Il carrello della spesa, molti rincari e pochi cali di prezzo

L'andamento del costo medio dei prodotti alimentari e non, mese per mese: cosa è aumentato e cosa è diminuito.

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QuiFinanza

Redazione

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Nel mese di dicembre 2025 il carrello della spesa mostra movimenti netti e diversificati: alcuni prodotti segnano rialzi marcati, soprattutto tra frutta e verdura di stagione, mentre altri articoli confezionati e alcune referenze per la casa registrano cali significativi. I dati elaborati dal MIMIT evidenziano come l’andamento dei prezzi continui a essere influenzato dalla stagionalità, dalle dinamiche di filiera e dalle differenze territoriali.

I prodotti che sono aumentati di più (e quelli che sono diminuiti)

Tra i maggiori aumenti mensili a livello nazionale spiccano numerose voci dell’ortofrutta. I cetrioli volano con un +20,5% rispetto al mese precedente, raggiungendo un prezzo medio di circa 2,54 euro/kg; le melanzane violette ovali e tonde aumentano di oltre il 21,6% (prezzo medio ~3,07 €/kg) e le melanzane violette lunghe registrano un +16,4% (prezzo medio ~2,97 €/kg). Anche i pomodori da sugo lampadina salgono in modo significativo (+12,3%, prezzo medio ~3,14 €/kg), così come le zucchine (+10,4%, prezzo medio ~2,82 €/kg) e i peperoni quadrati (+10,7%, ~3,58 €/kg).

Nel comparto alimentare confezionato si segnalano aumenti rilevanti per il caffè tostato, che cresce di circa il 6,3% e si attesta su una media di ~17,39 euro/kg, e per il vino da tavola (+5,3%, ~2,28 euro/100 cl). Tra i prodotti per la cura della persona e la casa, aumenti a doppia cifra mensile compaiono per dentifricio (+4,7%, ~2,91 €/100 ml) e per alcuni articoli per l’igiene (+4% per assorbenti, +4,4% per bagno/doccia schiuma).

Al contrario, diversi prodotti registrano cali sensibili. Tra i diminuiti più marcati troviamo le clementine (-12,4%) e alcune referenze confezionate: la pasta senza glutine arretra dell’11,1% (prezzo medio ~4,56 €/kg), mentre i carciofi violetti registrano un -11,9%. Altri ribassi rilevanti toccano prodotti come olio extra vergine di oliva (-6,8%, prezzo medio ~6,94 €/100 cl), spinaci surgelati (-6,17%) e passata di pomodoro (-4,59%).

Di seguito la tabella interattiva mostra le principali variazioni mensili: per ogni tipologia di prodotto viene calcolata la media nazionale dei valori minimi, massimi e medi, insieme alla variazione percentuale rispetto al mese precedente.

 

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Dove costa di più la spesa: la mappa delle province

Come noto, i prezzi variano molto a livello territoriale. Dalla lettura dei dati provinciali emergono differenze rilevanti sia nelle medie dei carrelli sia nelle variazioni mensili.

Le province con il prezzo medio provinciale più elevato sono Trieste (prezzo medio ~19,12 euro), seguita da Rimini (~19,07) e Milano (~19,05). Tra le province che hanno registrato gli aumenti mensili più forti troviamo Ancona (+17,4% sulla media provinciale), Cremona (+16,6%) e Parma (+12,9%). Al contrario, alcune realtà mostrano contrazioni dei prezzi medi provinciali: Varese (-5,31%), Genova (-7,11%) e Brescia (-3,44%) sono esempi di province con cali rispetto al mese precedente.

Le province alpine e insulari (per esempio Bolzano e Sassari) restano tra le più care per diversi prodotti, fenomeno spesso collegato a costi logistici e specificità locali. Allo stesso tempo, molte province del Sud come Catanzaro e alcune del Centro mantengono prezzi medi più contenuti per varie referenze, evidenziando come la disponibilità locale e le filiere corte influenzino il livello dei listini.

 

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Nota metodologica: la classifica si basa sulla media dei prezzi min, max e medi dei principali prodotti rilevati dal MIMIT, ponderata per categoria merceologica.

I prodotti con i prezzi più instabili sul territorio

La varianza territoriale rimane elevata per molti beni: dalla mobilità ai servizi sanitari, fino ai prodotti freschi.

A livello di scostamento territoriale percentuale, i prodotti più instabili sono i servizi legati al trasporto e alle tariffe locali: la cors a taxi per l’aeroporto mostra la maggiore deviazione territoriale (~298,6%), con punte molto alte in province come Vicenza rispetto a province molto economiche come Parma. Anche le analisi urine complete e la tariffa rifiuti solidi presentano forti differenze territoriali (rispettivamente ~170,8% e ~162,5% di deviazione percentuale territoriale), indicando grande variabilità tra province.

Tra i prodotti alimentari, elevata instabilità territoriale si osserva per il succo di frutta (deviazione ~154%, con Bolzano tra le province più care), il vino da tavola (~145%) e il radicchio rosso di Treviso (~141%). Anche servizi come il lavaggio auto e il trasporto urbano multimodale mostrano ampie dispersioni di prezzo tra province.

Il nostro sistema di analisi calcola per ogni tipologia di bene la varianza territoriale: quanto il prezzo medio differisce rispetto alla media nazionale.

 

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Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.

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