Sempre meno specialisti nella sanità pubblica. È questo il principale grido d’allarme che emerge dal Trauma Meeting di Otodi, la società scientifica degli ortopedici e traumatologi ospedalieri, che ha riunito a Riccione oltre 2500 persone.
Lo ha ribadito Marco Mugnaini, presidente di Otodi e primario del reparto di Ortopedia e traumatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze, che ha recentemente ricordato in un’intervista a LaSalute di LaPresse come il nodo principale dell’assistenza sia rappresentato dalla crescente difficoltà ad attrarre i giovani specialisti verso il Servizio sanitario nazionale.
Insomma: si fa fatica a reperire ortopedici per gli ospedali, con un lavoro che appare sempre meno attrattivo per i giovani. Ed allora? Allora bisogna cercare di risolvere questa ed altre “fratture complesse” della sanità.
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In cerca di specialisti
Una delle fratture complesse, forse la più importante, è quello della carenza del capitale umano.
“Da tempo abbiamo già evidenziato fortemente questo problema. ANAAO ASSOMED lo ha ribadito recentemente: per la prima volta il numero dei camici bianchi in fuga del SSN è superiore a quello di chi va in pensione. Dato ancora più evidente per la categoria degli ortopedici incentivata per vari motivi a lasciare gli ospedali pubblici per scegliere le strutture private convenzionate”
commenta Mugnaini.
A detta degli specialisti, questo è il principale problema da affrontare per tentare di trovare qualche possibilità di soluzione, magari partendo proprio dall’immissione di nuove risorse nel Sistema Sanitario Nazionale come elemento di base, in presenza però di un disegno programmatico su come investirle.
In questo senso, a detta del presidente Mugnaini, occorre anche snellire molte pratiche burocratiche che richiedono tempo allo specialista.
“Come ortopedici parliamo spesso di sintesi e riduzione: dalle fratture puntiamo a farlo anche sul fattore tempo. Purtroppo, gran parte del nostro tempo viene assorbito per attività amministrative e burocratiche sicuramente importanti ma mai quanto quelle mediche, cliniche e chirurgiche che partono dall’ascolto del paziente alla prima visita. Questo si traduce in utilizzo non profittevole delle risorse umane già insufficienti”
segnala Mugnaini.
Proposta operativa? Dagli esperti emerge la necessità di “parlare un linguaggio unico” tra i vari sistemi di gestione dati degli ospedali: stiamo studiando un applicativo con intelligenza artificiale capace di ridurre notevolmente il tempo non clinico, aumentando le performance di interi reparti.
Liste d’attesa e organizzazione
La traumatologia è un focus importante della professione degli specialisti riuniti a Riccione. Ma nella pratica, all’interno delle corsie ospedaliere, il modello organizzativo rischia di farsi farraginoso per la necessità di trattare pazienti ortopedici in elezione. Ad esempio pensate in questo senso a chi programma un intervento di protesi per una patologia degenerativa dell’anca del ginocchio o della spalla.
“Capita purtroppo spesso che interventi preordinati di protesi vengano posticipati per l’arrivo di casi di trauma da trattare in urgenza. Questo si traduce inevitabilmente in allungamento delle liste di attesa ed in diverse regioni italiane in fuga dei pazienti in altre regioni nel privato, (convenzionato e non), con aumento della mobilità passiva. Sappiamo bene che nessuno al momento ha la bacchetta magica ma ci proponiamo come interlocutori con il decisore politico per raccontare ed attuare soluzioni strategiche che già abbiamo “in pancia” nella nostra società scientifica”
fa notare Mugnaini.