Chi compra gas e petrolio russi, quanto guadagna Putin e i politici italiani che dicono sì

La Russia incassa 733 milioni di euro al giorno da gas e petrolio. In Italia sono tre i politici che spingono per tornare a comprare da Putin

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il gas russo resta uno dei principali asset con i quali Putin finanzia la guerra in Ucraina, insieme al petrolio.

Nel mese di aprile 2026 la Russia ha registrato il livello più alto di ricavi energetici degli ultimi due anni e mezzo. Secondo il nuovo report pubblicato dal Center for Research on Energy and Clean Air (Crea), l’export di combustibili fossili ha portato nelle casse del Cremlino circa 733 milioni di euro al giorno, in aumento del 4% rispetto al mese precedente nonostante un calo del 7% dei volumi esportati.

Putin guadagna ancora da gas e petrolio

A trainare gli incassi di Mosca sono stati soprattutto i prezzi elevati di petrolio e gas, insieme alla ripresa di alcune rotte strategiche via oleodotto.

Il risultato è che le entrate fiscali legate all’estrazione mineraria potrebbero raggiungere i 7,8 miliardi di euro nel solo mese di aprile, calcolate su un prezzo del greggio pari a 93 dollari al barile.

I ricavi derivanti dal petrolio greggio sono scesi del 9% su base mensile, attestandosi a 374 milioni di euro al giorno. Il calo è stato provocato soprattutto dalla riduzione del 24% dei volumi esportati via mare, frenati dagli attacchi dei droni ucraini contro infrastrutture energetiche russe, tra cui la raffineria di Tuapse.

Nonostante questo rallentamento, gli introiti petroliferi russi restano di molto superiori rispetto ai mesi precedenti: +68% rispetto a febbraio 2026 e +44% rispetto ad aprile 2025.

A sostenere il bilancio energetico russo è stato anche il ritorno dell’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia. Le esportazioni via tubo sono aumentate del 36%, generando circa 27 milioni di euro al giorno. Crescono anche i prodotti raffinati trasportati via mare, saliti del 32% fino a 173 milioni quotidiani.

Il gas russo spinge i ricavi del Cremlino

Il comparto del gas naturale ha registrato una crescita ancora più evidente. I ricavi da gasdotto sono aumentati del 15%, arrivando a 82 milioni di euro al giorno, nonostante i volumi siano diminuiti del 7%.

In questo caso il rialzo è stato alimentato dall’impennata dei prezzi europei del gas, cresciuti del 24% su base annua dopo la guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz.

Anche il gas naturale liquefatto continua a garantire introiti importanti alla Russia. I ricavi da Gnl sono aumentati del 25% fino a 58 milioni di euro al giorno. Le quote perse nel mercato europeo sono state compensate soprattutto da Cina e Giappone.

In crescita pure il carbone, che ha registrato un incremento del 5% nei ricavi e del 3% nei volumi esportati.

Cina, India e Turchia comprano gas e petrolio russo

La Cina continua a essere il principale partner commerciale di Putin per quanto riguarda l’energia. Nel solo mese di aprile Pechino ha importato combustibili fossili per 7,3 miliardi di euro, pari al 41% del totale acquistato dai primi cinque Paesi importatori. La quota maggiore riguarda il petrolio greggio, con 5,5 miliardi di euro, seguita dal gas via gasdotto, dai prodotti raffinati, dal Gnl e dal carbone.

Al secondo posto c’è l’India, che ha acquistato energia russa per circa 5 miliardi di euro, di cui il 90% rappresentato dal greggio. Più staccata la Turchia, con importazioni complessive pari a 3 miliardi di euro, concentrate soprattutto sul gas naturale e sui prodotti petroliferi raffinati.

Anche l’Europa continua a comprare gas russo

Nonostante le sanzioni e il piano europeo REPowerEU, l’Unione europea resta tra i principali clienti energetici di Mosca. Ad aprile l’Ue ha speso circa 1,7 miliardi di euro per acquistare combustibili fossili russi.

L’88% della spesa europea riguarda il gas naturale: 957 milioni in Gnl e 419 milioni tramite gasdotto. Il restante 11% è legato al petrolio greggio.

