somme più elevate all’acquisto di gas russo figurano:

L’Italia registra un quadro differente sul fronte delle forniture. L’approvvigionamento nazionale dipende per il 96% dalle importazioni estere, coperte prevalentemente da Algeria (37%), Stati Uniti (18%), Azerbaigian (16%), Norvegia (12%) e Qatar (9%), mentre la produzione interna quota il restante 4%.

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