La nuova piramide alimentare Usa: cosa preoccupa e cosa funziona del modello Trump

Più proteine, meno cibi processati: l'amministrazione Trump capovolge la piramide alimentare e lancia le nuove linee guida sull'alimentazione

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Per noi, la dieta mediterranea è un must irrinunciabile. E su scala internazionale si rivela come salutare per il benessere delle popolazioni. Ma ciò non toglie che ogni Paese abbia bisogno e modo di adattare le proprie indicazioni per l’alimentazione dei cittadini a diverse componenti, economici, culturali, sociale ed alimentari.

Quindi le linee guida per l’alimentazione sono aggiornate periodicamente nei vari paesi per fornire un indirizzo sulle scelte alimentari a partire dalle criticità nei consumi. Tengono conto della cultura, della tradizione alimentare e delle risorse del paese in esame, per rendere praticabili i suggerimenti e, per questo motivo, sono specifiche per la popolazione locale, anche se incorporano indicazioni sulla salute basate su evidenze scientifiche condivise a livello internazionale.

Fatta questa necessaria precisazione, cosa si può dire dell’edizione 2026 delle Dietary Guidelines for Americans 2025–2030? Ecco il commento degli esperti della società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

Abitudini a cambiare

A detta degli studiosi, per capire bene il significato delle linee guida modello “Trump” occorre ricordare che che la popolazione USA ha abitudini alimentari poco salutari, consumando prevalentemente alimenti pronti e conservati (fino al 60 % dell’energia, contro il 20% in Italia). Non solo: si rileva un consumo di zuccheri aggiunti elevatissimo. E come se non bastasse le stesse preparazioni alimentari in vendita negli Stati Uniti, come ad esempio il pane in cassetta, i cereali da colazione, molti snack e dessert e alcuni tipi di yogurt, siano preparate con quantità superiori di zucchero, rispetto a quelle in vendita in Europa.

Per questo le linee guida nella loro ultima edizione partono dalla necessità di tornare a quello che viene definito cibo “naturale”, in una società che non ha una cultura alimentare salutare e non ha l’abitudine di cucinare. L‘inversione della piramide, in particolare, parte dal presupposto che la versione precedente e molto conosciuta, caratterizzata dai cereali alla base, non abbia prevenuto il peggioramento del quadro sanitario americano, che vede oltre il 70% degli adulti affetti da sovrappeso o obesità e quasi un adolescente americano su tre in condizioni di prediabete.

Più proteine, meno carboidrati

L’aumento della quota proteica, con enfasi sulle fonti di origine animale, è uno dei punti chiave che differenziano la nuova edizione dalla precedente. Le nuove indicazioni suggeriscono che gli adulti consumino da 1,2 a 1,6 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, il 50-100% in più rispetto a quanto precedentemente raccomandato come apporto minimo. Ciò che manca nelle Linee guida è, però, la chiarezza sulla qualità dei diversi alimenti proteici, soprattutto quando la maggior parte dei consumatori statunitensi consuma proteine in quantità più che sufficienti.

Insomma, occorre identificare proteine buone e meno. Aumentare in modo sostanziale l’apporto proteico complessivo, senza distinguere tra le diverse fonti proteiche, può avere implicazioni indesiderate a lungo termine sulla salute. Le evidenze scientifiche continuano a suggerire come le proteine vegetali e il pesce siano associati a risultati di salute più favorevoli, rispetto alle diete ricche di carne rossa. Secondo la chiave di lettura della SINU, peraltro, c’è una critica nella popolazione americana il consumo abituale e attuale di alimenti a base di cereali integrali è pressoché nullo, mentre la carne viene consumata quotidianamente.

Nonostante questa osservazione, il nuovo testo raccomanda di aumentare i consumi di carne, con l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno proteico, che, come già riportato, è stato portato a valori rilevantemente più alti dei precedenti (e delle raccomandazioni di praticamente tutti gli altri paesi del mondo), oltretutto senza distinzione di età, sesso, stato di nutrizione o stile di vita (es. attività fisica). Nel documento di approfondimento sull’intake proteico si precisa, peraltro, che i valori sono stati estrapolati solo da studi condotti con l’obiettivo della perdita di peso, mentre la Commissione non ha avuto sufficiente tempo a disposizione per valutare la relazione tra apporti proteici ed altri outcome di salute, come ad esempio quello cardiovascolare.

