Nel mese di luglio il carrello della spesa mostra dinamiche misto: molte voci dell’ortofrutta registrano cali anche consistenti, mentre alcuni prodotti alimentari e diversi servizi segnano rialzi che incidono sul budget familiare. I dati elaborati dal MIMIT fotografano un mese di aggiustamenti stagionali e forti disomogeneità territoriali: ad esempio le pesche registrano diminuzioni a doppia cifra, mentre servizi come l’autorimessa e prestazioni sanitarie private restano in crescita in molte province.
Indice
I prodotti che sono aumentati di più (e quelli che sono diminuiti)
Tra i prodotti analizzati a livello nazionale emergono andamenti differenti per categoria. Nell’ortofrutta si registrano numerose flessioni: le pesche (in particolare le pesche pasta gialla) segnano uno dei ribassi più forti a livello nazionale (variazione mensile fino a circa -16,3% per la tipologia più colpita), e diversi tipi di pomodoro mostrano contrazioni rilevanti rispetto al mese precedente. Anche i fagiolini scendono sensibilmente, con cali che in alcuni casi superano il 14%.
Al contrario, alcune voci ittiche e carni mostrano tensioni al rialzo: il petto di pollo sale (prezzo medio nazionale intorno a 13,66 €/kg, con un aumento mensile attorno allo 0,36%), così come alcuni prodotti ittici come le trote di allevamento che registrano uno degli incrementi percentuali più elevati tra gli ittici (+2,57% mensile, prezzo medio nazionale 11,55 €/kg). Tra gli altri alimenti, il pane fresco aumenta leggermente (prezzo medio nazionale circa 4,23 €/kg) e il parmigiano reggiano resta su livelli elevati (prezzo medio nazionale circa 25,42 €/kg) con una variazione mensile contenuta.
Nel comparto servizi si osservano rialzi su più fronti: l’autorimessa mostra una crescita mensile marcata (+1,24% a livello nazionale con prezzo medio 133,55 €), mentre alcune prestazioni professionali, come cardiologo e ginecologo in libera professione, evidenziano aumenti che contribuiscono a innalzare il costo dei servizi sanitari privati. Non mancano però servizi in lieve calo, come alcune prestazioni estetiche o la lavanderia self-service.
Di seguito la tabella interattiva mostra le principali variazioni mensili: per ogni tipologia di prodotto viene calcolata la media nazionale dei valori minimi, massimi e medi, insieme alla variazione percentuale rispetto al mese precedente.
Dove costa di più la spesa: la mappa delle province
Come noto, i prezzi dei prodotti, alimentari e non, variano in base alla regione e molto spesso provincia o comune di riferimento. Le differenze territoriali mettono in luce aspetti che la media nazionale non coglie: spicca l’anomalia di Vercelli, con un prezzo medio provinciale riportato pari a 79,29 €, valore molto distante dalle altre province e indice di forti squilibri nella composizione del paniere rilevato. All’opposto, province del Sud come Napoli e Catanzaro compaiono frequentemente tra le più economiche per molti prodotti freschi.
Tra le province con variazione mensile più marcata troviamo Ravenna, che registra un aumento medio provinciale molto pronunciato (+56,28%), mentre altre aree del Nord e del Centro mostrano incrementi più moderati o addirittura flessioni. Le differenze dipendono da fattori locali: stagionalità, offerta locale, costi logistici e presenza di servizi turistici o professionali che spostano il mix dei prezzi rilevati (ad esempio il prezzo medio del taxi – corsa per l’aeroporto varia enormemente: media nazionale 49,58 €, ma in Vicenza è segnalata una media provinciale di 159,69 €, contro appena 10,00 € a Parma).
Le province alpine e insulari (come Bolzano o alcune di Sardegna) mantengono spesso prezzi più elevati per prodotti deperibili, probabilmente per costi logistici e minore prossimità alle filiere di produzione. Alcune province del Centro-Nord, tra cui Milano, Trieste e Rimini, si confermano con prezzi medi superiori alla media nazionale su diverse voci del paniere.
Nota metodologica: la classifica si basa sulla media dei prezzi min, max e medi dei principali prodotti rilevati dal MIMIT, ponderata per categoria merceologica.
I prodotti con i prezzi più instabili sul territorio
La volatilità territoriale resta elevata per i prodotti più deperibili e per quelli con filiere lunghe. L’analisi della variazione territoriale evidenzia scostamenti percentuali molto rilevanti per alcuni servizi e prodotti: il taxi – corsa per l’aeroporto presenta la massima deviazione territoriale (oltre il 300%), mentre alcune analisi di laboratorio e prestazioni sanitarie mostrano variazioni superiori al 100% tra le province più care e le più economiche.
Anche tra gli alimentari l’ortofrutta domina la classifica delle instabilità: prodotti come la cicoria radicchio da taglio, le cipolle rosse e le zucchine mostrano differenziali territoriali ampi (oltre il 70-90% in diversi casi), così come alcune tipologie di pomodoro e le cozze e i mitili che presentano forti scarti di prezzo tra coste e aree interne.
Il nostro sistema di analisi calcola per ogni tipologia di bene la varianza territoriale: quanto il prezzo medio differisce rispetto alla media nazionale, mettendo in evidenza le aree dove il carrello pesa di più o di meno.