Il decreto giustizia-migranti è ufficialmente legge. Dopo il via libera del Senato a fine luglio, l’Aula di Montecitorio .ha dato l’ok definitivo nella tarda serata di mercoledì 5 agosto con 165 voti favorevoli e 80 contrari al provvedimento, sul quale il governo aveva posto la fiducia. La scadenza per la conversione in legge era fissata all’11 agosto, termine rispettato grazie al via libera della Camera.
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Su cosa interviene il testo
Composto da 18 articoli, il decreto interviene su due ambiti considerati strategici dall’esecutivo: la giustizia e l’immigrazione. Su quest’ultimo fronte, il provvedimento introduce regole su procedure di asilo, rimpatri, controlli alle frontiere e accertamenti per gli stranieri fermati o soccorsi in mare, compresi controlli sanitari e fermo amministrativo.
Non sono mancate le tensioni politiche nella fase di approvazione. Lo scorso mese si era registrato uno scontro interno alla maggioranza tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il motivo era un emendamento di FdI che proponeva di estendere l’utilizzo delle intercettazioni, dopo che FdI aveva proposto un emendamento per usarle come prova anche in inchieste diverse da quelle per cui erano state autorizzate. La dichiarazione di inammissibilità dell’emendamento da parte della presidenza del Senato ha però chiuso la polemica prima dell’approdo del testo in Aula.
Le nuove regole sull’immigrazione
Sul versante migratorio, il decreto recepisce il Patto europeo su migrazione e asilo e prevede diversi cambiamenti:
- cambia la disciplina sui documenti per chi chiede protezione internazionale, con l’obbligo di dichiarare domicilio o residenza già in fase di registrazione della domanda;
- il periodo durante il quale i richiedenti protezione internazionale non possono lavorare passa da 60 a 90 giorni dalla formalizzazione della domanda;
- diventano obbligatorie le procedure di asilo alla frontiera, da concludere entro un termine prestabilito;
- viene introdotto il divieto di trattenimento fondato sulla sola nazionalità del richiedente;
- si ampliano le strutture destinate al trattenimento, incluse quelle collocate nelle zone di frontiera;
- è previsto l’adeguamento delle banche dati europee, come il sistema Eurodac, per rendere più efficaci i controlli sugli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare.
Le novità per avvocati e magistrati
Tra le misure più rilevanti sulla giustizia c’è la riforma dell’esame di Stato per la professione forense, pensata per accorciare i tempi della procedura concorsuale:
- l’esame si svolgerà in un’unica sessione ogni anno, anziché con il calendario attuale;
- le prove scritte scendono da tre a due, più una prova orale;
- gli scritti verteranno sulla stesura di un parere motivato e di un atto giudiziario su una materia scelta dal candidato tra diritto privato, penale e amministrativo, con l’ausilio dei soli codici annotati e senza strumenti elettronici, pena l’esclusione immediata;
- l’orale si articola in tre fasi: la soluzione di un caso pratico, la risposta a tre quesiti riguardanti il diritto processuale, il diritto sostanziale, e una domanda su ordinamento, deontologia e previdenza forense.
Sul fronte del funzionamento della macchina giudiziaria, il decreto proroga fino al 31 dicembre 2026 l’incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare vuoti di organico e rallentamenti nel passaggio ad altre sedi o funzioni.
Vengono inoltre potenziate organizzazione e competenze degli uffici dei giudici di pace. Sul fronte della digitalizzazione, il decreto stanzia 6,5 milioni di euro per il 2026. Sono inoltre previste risorse annuali fino al 2034 per proseguire il processo di informatizzazione e, dal 2027, un fondo dedicato alla manutenzione e all’assistenza specialistica.