Il Mezzogiorno continua a spopolarsi e a perdere giovani talenti. Tra il 2019 e il 2025 le regioni del Sud hanno perso infatti circa 150mila residenti tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. A dirlo sono i dati Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, pubblicati il 3 agosto 2026.
Ad oggi, alcune regioni continuano ad attrarre residenti e lavoratori, mentre altre vedono partire migliaia di persone ogni anno, dovendo fare i conti con la carenza di competenze qualificate e l’invecchiamento della popolazione in età da lavoro sempre più sproporzionato rispetto al resto dell’Italia.
Dove vanno i giovani laureati che lasciano il Mezzogiorno
La perdita demografica nel meridione non è una conseguenza diretta dall’emigrazione all’estero, ma dipende soprattutto dagli spostamenti verso il Centro-Nord. Dei 150mila laureati italiani di età compresa tra 25 e 34 anni:
- 122mila si sono trasferiti nel Centro-Nord, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (-1,6%);
- 28mila hanno scelto di trasferirsi all’estero.
Oltre quattro laureati su cinque nel Sud Italia, quindi, hanno lasciato il proprio Comune senza uscire dall’Italia, mentre per il resto della popolazione residente la mobilità continua a essere prevalentemente di breve distanza. Infatti:
- circa il 60% dei trasferimenti avviene tra Comuni della stessa provincia;
- oltre il 16% interessa province diverse della stessa regione;
- solo un quarto riguarda invece cambi di residenza tra regioni diverse.
Le regioni che guadagnano residenti
I flussi migratori interni si concentrano verso il settentrione. Guardando i saldi della popolazione:
- il Nord-est mostra la capacità d’attrazione più elevata con un tasso del +1,6 per mille;
- il Nord-ovest del +1,3 per mille;
- il Centro un valore più contenuto, pari al +0,5 per mille.
| Area geografica | Tasso migratorio interno |
| Nord-est | +1,6 per mille |
| Nord-ovest | +1,3 per mille |
| Centro | +0,5 per mille |
Sul podio della classifica nazionale delle regioni che hanno guadagnato più residenti regioni ci sono:
- l’Emilia Romagna, che registra il risultato migliore con un saldo di +2,1 per mille residenti. La regione guida anche l’accoglienza dei flussi dal Mezzogiorno in rapporto al numero di abitanti, con circa quattro nuovi arrivi ogni mille residenti;
- la Lombardia, diventata la regione scelta da quasi tre persone su dieci in uscita dal Sud;
- la regione Lazio, che accoglie un quarto del totale dei lavoratori provenienti da Abruzzo e Molise.
| Posizione | Regione | Saldo |
| 1 | Emilia Romagna | Saldo record di +2,1 per mille residenti. Prima per accoglienza dal Mezzogiorno in rapporto agli abitanti (circa 4 nuovi arrivi ogni mille residenti). |
| 2 | Lombardia | Destinazione principale sceltà da quasi 3 persone su 10 in uscita dal Sud. |
| 3 | Lazio | Accoglie 1/4 del totale dei lavoratori in uscita da Abruzzo e Molise. |
A livello provinciale, il primato spetta invece a Pavia, con un tasso di attrattività pari a +5,3 per mille.
Sul fronte delle uscite, invece, il contributo maggiore all’esodo interno arriva da:
- Campania, con il 29% dei trasferimenti diretti al Centro-Nord;
- Sicilia, con il 23,6%;
- Puglia, con il 17,7%.
| Regione di partenza | Quota di trasferimenti |
| Campania | 29,0% |
| Sicilia | 23,6% |
| Puglia | 17,7% |
Le regioni che hanno perso più residenti
Le regioni meridionali sono quelle che continuano a registrare una perdita di residenti. Nel 2025 i tassi migratori interni rimangono negativi:
- al Sud, con un valore di -2,6 per mille;
- nelle Isole, con il -1,8 per mille.
Ecco la tabella che riassume i tassi migratori interni del 2025 per le ripartizioni geografiche meridionali (Fonte dati: Istat, 2025):
| Ripartizione geografica | Tasso migratorio interno (2025) |
| Sud | -2,6 per mille |
| Isole | -1,8 per mille |
Tra i territori regionali con i risultati peggiori ci sono:
- la Basilicata (-5,5 per mille);
- la Calabria (-3,8 per mille).
A livello provinciale, invece, il saldo più critico appartiene alla provincia di Matera, che tocca il -6,3 per mille.
| Regione | Tasso migratorio interno |
| Basilicata | -5,5 per mille |
| Calabria | -3,8 per mille |
Infine, tenendo conto dell’intensità delle uscite:
- la Calabria detiene anche il tasso di emigratorietà (o tasso di emigrazione) più alto, con quasi 8 residenti su mille che lasciano la regione ogni anno;
- a seguire, a breve distanza, ci sono Basilicata (7,6 per mille) e Molise (7,5 per mille).
| Regione | Tasso di emigratorietà (per mille) |
| Calabria | ~8,0 (quasi 8 su 1.000) |
| Basilicata | 7,6 |
| Molise | 7,5 |
Il dato provinciale più elevato sul fronte delle uscite verso il Centro-Nord spetta in questo caso alla provincia di Crotone, che registra 9,5 emigrati ogni mille residenti.
Meno espatri all’estero, ma il saldo degli italiani resta negativo
A fronte di una mobilità interna più dinamica, dopo il picco registrato nel 2024, le emigrazioni verso l’estero nel 2025 sono diminuite, scendendo da 189mila a 144mila, con una riduzione del 23,7%.
Nel dettaglio, l’Istat ha registrato:
- 141mila partenze di cittadini italiani nel 2024;
- 109mila (in calo del 22,7%) nel 2025.
Nonostante il rallentamento delle partenze, il saldo migratorio degli italiani rimane comunque negativo, ovvero:
- -83mila nel 2024;
- -53mila nel 2025.
Come gli stranieri sostengono la crescita demografica
A compensare il calo della popolazione italiana continua a essere soprattutto l’immigrazione straniera. Anche se nel 2025 gli ingressi complessivi dall’estero sono scesi leggermente (da 452mila a 440mila persone, -2,6%), la componente straniera rappresenta oltre l’87% di tutti gli arrivi: circa 383mila ingressi, contro i 56mila rimpatri di cittadini italiani.
Grazie a questi flussi il saldo migratorio complessivo con l’estero è cresciuto ulteriormente:
- +263mila nel 2024;
- +296mila nel 2025.
| Anno | Saldo migratorio netto |
| 2024 | +263.000 |
| 2025 | +296.000 |
Il saldo degli stranieri rimane positivo, passando da +345mila a +348mila, e confermando il ruolo attivo di questa parte di residenti nel compensare il declino demografico nazionale. Senza di loro, diversi settori produttivi e dei servizi (dalla manifattura all’agricoltura, dalla logistica all’assistenza alle persone) rischierebbero di rimanere senza personale, con conseguenti impatti negativi sulla produttività e sulla crescita.