Medici di famiglia fino a 72 anni, cosa cambia con il decreto PNRR sulla sanità

Medici di famiglia, pediatri e guardie mediche potranno restare in servizio fino a 72 anni fino al 31 dicembre 2027: cosa prevede il decreto PNRR

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Claudio Cafarelli

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Il decreto PNRR approvato alla Camera interviene anche sulla sanità e introduce una misura che riguarda direttamente l’assistenza sul territorio. Tra le novità principali c’è infatti la proroga della possibilità per le Asl di trattenere in servizio medici di famiglia, pediatri di libera scelta e guardie mediche fino a 72 anni. La misura sarà valida fino al 31 dicembre 2027 e si inserisce nel pacchetto di interventi con cui il Governo punta a rafforzare il Servizio sanitario nazionale.

Perché si è scelto di prorogare il servizio fino a 72 anni

La decisione di consentire alle Asl di trattenere in servizio i medici convenzionati più a lungo nasce da una difficoltà concreta: in molte zone mancano medici di medicina generale, pediatri e professionisti della continuità assistenziale. La proroga serve quindi a evitare vuoti nell’assistenza, soprattutto nei territori dove il numero dei pensionamenti rischia di ridurre ulteriormente l’offerta di cure di base.

Il decreto si muove lungo tre direttrici principali:

Il capitolo sui medici di famiglia fino a 72 anni rientra nel primo filone e punta a dare continuità all’assistenza di prossimità, in attesa di interventi più ampi sul reclutamento.

Nel testo si sottolinea che la misura ha carattere temporaneo e sperimentale, ma rappresenta una risposta immediata alle difficoltà del sistema sanitario. Per i cittadini questo significa, in concreto, che le aziende sanitarie potranno continuare a utilizzare personale con esperienza per mantenere operativi i servizi territoriali.

Non solo medici di famiglia, chi riguarda la proroga

La possibilità di restare in servizio fino a 72 anni non riguarda soltanto i medici di medicina generale. La norma si applica anche ai pediatri di libera scelta e alle guardie mediche. Si tratta di tre figure centrali nell’assistenza quotidiana, perché rappresentano il primo livello di contatto tra cittadino e sistema sanitario.

I medici di famiglia seguono i pazienti nella gestione ordinaria della salute, i pediatri si occupano dell’assistenza ai minori, mentre le guardie mediche coprono le esigenze sanitarie fuori dagli orari ordinari degli ambulatori. La proroga punta quindi a sostenere una parte ampia della medicina territoriale.

La scelta di prolungare il periodo di attività di questi professionisti viene letta come una misura ponte, pensata per garantire continuità in una fase di transizione e per contenere gli effetti della carenza di personale nei servizi di base.

Le altre misure sul personale sanitario

Il decreto PNRR non si limita alla proroga dei medici fino a 72 anni, ma contiene anche altre misure che riguardano il personale sanitario. Tra queste c’è una finestra straordinaria per la stabilizzazione dei lavoratori precari del Servizio sanitario nazionale.

Le aziende sanitarie potranno riservare fino al 50% dei posti nei concorsi a chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio negli ultimi cinque anni con contratti flessibili. Per chi invece ha lavorato almeno 24 mesi con contratti a tempo determinato ed era entrato tramite concorso, sarà possibile il reclutamento diretto con procedure semplificate basate su titoli e colloquio.

Il perimetro della misura resta comunque definito. Queste assunzioni straordinarie non potranno superare il 30% del fabbisogno programmato nel triennio e dovranno avvenire senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Le procedure potranno essere attivate fino al 31 dicembre 2026.

Un’altra novità riguarda gli Oss, gli operatori socio-sanitari, per i quali vengono semplificate le procedure di assunzione dall’estero. Anche questo intervento si inserisce nella strategia di rafforzamento degli organici.

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