Maxi frode dei supermercati da 166 milioni di euro, scattano sequestri a Napoli

La Guardia di Finanza avrebbe scoperto una maxi frode da 166 milioni di euro da parte di una società di logistica legata a una grande catena di supermercati a Napoli

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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La procura di Napoli ha accusato società di logistica PAC2000A, consorziata di Conad in Campania, di essere al centro di un sistema di fatture false dal 166 milioni di euro e di aver truccato appalti e utilizzato metodi illeciti per usufruire di manodopera a basso costo. L’azienda non lavora nei supermercati della grande catena italiana, ma si occupa della rete logistica.

Il sistema si sarebbe basato su 18 cooperative che erano in realtà del tutto dipendenti dall’azienda sotto accusa. Grazie a esse, PAC2000A avrebbe potuto utilizzare manodopera a basso costo senza i limiti imposti dai contratti di somministrazione. L’azienda ha già sanato la sua posizione con il fisco.

L’indagine sulla maxi frode da 166 milioni di euro

L’inchiesta è stata portata avanti dalla Guardia di Finanza di Napoli e riguarderebbe soprattutto il centro di movimentazione merci di Carinaro, comune a circa 15 chilometri dal capoluogo campano, nella periferia nord della città. L’azienda coinvolta è la PAC2000A, che è tra le consorziate di Conad, la più grande catena di supermercati in Italia e tra le più importanti cooperative di esercenti del Paese. In tutto gli indagati sarebbero 29 tra persone fisiche e società.

L’azienda non si occupava in nessun modo dei supermercati con cui i consumatori interagiscono ogni giorno. Si tratta infatti di un’azienda logistica, che sposta le merci richieste dai punti vendita della zona. Per farlo, avrebbe utilizzato 18 diverse cooperative, che però non sarebbero veramente state entità indipendenti. Tutto il loro lavoro sarebbe derivato, secondo l’inchiesta, dai contratti della PAC2000A, rendendole di fatto un’estensione della società.

Come funzionava la frode

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, il rapporto tra PAC2000A e le cooperative permetteva all’azienda di non rispettare i vincoli che avrebbe dovuto seguire se avesse assunto come dipendenti i lavoratori delle supposte “false coop“. Le cooperative, a loro volta, avrebbero omesso il pagamento dell’Iva e in questo modo avrebbero risparmiato sui costi del personale, che si sarebbero ulteriormente ridotti per l’azienda indagata.

Il risultato di questa operazione sarebbe stato, secondo l’indagine, una frode fiscale da oltre 166 milioni di euro, per il mancato pagamento dell’Irpef e dei contributi per i lavoratori, che non risultavano dipendenti di PAC2000A anche se di fatto lo erano.

I sequestri e la posizione già sanata

In tutto la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 30 milioni di euro, ma PAC2000A è riuscita a evitare il sequestro diretto tramite la regolarizzazione della propria posizione fiscale. L’azienda ha pagato:

Questa iniziativa non eviterà però la contestazione della responsabilità amministrativa, quindi dei danni che il supposto comportamento dell’azienda avrebbe causato ai lavoratori.

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