Nel mese di novembre il carrello della spesa presenta segnali misti, con rincari decisi su alcune voci quotidiane e ribassi su altre. I dati elaborati dal MIMIT mostrano aumenti molto evidenti in alcuni prodotti della categoria “Casa” e delle bevande confezionate: il succo di frutta segna un aumento mensile di circa il 10,9% e raggiunge un prezzo medio vicino ai 2,12 euro per 100 cl, mentre il sapone liquido (300 ml) registra il rialzo percentuale più marcato del paniere, con un incremento di circa il 19,8% e un prezzo medio intorno a 0,78 euro. Sul versante opposto, tra i prodotti più colpiti dalla flessione mensile c’è il caffè tostato, che diminuisce di circa l’8,1%, portandosi su un prezzo medio di circa 16,35 euro al chilo.
Indice
I prodotti che sono aumentati di più (e quelli che sono diminuiti)
Le variazioni più significative interessano diverse categorie: bevande, prodotti per la casa, confezionati e alcuni alimenti freschi. Tra le bevande, oltre al già citato succo di frutta (+10,9%), si segnalano il vino spumante (75 cl) con un aumento vicino al 6,9% (prezzo medio ~6,02 euro) e la vaschetta di gelato (1000 gr) in rialzo di circa il 3,7% (prezzo medio ~6,11 euro).
I prodotti confezionati mostrano andamenti differenti: la pasta senza glutine cresce di quasi il 6% (prezzo medio ~5,13 euro/kg), i cereali per colazione avanzano di quasi il 3,9%, mentre i biscotti registrano un calo mensile (-3,96%) assestandosi intorno a 4,62 euro al chilo. Nei latticini e nei formaggi alcuni segnali contrastanti: il burro mostra una variazione lievemente negativa (-0,6%) mentre lo stracchino è in lieve aumento (+0,29%).
L’ortofrutta resta volatile: troviamo aumenti marcati per alcune referenze (ad esempio i pomodori da insalata tipo S. Marzano +6,0% e le zucchine con fiore +9,7%), ma anche cali importanti per altre varietà (i cavolfiori bianchi segnano una flessione di oltre il 10% su scala nazionale). Tra i prodotti freschi da tenere d’occhio c’è il latte intero fresco, che cresce di circa il 3,4% (prezzo medio ~1,82 euro per 100 cl).
Di seguito la tabella interattiva mostra le principali variazioni mensili: per ogni tipologia di prodotto viene calcolata la media nazionale dei valori minimi, massimi e medi, insieme alla variazione percentuale rispetto al mese precedente.
Dove costa di più la spesa: la mappa delle province
Come noto, i prezzi cambiano molto a seconda del territorio: province diverse mostrano livelli di prezzo medi sensibilmente differenti. Dalla rilevazione emerge che tra le province con il prezzo medio più elevato figurano Rimini (prezzo medio provincia ~19,74 euro), Trieste (~19,37 euro), Varese (~19,31 euro) e Milano (~18,97 euro). All’estremo opposto, le province più economiche risultano Gorizia e Ascoli Piceno, entrambe con prezzi medi provinciali intorno ai 9–9,1 euro.
La geografia dei rincari mensili è eterogenea: alcune province registrano incrementi di rilievo (ad esempio Palermo +9,1%, Trieste +7,3%, Aosta +5,4%), mentre altre mostrano cali importanti della spesa media provinciale (Cremona –16,9%, Ancona –15,5%, Benevento –11,5%), spesso dovuti a forti movimenti su singole categorie o prodotti.
Non mancano esempi locali di variazioni molto marcate su singole referenze: a Bari lo sapone liquido (300 ml) è salito in modo eccezionale (+188,9% nella rilevazione provinciale), mentre altre province mostrano rincari record su specifici articoli (ad esempio aumenti rilevanti per succo di frutta in diverse province).
Al Sud molte province rimangono competitive sui prezzi di base, con alcune eccellenze locali che mantengono prezzi contenuti su ortofrutta e alcuni prodotti confezionati; al Nord persistono aree con livelli medi più elevati, influenzati sia da servizi (autorimesse, servizi alla persona) sia da prodotti alimentari con forte dispersione territoriale.
Nota metodologica: la classifica si basa sulla media dei prezzi min, max e medi dei principali prodotti rilevati dal MIMIT, ponderata per categoria merceologica.
I prodotti con i prezzi più instabili sul territorio
La variabilità territoriale rimane elevata per numerosi beni: al vertice dell’instabilità troviamo voci di servizio e prestazioni locali che presentano scostamenti percentuali molto ampi tra province. Tra i prodotti con la maggiore deviazione territoriale spiccano:
- Taxi – corsa per l’aeroporto: deviazione territoriale ~298,6% (Provincia più cara: Vicenza ~159,69 €; più economica: Parma ~10,00 €).
- Analisi urine complete (1 pz): deviazione ~170,8% (Provincia più cara: Bergamo ~11,24 €; più economica: Venezia ~2,39 €).
- Radicchio rosso di Treviso (1000 gr): deviazione ~165,1% (Provincia più cara: Padova ~9,95 €/kg; più economica: Grosseto ~2,31 €/kg).
- Dentifricio (100 ml): deviazione ~163,1% (Provincia più cara: Bergamo ~5,81 €; più economica: Forlì ~1,28 €).
- Rifiuti solidi – tariffa (100 m2): deviazione ~162,5% (Provincia più cara: Napoli ~568,49 €; più economica: Parma ~138,24 €).
In generale, i prodotti più instabili sono quelli legati a servizi locali (trasporti, prestazioni professionali, tariffe comunali) e alcuni alimenti deperibili o con filiere corte (parte dell’ortofrutta, alcuni ittici). Le differenze territoriali evidenziano come la stessa voce di spesa possa pesare molto diversamente sui bilanci familiari a seconda di dove si vive.
Il nostro sistema di analisi calcola per ogni tipologia di bene la varianza territoriale: quanto il prezzo medio differisce rispetto alla media nazionale.