Legge elettorale alla Camera, come funziona e cosa c’è ancora da decidere

La riforma della legge elettorale torna in Parlamento, alla Camera, con il Centrodestra ancora diviso sulle preferenze: buona parte del sistema è però già stato deciso

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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La legge elettorale sta per riprendere il suo percorso parlamentare. Il testo arriverà alla Camera nella giornata di oggi 13 luglio e il dibattito riprenderà il 14, dopo che sarà scaduto il termine per presentare gli ultimi emendamenti. Il problema da risolvere, per la maggioranza, rimangono le preferenze, su cui Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non sono d’accordo.

Al di là del voto ai fuori sede, l’opposizione non ha intenzione di collaborare sulla legge elettorale, che secondo i leader del “campo largo” non sarebbe una priorità per il Paese.

Come funziona la nuova legge elettorale

I punti fermi della nuova legge elettorale sono stati fissati dal Governo e arrivano oggi alla Camera, dove il testo potrà essere modificato tramite gli emendamenti. Al momento, è sicuro che la nuova legge stabilirà:

Proporzionale puro” significa che le liste che si presenteranno alle elezioni otterranno seggi in Parlamento in proporzione a quanti voti avranno ricevuto. Una coalizione che prenderà il 10% dei voti avrà 40 seggi su 400 alla Camera, 20 seggi su 200 al Senato. C’è però un’eccezione, il premio di maggioranza (di governabilità, come lo chiama la legge).

Se una coalizione o una lista vincessero superando il 42% dei voti, riceverebbero automaticamente 70 seggi in più alla Camera e 35 in più al Senato, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori. Seggi che non hanno vinto e che verranno tolti a chi li ha invece ottenuti con il voto dei cittadini. Questo garantirebbe una maggioranza molto ampia in Parlamento e ridurrebbe invece di molto il peso delle opposizioni.

Una lista che ha ottenuto il 42% dei voti potrebbe ricevere fino al 55% dei seggi, un aumento del 13% dei votanti. Se l’affluenza fosse simile a quella delle ultime elezioni, si tratterebbe di circa 2,8 milioni di voti che il vincitore non avrebbe preso e che gli verrebbero assegnati “d’ufficio”. Voti che sarebbero invece “tolti” ai partiti di opposizione.

Sulle preferenze nessuno è d’accordo

C’è una questione ancora aperta, però, su cui la maggioranza non riesce a decidere, le preferenze. Il testo base della legge elettorale non le prevede. Quindi i cittadini non potranno scrivere sulla scheda elettorale chi vogliono eleggere in Parlamento tra i candidati. Ci sarebbero delle liste “bloccate”, decise dai partiti. I candidati sarebbero eletti in ordine, a seconda di quanti seggi riceverà ogni lista.

I vari partiti hanno posizioni molto diverse su questo tema:

Le preferenze sono un tema di lungo periodo in Italia, e sono a più riprese scomparse e ricomparse. Permettono di avere una maggiore rappresentanza territoriale dei cittadini e avvantaggiano i partiti con esponenti molto riconoscibili. Aprono però anche alla possibilità del cosiddetto voto di scambio, cioè di accordi tra candidati e gruppi di elettori, che in cambio di preferenze otterrebbero vantaggi una volta che il candidato sarà eletto in Parlamento. Spesso, in passato, la criminalità organizzata ha sfruttato questo tipo di meccanismo.

Perché c’è bisogno di una legge elettorale nuova

Giovanni Donzelli, importante dirigente di Fratelli d’Italia, ha dichiarato all’inizio dei lavori sulla legge elettorale, che il Governo voleva “garantire stabilità politica al Paese” con la riforma. Il Governo Meloni è però stato uno dei più stabili della storia repubblicana e, con ogni probabilità, completerà l’intera legislatura senza rimpasti o cambiamenti importanti. Nessun altro governo ci era mai riuscito.

All’apparenza, quindi, il Rosatellum, l’attuale legge elettorale che il Governo vuole cambiare, dà già parecchia stabilità a chi governa, pur non avendo premi di maggioranza. In realtà, però, la maggioranza estremamente ampia del Governo Meloni si è basata sul fatto che le opposizioni, alle elezioni del 2022, si erano presentate divise.

Tutto è dipeso dai collegi uninominali. Il Rosatellum divide l’Italia in centinaia di piccole zone, assegnando a ognuna un seggio. I votanti di quella zona eleggono un candidato e chi ottiene la maggioranza, anche relativa, si prende tutto. Il centrodestra ha sfidato nel 2022 centrosinistra e M5S divisi e ha vinto decine di seggi ottenendo in alcuni casi poco più del 35% dei voti di ogni territorio.

Nel 2027 il cosiddetto campo largo dovrebbe presentarsi unito. Questo, se si votasse con il Rosatellum, lascerebbe aperta la porta a una situazione di sostanziale pareggio o, stando ai sondaggi odierni, a una vittoria del centrosinistra. Va precisato che è fondamentalmente impossibile prevedere il numero di seggi assegnati dal Rosatellum attraverso i sondaggi nazionali. Ne servirebbero decine in tutti i piccoli collegi che compongono il territorio nazionale per avere un quadro preciso.

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