Arriva una svolta decisiva per la presenza di UniCredit in Russia. Il presidente Vladimir Putin ha firmato un permesso speciale che autorizza la banca italiana a dividere in due la sua filiale russa, la AO UniCredit Bank. Senza questa firma del Cremlino, nessuna azienda straniera potrebbe toccare o vendere le proprie attività in Russia a causa della guerra e delle sanzioni.
Grazie a questo via libera, la banca italiana può portare avanti un piano concordato con un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti per uscire in modo sicuro dal mercato russo.
Indice
Come avviene la divisione
Per capire l’operazione che può avvenire in seguito alla firma di Putin a Mosca, basta immaginare una torta tagliata in due fette, ma con ruoli completamente diversi.
Chiameremo Remaining Bank la fetta venduta, peraltro la parte più grande della banca, quella che gestisce i conti correnti, i prestiti e le attività di tutti i giorni in Russia. Questa fetta verrà venduta al 100% da un compratore arabo, staccando del tutto la banca italiana dai rischi del mercato locale.
Poi c’è la New Bank, la fetta tenuta da UniCredit sul territorio russo. Ed è una piccola banca nuova che nascerà dalla separazione e rimarrà al 100% di UniCredit.
A cosa serve questa operazione
Da quando è scoppiato il conflitto, l’Europa e la Banca Centrale Europea hanno chiesto a tutte le banche occidentali di scappare dalla Russia per non correre pericoli finanziari o reputazionali. Nessuna operazione di smarco da Mosca è semplice. Basti immaginare che l’emancipazione dal gas di Putin è ancora impensabile per diversi stati dell’Ue, che pure per legge dal 2027 non può più comprarne.
Vendendo la parte principale a un fondo con sede negli Emirati Arabi, UniCredit scarica quasi tutti i rischi della gestione su suolo russo. Tenendo soltanto la piccola New Bank, l’istituto di credito con sede a Gae Aulenti potrà occuparsi unicamente di fare da ponte per i pagamenti internazionali in euro e dollari per le aziende occidentali che devono ancora chiudere i conti in Russia o che lavorano in settori non colpiti dalle sanzioni.