Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha proposto di utilizzare le clausole nazionali di salvaguardia previste per escludere la spesa per la Difesa dai vincoli europei anche per contrastare la crisi energetica. Si tratta di un nuovo tentativo del Governo di spendere in deficit per intervenire contro l’aumento dei prezzi causato dalla guerra in Iran.
La Commissione europea ha però ribadito che, al momento, non c’è uno shock energetico tale in Europa da necessitare concessioni su debito e deficit per gli Stati membri. L’Ue ha poi sottolineato il ruolo degli Ets, i crediti di emissioni di anidride carbonica, nel ridurre il consumo di fonti fossili e contrastare la crisi.
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La proposta di Giorgetti per misure in deficit contro la crisi energetica
Le clausole di salvaguardia nazionali sono delle eccezioni che, in casi particolari, l’Ue può concedere agli Stati membri per permettere loro di fare più deficit di quanto ne concedano i trattati senza incorrere in procedure di infrazione. Fare deficit per uno Stato significa spendere più di quanto si incassi in tasse e l’Italia, anche se per poco, è già oltre il parametro europeo del 3% in questa metrica.
Non può quindi fare ulteriore deficit, e quindi non ha di fatto fondi per contrastare la crisi energetica. L’Italia può però già oggi attivare alcune clausole di salvaguardia, quelle previste dal piano Prontezza 2030, ex ReArm Eu. Queste clausole permetterebbero al nostro Paese di spendere l’1,5% del Pil in deficit senza che questo conti come parametro europeo fino al 2028. Il problema è che questi fondi devono essere spesi nella Difesa.
La proposta di Giorgetti, avanzata alla Commissione europea, consiste nell’attivare le clausole di salvaguardia di Prontezza 2030, ma di utilizzare i fondi per contrastare la crisi energetica. A differenza di altri 17 Paesi, in fatti, l’Italia non le ha ancora attivate.
La risposta dell’Ue alla proposta di Giorgetti
A Giorgetti ha risposto il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, con un secco “no”. Al momento, ritiene la Commissione, la crisi non è abbastanza grave da giustificare uno scostamento di bilancio, in nessuna formula. Nelle parole del commissario:
Continuiamo ovviamente a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri, inclusa l’Italia, per sviluppare questa risposta di politica fiscale. Ma per il momento il nostro consiglio è di attenersi a misure temporanee e mirate, con un impatto fiscale contenuto.
Le “misure a impatto fiscale contenuto” potrebbero essere quelle di riduzione della domanda, che l’Italia non ha ancora attuato. Si tratta di norme che riducono il consumo di diesel e benzina, portando a una diminuzione dei prezzi. Alcuni esempi possono essere:
- l’incentivazione del lavoro da remoto;
- forti sconti o gratuità dei mezzi pubblici;
- le domeniche senza auto in città.
Il ruolo degli Ets nella crisi energetica
L’efficacia delle norme di riduzione della domanda è stata dimostrata su larga scala dall’Ets, il sistema europeo di scambio di emissioni. Ogni azienda europea, infatti, può emettere solo un certo numero di tonnellate di Co2 all’anno. Se ne vuole emettere di più deve acquistare dei crediti. Li può ottenere all’asta dagli Stati, oppure da aziende che emettono meno di quanto concesso loro.
Secondo le stime dell’Ue, senza questo sistema le aziende consumerebbero 100 miliardi di metri cubi standard di gas in più. Questo aumenterebbe la domanda e quindi il prezzo del gas. Per dare un termine di paragone, in un anno l’Italia intera consuma circa 61,5 miliardi di metri cubi standard di gas.