Disturbi alimentari, il rischio è maggiore per gli adolescenti delle famiglie a basso reddito

Una ricerca su oltre 26 mila ragazzi ribalta uno stereotipo diffuso: anoressia, bulimia e altri disturbi del comportamento alimentare non riguardano solo le famiglie benestanti e istruite

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Anoressia, bulimia, immagine alterata del proprio corpo. L’elenco dei potenziali disturbi del comportamento alimentare è estremamente lungo, così come sono moltissime le persone che fanno i conti con queste condizioni. Secondo dati recenti, in Italia si stima che siano 3,5 milioni di persone con disturbi alimentari, come anoressia, bulimia, binge eating, ecc. Si tratta di numeri in forte aumento.
Ma attenzione: se credete che il fenomeno possa interessare solamente adolescenti che vivono in famiglie con elevata disponibilità economica (e con una buona preparazione scolastica), siete fuori strada. O meglio: pare proprio che un reddito ed un livello di istruzione più bassi siano associati a maggiori probabilità di sviluppare un disturbo alimentare.

A dirlo è una ricerca apparsa sull‘International Journal of Eating Disorders, coordinata da Nora Trompeter dell’University College di Londra in collaborazione con i ricercatori dell’Ospedale Universitario di Copenaghen, che ha analizzato i dati di 51 studi che hanno coinvolto 26.174 adolescenti provenienti da paesi occidentali in Nord America, Europa e Australia.

Secondo recenti dati del Ministero della Salute, si stima che oggi più di tre milioni di italiani soffrono di DNA, oltre il 5% della popolazione, e tra questi soffrono di anoressia o bulimia ben l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi. Negli scorsi anni si stima un incremento di casi di almeno il 30-35% e un abbassamento dell’età di esordio soprattutto tra i giovanissimi, le ragazze in particolare tra gli 11-12 e i 15 anni, e in alcuni casi, anche prima verso gli 8-9 anni. Per questo è fondamentale che chi affronta queste situazioni possa avere l’assistenza di un’equipe multidisciplinare dedicata che includa diverse figure professionali con formazione specifica per l’età evolutiva.

Oltre i luoghi comuni

Lo studio va a controbilanciare una realtà che forse si è data a lungo per assodata, ovvero che i disturbi alimentari colpiscono solo le famiglie benestanti e istruite. Soprattutto, andando oltre questi preconcetti, si rischia meno di perdere per strada adolescenti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati a essere trascurati, sottoposti a screening insufficienti o non riconosciuti come a rischio. Secondo gli esperti, i disturbi alimentari sono spesso stereotipati come un problema delle famiglie benestanti. Ma la revisione rivela che gli adolescenti provenienti da famiglie a basso reddito e con un livello di istruzione inferiore hanno in realtà maggiori probabilità di mostrare segni di disturbi alimentari, non minori.

“Questo ci dice che i disturbi alimentari sono un problema che interessa tutte le fasce socioeconomiche e che gli sforzi di prevenzione e trattamento devono raggiungere le famiglie che si trovano in condizioni di svantaggio economico e sociale, che attualmente potrebbero essere trascurate”

commenta Nora Trompeter in una nota.

Reddito familiare e rischio

Oltre all’anoressia, alla bulimia e al disturbo da alimentazione incontrollata diagnosticati, la revisione ha incluso anche i sintomi precoci di disturbi alimentari, come la restrizione alimentare, il digiuno, una scarsa immagine corporea e la sensazione di dover dimagrire. Il reddito familiare ha mostrato la correlazione più forte e costante.

Circa due terzi degli studi hanno rilevato che gli adolescenti provenienti da famiglie a basso reddito avevano maggiori probabilità di presentare sintomi di disturbi alimentari, e nessuno studio ha riscontrato il contrario. L’analisi ha anche rilevato che gli adolescenti i cui genitori avevano un livello di istruzione più elevato avevano meno probabilità di manifestare sintomi di un disturbo alimentare. Un esempio? Gli adolescenti i cui genitori non avevano frequentato l’università avevano circa il 25% di probabilità in più di segnalare sintomi di un disturbo alimentare rispetto agli adolescenti i cui genitori avevano frequentato l’università.

Insomma: non esistono distinzioni nell’incidenza e nella prevalenza di questi problemi associate al reddito o all’istruzione. E bisogna fare attenzione a non perdere nessuno per strada. Anzi, se si considerano questi problemi in modo quasi esclusivo per le persone “privilegiate”, c’è il rischio di non riconoscere chi può aver maggior bisogno di supporto e cure.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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