I medici e il potere dei social, boom tra gli oncologi. Ma attenzione ai profili fake

Per due terzi dei medici oncologi italiani, i social rappresentano un potente strumento di comunicazione scientifica e di interazione con i pazienti. È importante saper riconoscere con attenzione la fonte dell’informazione.

Pubblicato: 17 Gennaio 2025 15:55

Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Con la pandemia di Covid si è fatta sempre più strada la figura del medico “influencer”. Con esperti che si sono posti direttamente sui social media per interagire con il pubblico, fino al punto di diventare veri e propri “opinionisti” sulle tematiche di salute, creando, come spesso avviene su queste piattaforme, un grande numero di followers. E determinando anche posizioni estreme.
Ma quale può essere il valore della comunicazione social in medicina? Parlando di oncologia, quindi di tumori, una risposta viene da una ricerca condotta nel nostro Paese. E’ lo studio lo studio SMARTY, promosso dall’Istituto Europeo di Oncologia in collaborazione con esperti dell’Università Bocconi, dell’Università Ca’ Foscari e del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, appena pubblicato sulla rivista JCO Global Oncology. Dall’analisi emerge che per due terzi dei medici oncologi italiani i social rappresentano un potente strumento di comunicazione scientifica e di interazione con i pazienti.

Una ricerca originale

L’unicità dello studio è l’offerta di una visione d’insieme del rapporto medico-social media e di una base metodologicamente rigorosa per potere definire un codice di comportamento nell’uso dei social media in ambito sanitario. Ha inoltre un approccio trasversale al tema, che tiene conto anche del punto di vista degli esperti di marketing e comunicazione. Il team di studio – coordinato da Manuelita Mazza, oncologa IEO, e Mattia Garutti, oncologo del CRO di Aviano, con la supervisione del Prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione nuovi Farmaci per Terapie Innovative IEO – ha infatti coinvolto Elena Bellio dell’Università Ca’ Foscari e Luca Buccoliero dell’Università Bocconi. Al disegno dello studio ha partecipato Luigi O. Molendini, medico legale IEO, mentre all’interpretazione dei dati hanno attivamente contribuito due specializzandi IEO: Elena Battaiotto e Carmine Valenza.
La ricerca ha coinvolto 116 medici oncologi (specialisti e specializzandi) di età compresa fra i 26 e i 71 anni, a diversi livelli di carriera, di cui quasi il 70% utilizza le piattaforme social per la comunicazione medica. Obiettivo dello studio era conoscere le preferenze, esperienze, opinioni e aspettative per individuare i diversi profili dei medici “social media users”.

Come si connotano i medici

Sono emersi tre profili: altamente social (31%), scettico (31%) e moderatamente social (38%). Nello specifico lo studio evidenzia che il 95% dei partecipanti ha un profilo social network personale, il 22% un profilo professionale e il 23 % un profilo ibrido.
In generale gli oncologi più adulti e con più esperienza passano più tempo sui social e li tengono in maggiore considerazione, mentre i più giovani, che si trovano nella fase iniziale della carriera, tendono a farne un uso personale. Questo dato è in contrasto con gli studi condotti dieci anni fa, principalmente negli Stati Uniti, su tutto il personale medico, che mostravano una tendenza opposta: i medici più giovani erano i più inclini ad utilizzare i social anche per motivi professionali, i medici in piena carriera, fra i 45 e i 55 anni, sembravano evitarne del tutto l’utilizzo, mentre gli over 55 ne facevano un uso maggiore, ma preferivano comunque i media tradizionali.

“L’evoluzione che osserviamo oggi nell’uso dei social da parte dei medici potrebbe essere causata dalle differenze geografiche e temporali, ma soprattutto dal cambiamento dei modelli di utilizzo da parte della generazione “digital-naïve”, che ha vissuto la transizione digitale sui social, rispetto ai nativi digitali per i quali i social sono un’espressione naturale dell’esperienza comunicativa – commenta Luca Buccoliero”.

In attesa delle valutazioni dei pazienti

Secondo Mattia Garutti, “confrontando questi risultati con altre ricerche condotte sui medici italiani di ogni disciplina, emerge che la percezione dell’uso dei social non cambia sostanzialmente. Possiamo quindi affermare che la maggioranza dei medici considera i social uno strumento valido per disseminare nuove conoscenze, fornire aggiornamenti senza limiti geografici o di costo, promuovere un approccio critico alle posizioni degli opinion leader, creare nuove connessioni, incoraggiando nuove collaborazioni e reclutare pazienti per gli studi sperimentali. Certamente i rischi vengono percepiti, primo fra tutti la circolazione di (mis-)informazioni scorrette e la possibile violazione della privacy. È evidente tuttavia che i benefici superano ampiamente questi rischi”.

“Ora siamo in attesa dei risultati dell’indagine sullo stesso tema dal punto di vista dei pazienti – segnala Manuelina Mazza. Sarà interessante capire se l’uso che i medici fanno dei social è efficace, cioè se effettivamente migliora il rapporto medico-paziente e il rapporto paziente-malattia, due elementi fondamentali nel percorso delle malattie oncologiche. La comunicazione sui social media è ormai parte integrante della quotidianità, una finestra attraverso cui fluiscono informazioni di ogni genere e si intrecciano esperienze. In questo spazio, il vissuto dei pazienti si verbalizza e si fonde con quello dei clinici, creando un dialogo unico. Sono profondamente interessata a esplorare l’esperienza dei pazienti sui social, per apprendere direttamente dalle loro narrazioni e affinare i nostri approcci comunicativi con tali strumenti, rendendoli più empatici ed efficaci”. continua Manuelita Mazza.

La ricerca attualmente in corso, incentrata sulle persone con esperienza oncologica, rappresenta uno strumento fondamentale per avanzare la conoscenza in questo ambito e per tracciare le basi di un’oncologia 2.0, più connessa, più prossima, più consapevole. Insomma, più SMARTY.

“L’utilizzo dei social media in oncologia apre nuove prospettive per migliorare la comunicazione medico-paziente, favorire il coinvolgimento dei pazienti e creare una comunità online di supporto e informazione – fa sapere l’esperta. La sfida futura sarà quella di sfruttare appieno le potenzialità dei social media, garantendo al contempo la correttezza delle informazioni, la privacy dei pazienti e il rispetto dell’etica professionale”.

Importante affidarsi agli esperti

Ciò che conta, in ogni caso, è sapere che dall’altra parte del pc o dello smartphone c’è davvero un esperto. Per non cadere in errore. O per non giustificare comportamenti non corretti. In questo senso, il consiglio è quello di saper riconoscere con attenzione la fonte dell’informazione che viaggia sui social. A ricordarci quanto sia importante questo aspetto è uno studio apparso qualche tempo fa, che spiega come esista sempre il rischio di seguire profili fake. Magari basandoci solamente su immagini.

La ricerca è stata condotta dagli esperti dell’Università di Sidney ped è apparsa su Vision Research. Basandosi sulle rilevazioni legate all’elettroencefalogramma, gli esperti australiani sono riusciti a comprendere come il cervello delle persone sia in grado di rilevare i visi falsi generati attraverso programmi di intelligenza artificiale in modo ben più efficace di quanto emerga dallo sguardo. Si tratta di un dato importante. Stando allo studio, condotto proprio su quanto avviene in termini di segnali cerebrali, il cervello sarebbe capace di percepire oltre la metà dei visi e dei video ingannevoli, esattamente il 54%. Invece, la sola percezione oculare si fermerebbe più o meno a poco più di un terzo delle identificazioni di profili “tarocchi”, intorno al 37%.

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