L’Ue dice addio al gas russo, la tabella di marcia: si inizia già nel 2026

L'Unione europea ha stabilito una tabella di marcia per l'addio al gas russo, con i primi passi già dal 2026 per raggiungere il divieto totale nel 2027

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

L’Unione europea ha pubblicato la tabella di marcia per raggiungere il divieto totale di importazione di gas dalla Russia. I primi passi verranno fatti già a partire dal 2026, per concludere il percorso nel 2027. Negli ultimi anni i volumi di gas russo importati si sono quasi azzerati, ma alcuni Paesi, come l’Ungheria, sono ancora molto legati a Mosca.

Nel frattempo aumenta la dipendenza dell’Ue dal Gnl, il gas trasportato via nave, in particolare da quello che proviene dagli Usa, che è più della metà del totale. La Commissione europea non sembra però essere preoccupata da questa situazione.

La tabella di marcia per l’addio al gas russo

Il 3 febbraio l’Unione europea ha ufficialmente approvato la tabella di marcia per l’addio al gas russo. Le prime date sono già all’inizio del 2026, per arrivare a un distacco totale da Mosca nel 2027:

Per gli Stati membri sarà possibile chiedere una proroga che però prolungherà le autorizzazioni di importazione solo fino al 31 ottobre 2027 e solo in presenza di riserve di gas eccezionalmente basse. Entro il 1° marzo del 2026 inoltre, tutti gli Stati membri dovranno presentare i propri piani di diversificazione.

Quanto gas russo importa l’Ue

Il gas russo non è più una quota rilevante del metano che viene importato in Unione europea. A gennaio l’Ue ha importato circa 1,7 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia. Quasi tutti passano per il gasdotto Turkstream, uno degli ultimi a essere rimasti in funzione dopo le manomissioni di Nordstream e la fine degli accordi tra Gazprom e l’Ucraina.

Si tratta di un ridimensionamento enorme rispetto a prima della guerra in Ucraina, quando ogni anno l’Ue arrivava a importare 180 miliardi di metri cubi di gas russo. La Commissione ha anche stabilito entro la fine del 2027 sarà proibito del tutto acquistare petrolio dalla Russia, pratica che prosegue solo in Ungheria e Slovacchia, e anche energia elettrica prodotta da fonti nucleari.

La minaccia della dipendenza dal Gnl

Diverse entità internazionali hanno però sottolineato che l’Ue sta sviluppando un’altra dipendenza energetica, dopo essersi liberata da quella russa. Il 58% del gas naturale trasportato via nave che l’Unione ha importato nel 2025 proviene infatti dagli Stati Uniti. Vista anche la recente ostilità tra Bruxelles e Washington, questa circostanza potrebbe diventare pericolosa nel prossimo futuro.

La Commissione europea ha però minimizzato, sottolineando che la situazione è molto diversa rispetto a quella precedente al 2022. La forza coercitiva della Russia derivava soprattutto dal fatto che gas arrivasse attraverso gasdotti dedicati. “Il Gnl è un mercato libero, non è controllato da un singolo agente di Stato” ha dichiarato la portavoce per l’Energia della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen.

Nuovo pacchetto di sanzioni dall’Europa

Nel frattempo la Commissione Europea ha proposto un nuovo pacchetto di sanzioni, il ventesimo, che riguarda l’energia, i servizi finanziari e il commercio.

Previsto un divieto totale sui servizi marittimi per il greggio russo e l’inserimento di altre 43 navi nella flotta ombra, raggiungendo un totale di 640.

Introdotti anche divieti generalizzati sulla fornitura di manutenzione e altri servizi per le petroliere GNL e le navi rompighiaccio, contribuendo ulteriormente a danneggiare i progetti di esportazione del gas.

Per quanto riguarda i servizi finanziari, inserite altre 20 banche regionali russe per limitare il sistema bancario e previste misure contro le criptovalute.

Con il terzo blocco di misure, previste ulteriori restrizioni all’esportazione verso la Russia con nuovi divieti su beni e servizi, dalla gomma ai trattori e ai servizi di sicurezza informatica, per un valore di oltre 360 ​​milioni di euro.

Previsti anche nuovi divieti di importazione di metalli, sostanze chimiche e minerali essenziali, non ancora soggetti a sanzioni, per un valore di oltre 570 milioni di euro. Ulteriori restrizioni all’esportazione riguardano prodotti e tecnologie utilizzati per l’impegno bellico della Russia, come i materiali impiegati per la produzione di esplosivi. Proposta una quota sull’ammoniaca per limitare le importazioni esistenti.

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