Migliaia di pensioni non arrivano o arrivano con estremo ritardo. Quello che sta accadendo in Piemonte non è però un normale “ritardo” sull’erogazione del primo assegno pensionistico. Non c’entrerebbe infatti la finestra mobile, ma un allungamento dei tempi ben oltre quelli standard. Questo è quello che denunciano i sindacati dopo le molte segnalazioni arrivate. Il problema sarebbe da ricondurre agli uffici dell’Inps, che non riescono a reggere il volume delle pratiche.
I pensionati più in difficoltà sono i dipendenti pubblici o quelli di alcuni settori specifici con gestioni previdenziali complesse, come quelle dei giornalisti dipendenti. Anche peggio per chi ha carriere miste.
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I ritardi in Piemonte
In Piemonte si stanno verificando numerosi casi di ritardi nell’erogazione del primo assegno pensionistico. Questo non solo prevede già una naturale finestra di tempo tra la maturazione dei requisiti e le prime erogazioni, ma in questo caso specifico si parla di ulteriori ritardi che possono arrivare anche a un anno.
Lo racconta Franco Lo Grasso, segretario generale di Uil Pensionati Piemonte:
Ci arrivano segnalazioni di neopensionati che non hanno ancora ricevuto l’assegno.
Le difficoltà riguardano poi settori specifici, come le gestioni previdenziali complesse, per esempio quella dei giornalisti dipendenti, ma anche telefonici e autoferrotramvieri che attendono già da tre mesi.
Il problema però sembra essere ancora più esteso perché coinvolge anche molti dipendenti pubblici. I dati dell’Istituto previdenziale del Piemonte mostrano che la maggior parte delle domande viene accolta in tempi rapidi, ma c’è anche quella quota di pratiche che richiede più tempo.
Secondo i dati:
- in Piemonte ci sono 1.313.778 pensionati Inps;
- le domande accolte entro 15 giorni rappresentano il 69,2% nella gestione privata;
- le domande accolte entro 15 giorni rappresentano il 72,4% nella gestione pubblica;
- le domande accolte entro 15 giorni rappresentano il 49,5% nei fondi speciali.
Finestre mobili: quando si prende il primo assegno
Il sistema previdenziale italiano prevede una finestra di tempo che deve trascorrere tra la data in cui si maturano i requisiti pensionistici e la data di decorrenza effettiva del primo assegno. Questa “finestra mobile” può variare da pochi mesi a anche un anno. Sono nate per esigenze di sostenibilità del sistema stesso, perché riducono la spesa pubblica temporaneamente, scoraggiano i pensionamenti anticipati e consentono maggiore programmazione da parte dell’Inps.
La finestra mobile varia per diverse tipologie di pensione, per esempio, per la pensione anticipata ordinaria la finestra mobile va dai tre mesi per i lavoratori privati fino ai quattro mesi per i dipendenti pubblici, mentre per la pensione anticipata contributiva la finestra mobile è di tre mesi dalla maturazione dei requisiti, a prescindere dal settore di lavoro.
La pensione per i lavoratori precoci invece arriva dopo una finestra di tre mesi per il settore privato e sei mesi per il settore pubblico. Una delle finestre più lunghe è quella di Opzione Donna, che arriva anche dopo 12 mesi dalla maturazione dei requisiti.
Perché la pensione arriva in ritardo?
Secondo quanto raccontato a La Stampa dal segretario Lo Grasso, c’è soprattutto un tema organizzativo. Infatti la questione sarebbe legata alla carenza di personale e al mancato passaggio di consegne in alcune strutture.
In altri casi, invece:
non c’è stato neanche il tempo sufficiente per formare adeguatamente chi prende in carico le pratiche.
L’organico del personale Inps in Piemonte nel 2024 è stato costituito da 1.263 persone, 97 in meno rispetto al 2023. Un calo significativo per la capacità operativa regionale. Le campagne di reclutamento tramite i concorsi spesso non riescono a coprire le esigenze degli uffici e alcune sedi piemontesi sono rimaste scoperte.