Dal Sud 150mila laureati in fuga, ma dove vanno? La classifica: chi guadagna e perde residenti

Secondo i dati Istat, in sei anni il Sud Italia ha perso 150mila giovani laureati, trasferiti in prevalenza al Centro-Nord.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Il Mezzogiorno continua a spopolarsi e a perdere giovani talenti. Tra il 2019 e il 2025 le regioni del Sud hanno perso infatti circa 150mila residenti tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. A dirlo sono i dati Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, pubblicati il 3 agosto 2026.

Ad oggi, alcune regioni continuano ad attrarre residenti e lavoratori, mentre altre vedono partire migliaia di persone ogni anno, dovendo fare i conti con la carenza di competenze qualificate e l’invecchiamento della popolazione in età da lavoro sempre più sproporzionato rispetto al resto dell’Italia.

Dove vanno i giovani laureati che lasciano il Mezzogiorno

La perdita demografica nel meridione non è una conseguenza diretta dall’emigrazione all’estero, ma dipende soprattutto dagli spostamenti verso il Centro-Nord. Dei 150mila laureati italiani di età compresa tra 25 e 34 anni:

Oltre quattro laureati su cinque nel Sud Italia, quindi, hanno lasciato il proprio Comune senza uscire dall’Italia, mentre per il resto della popolazione residente la mobilità continua a essere prevalentemente di breve distanza. Infatti:

Le regioni che guadagnano residenti

I flussi migratori interni si concentrano verso il settentrione. Guardando i saldi della popolazione:

Area geografica Tasso migratorio interno
Nord-est +1,6 per mille
Nord-ovest +1,3 per mille
Centro +0,5 per mille

Sul podio della classifica nazionale delle regioni che hanno guadagnato più residenti regioni ci sono:

Posizione Regione Saldo 
1 Emilia Romagna Saldo record di +2,1 per mille residenti. Prima per accoglienza dal Mezzogiorno in rapporto agli abitanti (circa 4 nuovi arrivi ogni mille residenti).
2 Lombardia Destinazione principale sceltà da quasi 3 persone su 10 in uscita dal Sud.
3 Lazio Accoglie 1/4 del totale dei lavoratori in uscita da Abruzzo e Molise.

A livello provinciale, il primato spetta invece a Pavia, con un tasso di attrattività pari a +5,3 per mille.

Sul fronte delle uscite, invece, il contributo maggiore all’esodo interno arriva da:

Regione di partenza Quota di trasferimenti 
Campania 29,0%
Sicilia 23,6%
Puglia 17,7%

Le regioni che hanno perso più residenti

Le regioni meridionali sono quelle che continuano a registrare una perdita di residenti. Nel 2025 i tassi migratori interni rimangono negativi:

Ecco la tabella che riassume i tassi migratori interni del 2025 per le ripartizioni geografiche meridionali (Fonte dati: Istat, 2025):

Ripartizione geografica Tasso migratorio interno (2025)
Sud -2,6 per mille
Isole -1,8 per mille

Tra i territori regionali con i risultati peggiori ci sono:

A livello provinciale, invece, il saldo più critico appartiene alla provincia di Matera, che tocca il -6,3 per mille.

Regione Tasso migratorio interno  
Basilicata -5,5 per mille
Calabria -3,8 per mille

Infine, tenendo conto dell’intensità delle uscite:

Regione Tasso di emigratorietà (per mille)
Calabria ~8,0 (quasi 8 su 1.000)
Basilicata 7,6
Molise 7,5

Il dato provinciale più elevato sul fronte delle uscite verso il Centro-Nord spetta in questo caso alla provincia di Crotone, che registra 9,5 emigrati ogni mille residenti.

Meno espatri all’estero, ma il saldo degli italiani resta negativo

A fronte di una mobilità interna più dinamica, dopo il picco registrato nel 2024, le emigrazioni verso l’estero nel 2025 sono diminuite, scendendo da 189mila a 144mila, con una riduzione del 23,7%.

Nel dettaglio, l’Istat ha registrato:

Nonostante il rallentamento delle partenze, il saldo migratorio degli italiani rimane comunque negativo, ovvero:

Come gli stranieri sostengono la crescita demografica

A compensare il calo della popolazione italiana continua a essere soprattutto l’immigrazione straniera. Anche se nel 2025 gli ingressi complessivi dall’estero sono scesi leggermente (da 452mila a 440mila persone, -2,6%), la componente straniera rappresenta oltre l’87% di tutti gli arrivi: circa 383mila ingressi, contro i 56mila rimpatri di cittadini italiani.

Grazie a questi flussi il saldo migratorio complessivo con l’estero è cresciuto ulteriormente:

Anno Saldo migratorio netto
2024 +263.000
2025 +296.000

Il saldo degli stranieri rimane positivo, passando da +345mila a +348mila, e confermando il ruolo attivo di questa parte di residenti nel compensare il declino demografico nazionale. Senza di loro, diversi settori produttivi e dei servizi (dalla manifattura all’agricoltura, dalla logistica all’assistenza alle persone) rischierebbero di rimanere senza personale, con conseguenti impatti negativi sulla produttività e sulla crescita.

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