Pensioni, rivalutazione 2027: con inflazione al 2,9% quanto aumentano gli assegni e cosa cambia

L’inflazione per il 2026 è già al 2,9%, sopra il 2,8% previsto: per la rivalutazione delle pensioni 2027 servirà però il dato definitivo

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

C’è una notizia incoraggiante sul fronte pensioni: gli assegni potrebbero aumentare più di quanto previsto inizialmente dal Governo nel 2027.

Il dato che arriva dall’Istat è infatti già superiore alla previsione utilizzata nei conti di primavera: l’inflazione acquisita per il 2026 è arrivata al 2,9%, mentre il Documento di finanza pubblica approvato ad aprile indicava per l’intero anno una crescita dei prezzi del 2,8%.

Verso la rivalutazione delle pensioni

Ma attenzione: non si confondano i due numeri: il 2,9% dell’Istat non è ancora la percentuale definitiva con cui saranno rivalutate le pensioni. Per stabilire l’aumento degli assegni previdenziali bisognerà infatti attendere il dato relativo all’indice utilizzato per la perequazione, cioè l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi.

Il dato ufficiale sarà recepito dal decreto del Ministero dell’Economia atteso a novembre.

Inflazione acquisita al 2,9%

L’Istat ha diffuso il 1° settembre 2026 la stima preliminare dei prezzi di agosto: l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% su base mensile e del 3,3% su base annua. A luglio l’inflazione annua era al 2,9%.

L’accelerazione è stata determinata soprattutto dall’energia, con i beni energetici che sono passati da una crescita dell’11,6% al 17%. Il carrello della spesa, invece, è rimasto all’1%, mentre l’inflazione di fondo è scesa all’1,5%.

Il dato più interessante in vista delle pensioni è però quello relativo all’inflazione acquisita, arrivata al 2,9%. In estrema sintesi, si tratta del tasso medio annuo che si registrerebbe per il 2026 se da qui alla fine dell’anno i prezzi rimanessero fermi. Il dato è ancora preliminare mentre quello definitivo è previsto per il 16 settembre. Ma, come detto, i numeri indicano una piccola differenza rispetto alle previsioni del Governo.

Rivalutazione pensioni non uguale per tutti

La rivalutazione non consiste nell’applicare la stessa percentuale sull’intero assegno, almeno per le pensioni che superano determinate soglie. Il meccanismo previsto dalla normativa stabilisce infatti:

Le soglie per il 2027 vengono calcolate prendendo come riferimento il trattamento minimo del 2026, fissato a 611,85 euro mensili.

Di conseguenza:

Questo significa che su una ipotetica pensione da 2.800 euro la riduzione riguarderà soltanto la parte che supera i 2.447,40 euro.

Quanto aumentano le pensioni, la simulazione

Ora facciamo una simulazione, prendendo come riferimento un indice ideale del 2,9% (che come detto deve ancora essere confermato), e proviamo a stimare l’incremento mensile lordo di alcuni assegni:

Per far comprendere meglio il meccanismo, torniamo al caso di una pensione lorda di 2.800 euro: la quota fino a 2.447,40 euro sarebbe rivalutata al 100% dell’indice ipotizzato (il famoso 2,9% tutto da confermare). Mentre la parte restante, pari a 352,60 euro, sarebbe invece rivalutata al 90% del 2,9%, quindi al 2,61%. L’aumento complessivo stimato sarebbe così di circa 80,17 euro lordi al mese.

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