Forza Italia propone di ridurre l’Iva sugli assorbenti al 5%, comparandoli ai beni di prima necessità. I prodotti mestruali sono usati ogni mese da circa 12 milioni di persone in Italia. Si tratta di una necessità per un’ampia fascia di popolazione, dalle prime mestruazioni ai 9 anni, fino alla menopausa. Eppure l’Iva sugli assorbenti è più alta rispetto a quella sui tartufi freschi. Non è sempre stato così. L’Iva sugli assorbenti nasce nel 1973 ed era inizialmente fissata al 12%, ma è via via cresciuta nel tempo fino ad arrivare al picco del 22% (l’aliquota ordinaria più alta) nel 2021.
Nel 2022, durante il governo Draghi, era stata portata al 10%, mentre con il governo Meloni si è fatto prima un passo avanti portando l’Iva al 5%, per poi tornare al 10% nel 2024. Una cosa è certa: gli assorbenti non sono mai stati considerati beni di prima necessità, perché altrimenti l’aliquota Iva sarebbe stata al 4%, ma non è così. Eppure lo sappiamo, sono necessari e rappresentano una spesa fissa per milioni di persone.
Indice
Qual è l’Iva sugli assorbenti?
In Italia l’Iva sugli assorbenti è al 10%, in crescita rispetto alla prima decisione del governo Meloni di farla scendere al 5%. Con la sua risalita, anche se non ha toccato l’aliquota ordinaria precedente, l’Italia è tra i Paesi europei con una tassazione pesante sugli assorbenti.
L’Iva al 10%, come comunicato dall’Agenzia delle Entrate, è prevista per prodotti e servizi come la fornitura di energia elettrica e del gas, i medicinali, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio.
L’Iva sugli assorbenti in Europa
Il Parlamento europeo chiede di garantire l’accessibilità ai prodotti mestruali, dagli assorbenti alle coppette. In una risoluzione del 2021 il Parlamento ha invitato gli Stati membri a eliminare l’imposta, con l’obiettivo di arrivare a garantire i prodotti per il ciclo mestruale gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno. Il primo Paese ad adottare questa iniziativa è stata l’Irlanda.
Paesi come l’Ungheria prevedono un’Iva sugli assorbenti pari al 27%, molto alta anche in Danimarca dove tocca quota 25% e in Grecia con il 24%. L’Italia è a metà classifica con il suo 10%, mentre un’Iva sugli assorbenti più bassa è presente in Germania (7%), Portogallo (6%) e Polonia (5%).
La proposta di Forza Italia
C’è una novità: Forza Italia, con un disegno di legge presentato al Senato, rilancia il tema della tampon tax. La richiesta è quella di abbassare l’Iva sugli assorbenti dal 10 al 5%. A firmare il disegno di legge è la senatrice Daniela Ternullo, insieme alla capogruppo Stefania Craxi.
Ternullo sottolinea che il ciclo non è un lusso e che le donne sono costrette ad affrontare una spesa inevitabile nel corso di tutta la loro vita fertile.
Spiega:
Se i tempi sono lunghi, faremo in modo di inserirlo nella legge di bilancio. Non deve finire sul binario morto.
Nel testo della proposta sono riportate le stime di quanto costa il ciclo mestruale. Nella sua vita una persona:
- nel periodo fertile ha circa 450 cicli mestruali;
- usa tra i 10.000 e i 14.000 assorbenti;
- affronta una spesa complessiva di 5.000 euro.
Quanto costa il taglio dell’iva?
Un’Iva più bassa comporta un minor gettito che, secondo le stime di Forza Italia, è di circa 41,7 milioni di euro.
Una cifra che il sistema può sostenere e che può essere trovata altrove. Come si legge nel testo dell’iniziativa:
La riduzione dell’Iva al 5% costerebbe allo Stato una spesa annuale irrisoria a fronte di un risparmio di più di 200 euro per le famiglie italiane.