I mercati privati sono entrati in una fase di transizione, influenzata dal mutamento delle condizioni macroeconomiche, da contesti finanziari più rigidi e dall’evoluzione delle aspettative degli investitori. Dopo un decennio, caratterizzato da abbondante liquidità, tassi di interesse contenuti e una forte espansione delle valutazioni, lo scenario è diventato più complesso. Sebbene i vincoli di liquidità, le sfide legate al rifinanziamento e il potenziale divario tra le valutazioni degli asset e le condizioni di exit possano rappresentare degli ostacoli, i mercati privati possono continuare a offrire opportunità di rendimenti corretti per il rischio interessanti. In questo contesto più sfidante, la capacità dei gestori di individuare operazioni differenziate, applicare criteri rigorosi nelle sottoscrizioni e far leva su competenze approfondite nelle diverse asset class giocherà un ruolo sempre più importante.
In questo contesto, Candriam sta osservando una riallocazione del capitale verso l’Europa. Questa tendenza è in parte guidata dalla crescente incertezza negli Stati Uniti, che interessa la sfera macroeconomica, politica e le valutazioni di mercato. L’Europa sta beneficiando di punti di ingresso relativamente più interessanti e della percezione di opportunità più solide in termini di rendimento corretto per il rischio in segmenti specifici dei mercati privati. In particolare, l’interesse degli investitori si sta rafforzando verso le strategie small e mid-cap. Ciò riflette una combinazione di fattori, tra cui un contesto di liquidità più sfidante, una riduzione del flusso di operazioni nel segmento large-cap, una maggiore concorrenza per un numero inferiore di asset e uno spostamento relativo verso segmenti che offrono un valore migliore.
Secondo Candriam, il lower mid-market si distingue per l’insieme di opportunità ampio e frammentato, una minore esposizione ai rischi macroeconomici globali e percorsi di exit tipicamente più diversificati, supportati da un universo di acquirenti più ampio e da un profilo di liquidità più solido.
“La selettività e la diversificazione settoriale sono sempre più importanti per orientarsi negli asset privati. Le caratteristiche uniche dei mercati privati richiedono la competenza di operatori altamente specializzati. Per questo motivo, accediamo a questi mercati attraverso partnership con boutique focalizzate su specifici sotto segmenti e aree geografiche. Collaboriamo con Tristan Capital Partners, gestore pan-europeo specializzato nel settore immobiliare; con la società di private equity europea Andera Partners; e con lo specialista europeo del debito privato Kartesia”, afferma Emanuele Colombo, Deputy Head of Italian Branch e Head of Institutional Relations Italy di Candriam.
Prospettive per il private equity europeo
Dopo un periodo di prolungata ricalibrazione, il private equity europeo inizia il 2026 con rinnovata fiducia e un rafforzamento della dinamica delle operazioni. Secondo l’indagine sul private equity europeo 2026 condotta da Roland Berger, tre quarti degli operatori del settore prevedono per il 2026 un’attività di M&A superiore a quella del 2025, grazie alla maggiore disponibilità di debito, alla maggiore visibilità sui prezzi e a una consistente pipeline di exit posticipate e processi di vendita. Un ulteriore segnale incoraggiante è rappresentato dal fatto che i fondi mid-market in Europa hanno raccolto la cifra record di 53 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 35% su base annua (PitchBook), a testimonianza della fiducia sostenuta degli investitori in questo segmento di mercato. I principali driver di crescita continuano a essere le strategie di buy-and-build, poiché i settori industriali europei frammentati offrono un terreno fertile per il consolidamento delle piattaforme e la creazione di un autentico valore operativo. L’incertezza geopolitica, in particolare per quanto riguarda l’evoluzione delle relazioni commerciali transatlantiche, e la residua volatilità macroeconomica rimangono rischi chiave, rafforzando l’importanza di una selezione disciplinata delle operazioni e della competenza settoriale.
Il lower mid-market, generalmente definito come l’insieme degli investimenti in società con fatturati compresi tra 50 e 500 milioni di euro, occupa una posizione strutturalmente distinta e sempre più interessante nel panorama del private equity. Il principale elemento di differenziazione è rappresentato dalla valutazione. I dati di settore mostrano che i multipli medi di ingresso nel lower mid-market sono strutturalmente più bassi rispetto alle operazioni di dimensioni maggiori. Una seconda caratteristica fondamentale è la natura stessa della creazione di valore. Le operazioni nel lower mid-market comportano solitamente una leva finanziaria significativamente inferiore, con una quota rilevante di transazioni che richiede poco o nessun debito. Andera Partners si concentra su aziende in cui la strategia di creazione del valore è ancorata alla crescita organica, alla crescita esterna tramite acquisizioni, all’internazionalizzazione e alla trasformazione operativa, piuttosto che all’ingegneria finanziaria. Un terzo tratto distintivo è la forza dell’allineamento tra investitori e imprenditori: nel lower mid-market è comune investire al fianco di fondatori o soci manager, spesso agendo come loro primo partner istituzionale. Ciò crea una reale convergenza di obiettivi, in contrapposizione ai processi d’asta strutturati e competitivi che caratterizzano tipicamente le operazioni legate alle large-cap.
