È stato ufficializzato il via libera condizionato da parte della Commissione Europea per l’acquisizione di MediaWorld. Il colosso dell’e-commerce JD.com ha ottenuto l’autorizzazione a rilevare il controllo di maggioranza della tedesca Ceconomy, la grande holding che controlla anche i marchi MediaMarkt e Saturn.
L’operazione ha un valore complessivo di circa 2,2 miliardi di euro (pari a 2,5 miliardi di dollari). A partire dalle prossime settimane il gigante asiatico deterrà oltre il 59,8% delle quote aziendali e diritti di voto in consiglio d’amministrazione superiori all’85%.
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Quali sono le condizioni imposte da Bruxelles
La Commissione Europea ha fissato rigidi paletti all’operazione. Dal momento che l’acquirente beneficia in patria di finanziamenti e incentivi pubblici, l’Antitrust Ue ha preteso che tali sovvenzioni non si traducano in una concorrenza sleale all’interno del mercato unico, con un rischio di perdita di posti di lavoro. Per questo Bruxelles ha subordinato l’autorizzazione a tre impegni vincolanti della durata di dieci anni:
- i finanziamenti e le transazioni commerciali tra le due società dovranno svolgersi a condizioni di mercato trasparenti;
- i servizi di magazzino e la rete logistica del gruppo cinese dovranno essere offerti agli altri rivenditori europei alle medesime condizioni riservate alle proprie filiali;
- l’accesso ai servizi e all’infrastruttura tecnologica dovrà essere garantito a terzi senza discriminazioni di prezzo.
I dubbi e le preoccupazioni dei competitor occidentali
Le catene rivali, tra cui colossi del retail europeo come Fnac Darty, Euronics e Unieuro, e i produttori di elettrodomestici temono che l’ingresso di un operatore forte del sostegno statale possa innescare una guerra dei prezzi al ribasso aggressiva e insostenibile per il settore.
Accanto alla questione dei listini, il timore dei distributori e dei marchi del Vecchio Continente riguarda la gestione degli spazi espositivi. Una volta ereditata l’enorme rete distributiva di Ceconomy, la nuova proprietà potrebbe infatti decidere di privilegiare i brand di produzione cinese, garantendo loro maggiore visibilità sugli scaffali dei punti vendita fisici e sulle vetrine digitali a discapito delle aziende occidentali.
Perché la holding tedesca ha deciso di vendere
La società rappresenta il gruppo leader in Europa nella vendita al dettaglio di elettronica di consumo, gestendo oltre 1.000 punti vendita fisici in 11 Paesi, di cui 153 sul solo territorio italiano.
La proprietà non è in fallimento, ma sta affrontando una trasformazione complessa del proprio modello di business. I negozi comportano costi fissi elevati e margini di profitto risicati, mentre il canale e-commerce soffre la pressione costante di attori come Amazon.
Per finanziare la digitalizzazione della rete, potenziare la logistica e convertire l’azienda in una piattaforma integrata di servizi, ampliando l’offerta di abbonamenti, estensioni di garanzia, assistenza tecnica e soluzioni di credito al consumo, era indispensabile l’ingresso di nuovo capitale.
Perché il colosso cinese sbarca nel mercato europeo
Per il gruppo asiatico l’espansione in Ue è una scelta strategica per diversificare i propri ricavi di fronte alla stagnazione e alla spietata guerra dei prezzi in atto sul mercato interno.
Rilevando la società tedesca, l’acquirente non ha semplicemente comprato un marchio, ma si è assicurata una rete logistica e capillare di oltre mille negozi fisici già ben radicati nel mercato europeo.