La spesa per le pensioni non smette di crescere e, secondo il XXV Rapporto annuale dell’Inps (luglio 2026), i redditi pensionistici complessivi hanno raggiunto circa 371 miliardi di euro nel 2025 (contro i 347 del 2023). Un aumento notevole, che riporta al centro del dibattito una domanda ormai generazionale: il sistema è ancora sostenibile?
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Spesa pensionistica a 371 miliardi, tutti i numeri
Subiamo la combinazione di più fattori, non soltanto la dinamica della spesa:
- invecchiamento della popolazione;
- aumento degli importi medi degli assegni;
- divario tra uomini e donne;
- ruolo sempre più ingombrante dell’assistenza.
Lo stato di salute del sistema è tutto nei numeri del Rapporto. Diamogli dunque uno sguardo approfondito. La spesa rappresenta il dato più eloquente, senza dubbio. I redditi pensionistici sono passati da 347 miliardi di euro nel 2023 a 371 miliardi nel 2025, come detto. Una crescita più sostenuta rispetto al numero dei percettori.
Al 31 dicembre 2025 i pensionati erano infatti circa 16,4 milioni, il che rappresenta una cifra alquanto stabile. La spesa viene dunque trainata non dall’aumento della platea ma dalla rivalutazione degli importi e dalla composizione delle prestazioni erogate.
Il sistema fronteggia dunque un assegno medio aumentato, ora pari a 1.885 lordi mensili rispetto ai 1.861 precedenti. Se si amplia lo sguardo all’intera spesa per prestazioni dell’istituto, il totale supera i 425 milioni di euro, in aumento di oltre 8 milioni rispetto al 2024. In questo quadro la componente pensionistica rappresenta nettamente la fetta più grande.
Come si regge il sistema
La situazione è però in parte meno cupa di ciò che i dati proposti possono lasciar intendere. Nel 2025 i contributi sociali si sono attestati poco sopra i 273 miliardi di euro. Ciò rappresenta una crescita del 3,8% rispetto al 2024 e quasi del 10% rispetto al 2023.
Non il miracolo di cui questo Paese avrebbe bisogno, certo, ma è indica di un mercato del lavoro in espansione. A ciò aggiungiamo le entrate contributive di competenza, che hanno raggiunto i 294 miliardi di euro, in aumento del 3,6%.
Ecco però qual è il punto critico. Le entrate contributive non bastano da sole a coprire l’intera spesa per prestazioni. A colmare la differenza intervengono i trasferimenti dello Stato. Sguardo rivolto in questo caso ai circa 165 miliardi di euro destinati nel 2025 alla Gias (Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali).
Una cifra cresciuta sostanzialmente dal 2016, di circa il 54%. Al tempo era ferma a poco più di 107 miliardi. Ecco il vero nodo della questione: una fetta consistente di ciò che chiamiamo “spesa pensionistica” è in realtà “spesa assistenziale”, finanziata dalla fiscalità generale e non di certo dai contributi.
Prospettive future delle pensioni italiane
Non sappiamo cosa accadrà nel prossimo futuro ma possiamo tirare delle somme sulla base di chiare evidenze. Le entrate contributive crescono e gli assicurati Inps hanno toccato quota 27,2 miliardi nel 2025, con oltre 240mila lavoratori in più.
A conti fatti ci ritroviamo a parlare di circa 1,7 contribuenti attivi per ogni singolo pensionato. Un rapporto che si fonda soprattutto sull’occupazione dipendente e sull’apporto dato da lavoratori stranieri e più giovani.
L’incognita di fondo però resta ed è costituita da questi elementi:
- calo delle nascite;
- allungamento della speranza di vita;
- crescita della componente assistenziale.
In sintesi, il sistema oggi regge, sostenuto da entrate contributive in salita e da un mercato del lavoro in crescita. Sul lungo periodo, però, la sua tenuta dipenderà dal fragile equilibrio tra previdenza e assistenza, così come da una transizione demografica studiata e supportata realmente.