BCE alla stretta di giugno: il dilemma Lagarde tra crisi energia e recessione

I mercati scontano al 97% un aumento di 25 punti base spinto dalle tensioni in Medio Oriente. Ma Francoforte deve fare i conti anche con il nodo del debito sovrano

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Redazione

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La BCE si prepara ad una decisa virata verso una politica monetaria restrittiva, in occasione del prossimo meeting dell’11 giugno, interrompendo il percorso di adeguamento al ribasso del costo del denaro, a causa della crisi energetica.  Dopo un periodo in cui i mercati prevedevano tagli, il recente shock petrolifero causato dal conflitto in Medio Oriente (Iran) ha ribaltato lo scenario, spingendo le banche centrali verso una “normalizzazione” dei tassi più rapida del previsto.

Ma quali sono le opinioni e le attese degli analisti riguardo il prossimo meeting dell’Istituto di Francoforte? Al momento, il mercato sconta un aumento dei tassi di riferimento di 25 punti base con una probabilità quasi totale del 97%.

Il dilemma tra inflazione persistente e crescita in calo

Il compito della BCE è reso difficile da una “divergenza” dei parametri macroeconomici: da un lato, le stime di crescita per l’Eurozona sono state riviste al ribasso a causa delle tensioni geopolitiche; dall’altro, le previsioni sull’inflazione sono in aumento. A maggio, l’inflazione headline è salita al 3,2%, mentre quella core si è attestata al 2,5%.

Gli esperti sottolineano che, a differenza del periodo post-Covid caratterizzato da un eccesso di domanda, l’attuale pressione sui prezzi deriva da uno shock dal lato dell’offerta di energia, che riduce lo spazio di manovra di fronte ad una spirale inflazionistica sostenuta, ma richiede comunque un intervento per ancorare le aspettative.

Guidance e prospettive future: il tono di Lagarde

Oltre alla decisione immediata di giugno, l’attenzione degli investitori è rivolta alla guidance per la seconda metà dell’anno. Alcuni esponenti della BCE hanno già assunto toni “hawkish” (da falco), in particolare l’economista tedesca Isabel Schnabel, nota per la sua posizione restrittiva all’interno del Board, la quale ha suggerito che i tassi potrebbero raggiungere il 4% entro la fine dell’anno.

Nonostante questo, gli analisti prevedono che la Presidente Christine Lagarde manterrà un approccio cautamente restrittivo, cercando di bilanciare la lotta all’inflazione con il sensibile rallentamento dell’attività economica europea. L’obiettivo principale del rialzo di giugno, che ha dunque natura preventiva, sarebbe quello di preservare la credibilità della banca centrale, pur mantenendo aperta la porta a ulteriori strette se il conflitto in Iran dovesse perdurare.

Impatto sui mercati finanziari e sull’euro

Il riprezzamento dei tassi ha già avuto effetti sul mercato obbligazionario. I rendimenti a breve scadenza sono diventati decisamente più interessanti: Johnathan Owen, portfolio manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel) segnala che i livelli “all-in” sull’indice Investment Grade a 1-5 anni in Europa hanno raggiunto il 3,39% a inizio giugno.

Per quanto riguarda il mercato dei cambi, gli analisti di UBP sono scettici su un possibile rafforzamento della moneta unica; storicamente, i rialzi dei tassi della BCE durante shock dal lato dell’offerta raramente portano a un apprezzamento dell’euro, specialmente in un contesto di crescita anemica rispetto agli Stati Uniti.

Il nodo del debito pubblico e del PNRR

Un ulteriore elemento di preoccupazione per la BCE e per i governi europei è la gestione del debito pubblico. Le nuove previsioni della Commissione Europea indicano un aumento del debito,- sottolinea Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Europa AXA IM Core, BNPP AM –  con l’Italia che potrebbe raggiungere il 139,2% nel 2027, rendendo probabile una procedura per debito eccessivo nel 2025.

In questo scenario – spiega l’analista – l’impatto del PNRR sulla crescita del PIL potenziale sembra essere stato sovrastimato dai governi; secondo alcuni studi, l’obiettivo di rilancio sarebbe stato raggiunto solo per metà, lasciando l’Europa in una posizione di svantaggio competitivo rispetto agli USA

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