Francesco Gonzaga, Partner del team MidCap di Andera Partners, osserva: “Ciò che rende il lower mid-market così interessante è proprio ciò che lo rende più difficile da approcciare. Si tratta di realtà in espansione, caratterizzate da una vera energia imprenditoriale, da un concreto bisogno di un partner per la trasformazione e da un lungo percorso di crescita ancora davanti a sé. Il rapporto con l’imprenditore e con il team di gestione è il fulcro della nostra attività, e una collaborazione così stretta semplicemente non esiste nei segmenti upper mid-market e large-cap.”
Prospettive per il private debt europeo
Le prospettive per il debito privato in Europa per i prossimi mesi rimangono costruttive, sebbene ci sia ora bisogno di una maggiore selettività. Allo stesso tempo, lo scenario sta diventando più articolato: le performance dei mutuatari mostrano una crescente differenziazione tra i vari settori e le strutture di capitale, rafforzando l’importanza di una sottoscrizione disciplinata, di una gestione attiva del portafoglio e di un forte allineamento con gli sponsor. La raccolta di capitali rimane robusta, con i fondi di private debt europei che hanno raccolto circa 73 miliardi di euro nel 2025 secondo PitchBook, un incremento di quasi il 40% su base annua. Questo dato rappresenta circa un terzo dei commitment globali e sottolinea un continuo spostamento dell’allocazione dei capitali verso l’Europa. I rendimenti, pur moderandosi rispetto ai picchi recenti, rimangono interessanti. Il direct lending continua a offrire un significativo premio per l’illiquidità rispetto ai mercati pubblici, con rendimenti lordi storici a singola cifra elevati, sostenuti da tassi base ancora alti. Guardando al futuro, Kartesia prevede che l’attività rimarrà solida, supportata dalle necessità di rifinanziamento e dalle transazioni guidate dagli sponsor, con una crescente enfasi sui settori difensivi e sulle aziende con una forte visibilità dei flussi di cassa. Nel complesso, il debito privato europeo rimane ben posizionato per generare rendimenti corretti per il rischio interessanti, anche se la performance dipenderà sempre più dall’expertise del gestore e dalla selezione del credito. Davide Maggioni, Investment Director di Kartesia per il mercato italiano, dichiara: “In contesti incerti, il debito privato svolge un ruolo cruciale nel garantire la continuità dei finanziamenti. La sua flessibilità e la capacità di adattarsi alle esigenze specifiche delle aziende lo rendono uno strumento particolarmente efficace per supportare le imprese attraverso le diverse fasi del ciclo”.
Prospettive per il real estate europeo
Secondo Thibault Ancely, Managing Director, Investments di Tristan Capital Partners, “il settore immobiliare ha attraversato un periodo difficile a causa del rialzo dei tassi di interesse, ma la tendenza si è ora invertita. Le prospettive macroeconomiche per l’Europa sono migliorate, con l’inflazione vicina ai livelli target, i tassi di interesse stabilizzati e l’arrivo di stimoli fiscali”. I prezzi degli immobili hanno toccato i minimi e il mercato degli occupier è rimasto solido. Persino il mercato degli uffici, pur in difficoltà, sta offrendo alcune opportunità, poiché la concentrazione di locatari in edifici di Classe A sta generando una solida crescita dei canoni di locazione prime. Ad esempio, a Milano il tasso di sfitto si aggira intorno al 10%, ma nel suo CBD (Central Business District) è solo del 2-3%. Le principali asset class su cui ci stiamo concentrando attualmente sono:
- il residenziale, in particolare l’edilizia a prezzi accessibili in paesi con politiche governative e condizioni di mercato favorevoli, come il Regno Unito e la Spagna, oltre al settore residenziale multifamiliare tedesco.
- l’alberghiero, specificamente nel segmento budget. La quota crescente di spesa destinata alle “esperienze” e la resilienza degli hotel più economici rispetto a quelli di lusso durante le fasi di rallentamento economico rendono questa asset class molto interessante. A giugno 2025, Tristan ha acquisito il marchio di budget hotel easyHotel e punta ora a espandere il portafoglio, in particolare in Italia.
- l’innovazione e le infrastrutture digitali. Abbiamo investito in data center e in siti selezionati per la ricerca e sviluppo (R&S). Il forte sostegno per i data center dovrebbe durare a lungo, poiché essi non possono essere costruiti abbastanza velocemente per stare al passo con la domanda, mentre i siti di R&S beneficiano dell’aumento della spesa per la difesa.
- la logistica urbana. Tristan è molto attiva in questo ambito e vediamo ancora buone opportunità; tuttavia, l’offerta è aumentata rapidamente e la crescita dell’e-commerce ha iniziato a rallentare. Continuiamo a valutare nuove opportunità, ma abbiamo ridotto la nostra allocazione verso il settore logistico.