Attenzione ai grassi

C’è un altro aspetto negativo e non supportato da evidenze scientifiche che va sottolineato. Si tende a liberalizzare il consumo di alimenti e condimenti ricchi di grassi di origine animale (come anche in questo caso la carne, ma anche il latte intero, i formaggi stagionati, il burro, sego di manzo) che compaiono nella parte alta della piramide e sono definiti grassi salutari. È stato, talvolta, sostenuto che un maggiore consumo di grassi saturi determini un aumento delle LDL (Lipoproteine a Bassa Densità), di dimensioni maggiori e delle concentrazioni di colesterolo HDL (Lipoproteina ad Alta Densità), configurando un profilo lipidico apparentemente meno aterogeno.

Tuttavia, le evidenze scientifiche attuali indicano che l’aumento del colesterolo HDL non si traduce automaticamente in una riduzione del rischio cardiovascolare e che il principale determinante del rischio rimane la concentrazione totale di colesterolo LDL e il numero di particelle aterogene. La dimensione delle LDL e l’aumento delle HDL non compensano l’incremento del carico aterogeno complessivo associato a un maggiore apporto di grassi saturi, motivo per cui le principali linee guida internazionali continuano a raccomandarne la limitazione a favore dei grassi insaturi.

Infatti, nel documento a supporto delle linee guida, la commissione ribadisce il limite del 10% di energia introdotta tramite il consumo di grassi saturi, così come raccomandato dalle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la prevenzione cardiovascolare. Tale limite, però, risulta impossibile da rispettare seguendo le nuove indicazioni, come evidenziato nel commento dell’Academy of Nutrition and Dietetics, che dichiara come queste nuove Linee Guida renderanno difficile ai professionisti continuare il loro lavoro a protezione della salute pubblica.

Punti da chiarire

Gli esperti della SINU, nel segnalare come si rischi ulteriore confusione per la non lineare traduzione delle LG nell’immagine di accompagnamento, che ancora non chiarisce se sia una piramide intesa come frequenza di consumo giornaliera/settimanale o un semplice triangolo di presentazione di alimenti sotto forma di gruppi alimentari. E poi, nonostante nel documento si raccomandi di aumentare i consumi anche da fonti proteiche vegetali, i legumi sono poco rappresentati e relegati in un solo simbolo di ortaggi in scatola. Risulta, poi, poco comprensibile la motivazione dell’inserimento dei prodotti a base di cereali integrali alla “punta” della piramide, quando nelle Linee Guida si raccomanda comunque un loro consumo per 2-4 porzioni al giorno.

Queste importanti contraddizioni mettono in secondo piano alcuni consigli positivi, come la raccomandazione di consumare più frutta e verdura e di leggere le etichette per evitare cibi con troppi zuccheri aggiunti o ricchi di sale, nonché un chiaro richiamo al consumo di “poco trasformati”, e la forte limitazione degli alimenti ultra-processati, dai quali nella popolazione statunitense proviene quasi il 60% dell’apporto calorico totale. Il tentativo di riportare l’attenzione su materie prime semplici, sulla preparazione domestica dei pasti e sulla lettura consapevole delle etichette rappresenta un messaggio condivisibile e coerente con le evidenze scientifiche più recenti.

Un altro motivo di preoccupazione è che le nuove indicazioni non tengono conto dell’impatto ambientale e socioeconomico delle raccomandazioni alimentari. Questa omissione è problematica, perché le scelte alimentari incidono in modo significativo sull’ambiente e, a loro volta, sono fortemente influenzate da fattori socioeconomici e culturali. La possibilità che questi aspetti confondenti siano legati alla metodologia della revisione è chiaramente espressa dall’American Society for Nutrition (ASN, l’analogo della SINU per gli USA), che afferma, in un proprio documento a commento delle nuove indicazioni, come sia imprescindibile che queste vengano elaborate da una commissione di esperti indipendenti, con procedure di revisione scientifica standardizzate, pratica non seguita per questa nuova edizione.

Rimaniamo alle nostre abitudini

In Italia è presente un modello alimentare come la Dieta Mediterranea e tradizionali pratiche culinarie, entrambe riconosciute come patrimonio immateriale dell’umanità, che vanno ben oltre la semplice scelta di alimenti, ma considerano il valore della tradizione della biodiversità, della convivialità e, non ultimo, della sostenibilità in un’ottica One Health. La Società Italiana di Nutrizione Umana esprime preoccupazione sulla possibilità che la diffusione mediatica della piramide capovolta, senza un commento ragionato che ne sia chiara didascalia, possa influenzare le scelte alimentari di parte della popolazione verso modelli non salutari, rendendo vano l’impegno profuso dai ricercatori e dai professionisti sanitari di diffondere buone pratiche alimentari.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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