Fatturato record per le multinazionali del petrolio: quanto guadagnano

L’intenzione del governo di Giorgia Meloni sarebbe quella di tassare gli extra profitti, ma tutto è ancora da scrivere: ecco quanto guadagnano le utilities

Pubblicato: 30 Ottobre 2022 19:00

Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Lo ha scritto nel testo del suo ultimo post pubblicato sul profilo ufficiale di Instagram e Facebook: “Non c’è più tempo da perdere“. È questo il sentimento con cui Giorgia Meloni si appresta a vivere gli ultimi due mesi dell’anno, i primi da quando ricopre l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri. È la prima donna a riuscirci nella storia della Repubblica italiana, le aspettative nei suoi confronti sono altissime (soprattutto in virtù della schiacciante vittoria ottenuta alle elezioni dello scorso 25 settembre) e lei non vuole deludere i tanti elettori che l’hanno scelta.

Il finale del 2022 non sarà un periodo semplice per la nuova premier, che avrà l’obbligo di affrontare subito le sfide più urgenti che si è ritrovata sul tavolo una volta insediata a Palazzo Chigi. Il suo governo ha ricevuto la fiducia in entrambi i rami del Parlamento e le procedure istituzionali di inizio mandato sono concluse. Ora è davvero giunto il momento di mettersi al lavoro: la difficile situazione economica in cui versano milioni di famiglie e migliaia di imprese impone tempi molto serrati al nuovo esecutivo.

Redistribuire le ricchezze accumulate dalle imprese del settore petrolifero

La leader di Fratelli d’Italia lo sa bene e per questo ha trascorso gli ultimi giorni incontrando singolarmente i titolari dei ministeri più delicati. Una breve digressione dai temi economici l’ha concessa solo a Matteo Piantedosi, prefetto di Roma che lei ha voluto per l’incarico di ministro dell’Interno. Per il resto, i faccia a faccia più lunghi sono stati con Giancarlo Giorgetti, nominato titolare dell’Economia, e con Adolfo Urso, che si occuperà di gestire il nuovo dicastero delle Imprese e del Made in Italy (ex ministero dello Sviluppo economico).

L’urgenza che più di tutte preoccupa Giorgia Meloni è il reperimento delle coperture necessarie per confermare – e, se possibile, ampliare – le misure a sostegno di cittadini e aziende per contrastare il caro bollette. Nelle ultime settimane il prezzo dell’energia è rimasto più o meno stabile, ma già da parecchio tempo si trova ad un livello mai visto prima in tempi recenti. Per molti italiani il costo della luce elettrica è divenuto insostenibile: sono nell’ordine di diverse migliaia i lavoratori e i liberi professionisti che non riusciranno a pagare le fatture, la cui spesa in media è triplicata rispetto al 2021.

I guadagni delle aziende petrolifere

Come dichiarato nel discorso pronunciato alle Camere, la volontà della nuova premier è quella di aumentare il gettito derivante dalla tassazione degli extra profitti registrati da quelle multinazionali che nell’ultimo periodo hanno visto i loro guadagni gonfiarsi a dismisura. L’emergenza energetica aveva già costretto il suo predecessore Mario Draghi ad inserire nel decreto Aiuti ter la norma sui crediti d’imposta destinata alle imprese: il testo prevede il diritto a ricevere nuovi incentivi dallo Stato per tutti coloro che, nel terzo trimestre del 2022, hanno visto aumentare di almeno il 30% il valore delle bollette della luce rispetto allo stesso periodo del 2019.

Per quanto riguarda invece la tassazione dell’extra gettito, l’ex capo della Bce si aspettava nuove entrate per un valore di circa 10 miliardi di euro, ma in realtà ne sono arrivati meno di due. Per questo Giorgia Meloni vuole rivedere la norma e punta ad aumentare le imposte fiscali per le holding del petrolio. Una su tutte l’italiana Eni, i cui numeri del fatturato sono esplosi da inizio anno ad oggi: in nove mesi, l’azienda ha visto crescere di oltre cinque volte i propri utili rispetto al 2021, per un valore complessivo che supera i 13 miliardi di euro. La speranza è che i tanti ricorsi presentati dalle utilities non frenino le procedure. Tra di loro c’è anche la compagnia americana ExxonMobil (che in Italia controlla Esso ed Engycalor): solo negli ultimi tre mesi i suoi profitti sono schizzati a quota 20 miliardi di dollari.

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