Tra i maggiori importatori europei figurano Slovacchia, Spagna e Belgio. Quest’ultimo è diventato il terzo importatore assoluto del mese grazie agli acquisti di gas naturale liquefatto russo, saliti a 363 milioni di euro, con una crescita del 33% rispetto al mese precedente. La Spagna, invece, ha ridotto del 56% le importazioni di Gnl russo rispetto a marzo, mentre la Slovacchia continua a ricevere petrolio e gas attraverso il Druzhba.

Gas russo, politici italiani favorevoli e contrari

La maggior parte dei leader politici italiani sono contrari all’acquisto di gas russo. Si smarcano Matteo Salvini (Lega), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) e Roberto Vannacci (Futuro Nazionale). Di seguito le dichiarazioni politiche che chiariscono la linea di ciascun leader.

Così ha dichiarato la premier Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), in risposta alle parole dell’amministrazione delegato di Eni Claudio Descalzi che invitava a sospendere il bando del gas russo:

Non dobbiamo dimenticare, benché io ovviamente capisca il punto di vista di Descalzi, che la pressione economica che noi abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è alla fine l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace, per cui dobbiamo fare molto attenzione a come ci muoviamo.

A metà marzo, il vicepremier Matteo Salvini (Lega) considerava una “scelta pragmatica” quella di Donald Trump di “allentare le sanzioni” alla Russia. “Ha fatto bene”, ha specificato Salvini invitando anche “Italia ed Europa” a “prendere in considerazione” una scelta simile. Così ha aggiunto Salvini:

Gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia sta straguadagnando, la Cina il petrolio lo sta avendo uguale dall’Iran. Chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi, così come per le sanzioni contro l’Ucraina.

A Salvini ha immediatamente replicato l’altro vicepremier, Antonio Tajani (Forza Italia), che si è detto “contrarissimo” all’alleggerimento delle sanzioni ribadendo che la pressione sulla Russia va “assolutamente mantenuta”.

Questa la posizione ufficiale di Elly Schlein (Partito Democratico), espressa in una intervista a La Stampa:

Ora non si può pensare che la soluzione sia il gas russo. Perché si rafforzerebbe Putin finanziando la sua invasione criminale dell’Ucraina.

Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) ritiene che con la Russia occorra negoziare. Così ha dichiarato a Open:

Facciamo subito un negoziato, gestiamolo noi coinvolgendo anche ad esempio la Cina, che è un player importante [e che] si è offerto sin dall’inizio. Arriviamo subito a una soluzione perché dobbiamo comprare il gas russo ed è più conveniente per le nostre imprese e per i nostri cittadini.

Secondo Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra)

chi oggi chiede di riaprire al gas russo sbaglia. Le sanzioni a chi viola il diritto internazionale vanno rispettate. E lo stesso principio dovrebbe valere per Israele, che a Gaza ha portato avanti un genocidio.

Come detto, Roberto Vannacci (Futuro Nazionale) sposa la linea dell’apertura al gas russo:

Se ricominciassimo a importare gas dalla Russia potremmo mitigare il problema dell’aumento delle bollette dovuto allo scoppio della guerra nel Golfo. Non più di due settimane fa a dire che dobbiamo parlare con Putin sono stati in tre: il nostro presidente del Consiglio, il cancelliere tedesco Merz e il russofobo Stoltenberg.

Carlo Calenda (Azione) è senza se e senza ma dalla parte dell’Ucraina:

I russi hanno compiuto 4.000 attacchi cyber e centinaia di attacchi di attacchi ibridi contro i paesi dell’Ue, prendendo dati finanziari, anagrafici e mettendo nel mirino infrastrutture critiche. La Russia di Putin è un nostro nemico. Finanziare un nemico è un’idiozia e un comportamento da traditori e vigliacchi. Il gas russo non va comprato né ora ne in futuro.

Così ha replicato Matteo Renzi (Italia Viva) all’intervistatore de La Repubblica che domandava se l’Italia dovesse tornare a comprare petrolio e gas da Putin:

No. Il discorso è più ampio: in questo momento di svolta, noi europei siamo nelle condizioni di portare Russia e Ucraina alla pace oppure no? Significa nominare un inviato dell’Ue che lavori a un accordo globale, dentro cui ci devono stare l’adesione dell’Ucraina all’Ue, le garanzie di sicurezza per i Baltici, il rispetto dell’accordo da parte della Russia. Solo a quel punto – dopo che la Russia si ritirerà dal Paese sovrano che ha invaso – si possono togliere le sanzioni. Non oggi perché l’Iran ha chiuso Hormuz.

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