Prezzo della spesa in aumento del 2,2%, quali cibi costano di più adesso

L'inflazione torna a salire in Italia (+1,7%): a spingere i rincari è il carrello della spesa, con i prodotti alimentari freschi al +4,4%

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Torna a crescere l’inflazione in Italia (+1,7% su base annua) e, con essa, anche il carrello della spesa, cioè l’insieme dei beni alimentari e dei prodotti di uso quotidiano, che ha registrato un aumento del +2,2%, in accelerazione rispetto al mese precedente. Il costo della vita quindi continua ad aumentare, spinto soprattuto dalla spesa alimentare e dai costi energetici. A certificarlo è stato il report Istat pubblicato a fine marzo, dove è stato fatto il punto anche su quelli che sono i rincari maggiori.

Prezzi degli alimenti: cosa costa di più

Il dato più rilevante riguarda gli alimentari non lavorati, come frutta, verdura, carne e pesce. A marzo 2026 i loro prezzi sono aumentati del +4,4% su base annua, in netta crescita rispetto al +3,7% di febbraio. Sono proprio i prodotti freschi (quelli che si acquistano più spesso) a registrare la spinta al rialzo maggiore, con un impatto immediato sulle famiglie, perché si tratta di beni difficilmente sostituibili.

I motivi di questi rincari sono diversi, e hanno a che fare con l’aumento dei costi di produzione, ma anche le condizioni climatiche variabili, che influenzano raccolti e disponibilità, hanno un ruolo importante in queste dinamiche di mercato. Non a caso, i prodotti alimentari lavorati (come conserve, surgelati o prodotti confezionati) restano più stabili. Sono infatti quelli dei freschi a far salire la spesa complessiva.

Il ruolo dell’energia: il vero motore dei rincari

Dietro l’aumento dei prezzi alimentari c’è soprattutto un fattore: l’energia. A marzo 2026 i prezzi dell’energia sono tornati a salire con forza su base mensile, dopo mesi di calo, e questo ha avuto un effetto immediato su tutta l’economia.

Quando aumentano gas, elettricità e carburanti, anche produrre costa di più perché:

Alla fine, questi aumenti si riflettono sugli scaffali dei supermercati. È un meccanismo a catena che parte dalla produzione e arriva fino al consumatore.

Cosa succede a ristoranti e servizi

Mentre i prezzi degli alimenti aumentano, si è registrato nello stesso periodo un rallentamento nei servizi, inclusi ristorazione e alloggio. I prezzi di questo comparto crescono ancora, ma a un ritmo più contenuto (+3,4% su base annua).

Questo significa che mangiare fuori resta più caro rispetto a un anno fa, ma la crescita dei prezzi sta rallentando rispetto ai mesi precedenti. In pratica, la pressione si sta spostando sempre più dai servizi ai beni, soprattutto alimentari.

Inflazione in salita, ma non per tutti allo stesso modo

Chi spende una parte maggiore del proprio reddito per alimenti e beni essenziali risente di più degli aumenti. Anche perché, nello stesso periodo, l’inflazione di fondo – quella che esclude energia e alimentari freschi – scende al +1,9%.

Questo crea una sorta di paradosso, perché i dati ufficiali mostrano un rallentamento in alcune aree, ma la spesa quotidiana continua a crescere. È il motivo per cui molte famiglie percepiscono un aumento del costo della vita più alto rispetto alle statistiche.

Come stanno cambiando i comportamenti di acquisto

Di fronte a questi aumenti, i consumatori stanno adattando le proprie abitudini. Tra le tendenze più evidenti, ci sono:

Per questo motivo anche la grande distribuzione sta reagendo, cercando di contenere i prezzi con promozioni e strategie commerciali più incisive.

 

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