Aumentano i costi di gestione dei conti corrente: banche e Poste a confronto

Conti correnti sempre più cari: la spesa media supera i 100 euro annui, con rincari del 23% in dieci anni e penalizzazioni per i clienti storici

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Negli ultimi anni avere un conto corrente è diventato progressivamente più caro in Italia, tra digitalizzazione, riorganizzazione delle reti fisiche e crescente peso delle commissioni. Poco più di dieci anni fa, nel 2014, il costo medio era pari a 82,2 euro: da allora la curva è stata costantemente crescente, segno che la riduzione dei costi operativi per le banche non si è tradotta automaticamente in un beneficio per i clienti.

Di quanto sono aumentati i costi

Secondo i dati diffusi da Banca d’Italia, ripresi e analizzati anche dal Codacons, gestire un conto corrente oggi costa mediamente il 23% in più rispetto al 2014. La spesa media annua per un correntista tipo si attesta a 101,1 euro, superando ormai in modo stabile la soglia psicologica dei cento euro. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato di 7,2 euro, un incremento tutt’altro che marginale se inserito in un contesto di inflazione elevata e di pressione sul reddito disponibile delle famiglie.

Da quello che è emerso dall’indagine, inoltre, chi mantiene lo stesso conto da molti anni tende a pagare di più rispetto a chi ha aperto di recente un nuovo rapporto, soprattutto online. È il classico effetto inerzia, che penalizza i correntisti meno inclini a cambiare banca o a rinegoziare le condizioni contrattuali.

Nel dettaglio, i conti aperti da oltre dieci anni registrano una spesa media annua di 118,4 euro, ben al di sopra della media nazionale. I nuovi rapporti, invece, si fermano a 73,3 euro, con un divario che supera i 45 euro l’anno. Una differenza che, moltiplicata per milioni di conti, genera un trasferimento di valore significativo dai clienti più fedeli agli intermediari.

A pesare sono soprattutto le spese fisse, che hanno raggiunto quota 65,4 euro annui, in aumento di 3,1 euro rispetto alla precedente rilevazione. Il canone base rimane la voce principale, spesso accompagnato da costi accessori legati a carte di debito, servizi di home banking avanzato o pacchetti “tutto incluso” che, in realtà, includono solo una parte delle operazioni più comuni.

Rincari delle commissioni

Se le spese fisse rappresentano la base del costo del conto corrente, è sulle spese variabili che si gioca la partita più insidiosa per i correntisti. Secondo Bankitalia, queste voci sono salite a 35,7 euro annui, con un aumento di 4,1 euro in un solo anno. Rispetto al 2014, quando la spesa variabile media era di 26,6 euro, l’incremento complessivo è del 34,2%.

La strategia degli istituti di credito appare chiara: contenere i canoni per rendere il conto apparentemente competitivo, per poi recuperare marginalità sull’operatività quotidiana. Oggi un correntista medio effettua circa 184 operazioni all’anno tra bonifici, prelievi, pagamenti e addebiti automatici. Anche pochi centesimi in più per singola operazione, moltiplicati per volumi così elevati, producono un effetto rilevante sul costo finale.

Banche tradizionali, conti online e Poste: un confronto necessario

Confrontando i diversi canali distributivi, i conti online continuano a rappresentare l’opzione più economica, nonostante una timida revisione al rialzo dei listini. La spesa media annua si attesta a 30,6 euro, con un aumento di 1,7 euro rispetto all’anno precedente. Anche con questo rincaro, il divario rispetto ai conti tradizionali resta ampio e difficilmente colmabile nel breve periodo.

Diversa la situazione per i conti postali, che occupano una posizione intermedia ma in peggioramento. Il costo medio è salito a 71,6 euro, dai 67,3 euro della precedente rilevazione. L’aumento è stato accompagnato da una crescita delle commissioni unitarie, sia per le operazioni effettuate allo sportello sia per quelle digitali. A incidere è soprattutto l’elevata frequenza di utilizzo dei canali fisici, ancora molto diffusi tra la clientela di Poste Italiane, che comportano costi operativi più elevati rispetto ai servizi online.

Le banche tradizionali, dal canto loro, continuano a scontare il peso di una rete di filiali in progressiva riduzione ma ancora costosa. La chiusura degli sportelli non si è tradotta automaticamente in un abbassamento delle tariffe, anzi. In molti casi ha coinciso con una rimodulazione dei listini, spesso al rialzo, per compensare la perdita di ricavi da altri servizi.

Come difendersi dalla crescita dei costi

Contro gli aumenti diffusi, la principale arma a disposizione dei correntisti è l’informazione. Monitorare con attenzione l’indicatore sintetico di costo (ISC), obbligatoriamente riportato nei fogli informativi, consente di confrontare in modo trasparente le diverse offerte e di valutare l’impatto reale delle spese nel corso dell’anno.

La mobilità bancaria, favorita dalla portabilità del conto e dalla chiusura gratuita, rappresenta poi uno strumento valido di risparmio. Cambiare banca o passare a un conto online può ridurre i costi, soprattutto per chi utilizza prevalentemente canali digitali e ha un’operatività standard.

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