Conto corrente obbligatorio, stretta sulle banche: cosa prevede il nuovo Ddl in Senato

Le banche non potranno più rifiutare l'apertura né recedere dai rapporti con saldo attivo, salvo violazioni delle norme sull'antiriciclaggio

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Con il disegno di legge S. 1595, avere un conto corrente potrebbe diventare un diritto garantito per tutti i cittadini. Il Ddl, dopo essere stato approvato alla Camera dei deputati, è arrivato in Senato il 4 luglio e, attualmente, è all’esame della commissione Finanze e Tesoro. La proposta nasce per limitare il potere delle banche di rifiutare l’apertura di un conto corrente o di chiuderlo unilateralmente. Infatti, non impone ai cittadini l’obbligo di aprire un conto corrente, bensì introduce un obbligo a carico degli istituti bancari.

Cosa prevede il nuovo Ddl sui conti correnti

Se il testo diventerà legge, le banche non potranno più rifiutare arbitrariamente l’apertura di un conto corrente a chi ne faccia richiesta e non potranno più chiudere un conto corrente, sia esso a tempo determinato sia a tempo indeterminato, quando il saldo risulta attivo. Diniego e recesso non sono consentiti salvo nei casi in cui emergano violazioni delle normative antiriciclaggio e delle disposizioni contro il finanziamento del terrorismo.

Qualora esistano motivazioni che giustifichino il rifiuto, la banca dovrà comunque comunicarle in forma scritta entro 10 giorni dalla richiesta di apertura del conto, spiegando le ragioni del diniego.

L’obiettivo è evitare situazioni nelle quali le persone si vedono negare l’accesso ai servizi bancari senza una motivazione e preavviso, rimanendo di fatto escluse da numerose attività economiche ormai completamente digitalizzate.

Cambia anche il Codice del consumo

Il provvedimento interviene inoltre sul Codice del consumo, per offrire una protezione più solida ai cittadini nei rapporti con gli istituti di credito. Nello specifico, viene cancellata la norma che finora permetteva alle banche e alle società finanziarie di inserire nei contratti clausole per il recesso unilaterale senza preavviso, in quanto considerate squilibrate a danno del cliente.

Grazie a questa modifica, la possibilità per le banche di interrompere improvvisamente il rapporto contrattuale viene limitata, garantendo ai consumatori maggiori tutele e trasparenza.

La progressiva riduzione dell’utilizzo del contante, l’obbligo di tracciabilità di numerosi pagamenti e la digitalizzazione dei servizi pubblici hanno reso il conto corrente fondamentale nella vita di tutti i giorni. Non avere da un momento all’altro accesso a pensioni, stipendi e risparmi in generale finirebbe per penalizzare troppo i cittadini.

Il collegamento con gli stipendi

Durante i lavori della commissione Finanze il Ddl 1595 è stato esaminato insieme a un altro disegno di legge, il n. 763. Quest’ultimo propone che gli stipendi corrisposti mediante bonifico vengano accreditati esclusivamente su un conto intestato al lavoratore, escludendo i conti intestati ad altri soggetti o quelli cointestati.

Secondo i promotori, la misura rafforzerebbe l’autonomia economica individuale e contribuirebbe anche a ridurre il cosiddetto gender gap anche a livello finanziario, garantendo a ciascun lavoratore la piena disponibilità delle proprie risorse economiche.

I due provvedimenti, per ovvi motivi, sono da considerarsi complementari. Questo perché, se da un lato lo stipendio dovrà essere accreditato su un conto personale, dall’altro ogni cittadino dovrà poter ottenere l’apertura di quel conto.

I nodi da sciogliere

Mentre l’iter procede, però, nel corso dei lavori in Commissione è stato ricordato come la Banca d’Italia e l’Abi avessero già segnalato, nelle precedenti legislature, alcuni possibili profili di criticità nei confronti di questi elementi.  Il punto più delicato riguarda infatti l’obbligo generalizzato imposto agli istituti di credito.

Le banche sono imprese private e normalmente conservano un margine di autonomia nella scelta dei rapporti contrattuali da instaurare con la clientela. Limitare tale autonomia potrebbe incidere sulla gestione del rischio e sull’organizzazione del sistema bancario.

Per questo motivo sono state programmate diverse audizioni con le associazioni interessate, prima di proseguire con l’analisi del provvedimento (che, ricordiamolo, risulta ancora in fase di esame). Solo dopo l’approvazione definitiva da parte del Senato e l’eventuale pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, infatti, le nuove regole potranno entrare in vigore.

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