L’olio extravergine di oliva è uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy agroalimentare. Eppure, proprio uno dei prodotti più apprezzati della dieta mediterranea è oggi al centro di una battaglia che riguarda produttori, consumatori e istituzioni. A lanciare l’allarme sono Coldiretti e Unaprol, che denunciano il rischio crescente legato alle vendite sottocosto e all’immissione sul mercato di oli venduti a prezzi talmente bassi da far sospettare pratiche speculative, importazioni poco trasparenti e persino contraffazioni.
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Perché un olio extravergine troppo economico dovrebbe insospettire
Secondo Coldiretti e Unaprol, poiché produrre un vero olio extravergine italiano comporta costi elevati, quando una bottiglia viene proposta a prezzi particolarmente bassi (o comunque inferiori a quelli sostenibili per la filiera) è legittimo chiedersi quale sia la reale provenienza del prodotto.
Dietro alcune offerte potrebbero infatti nascondersi oli importati dall’estero a costi ridotti, successivamente immessi sul mercato con informazioni poco chiare sull’origine. In altri casi, il rischio riguarda la presenza di miscele che non rispecchiano gli standard qualitativi che il consumatore associa all’extravergine italiano.
Come riconoscere il vero olio italiano
Di fronte al rischio di truffe, i consumatori possono adottare alcune precauzioni semplici ma efficaci.
La prima regola è diffidare dei prezzi eccessivamente bassi. Un olio extravergine 100% italiano, come già detto, richiede investimenti significativi lungo tutta la filiera e difficilmente può essere venduto stabilmente a prezzi stracciati senza comprimere qualità o remunerazione dei produttori.
È inoltre fondamentale leggere attentamente l’etichetta, verificando:
- l’origine delle olive;
- il luogo di molitura;
- la presenza di certificazioni DOP o IGP;
- eventuali indicazioni sul 100% italiano.
Anche la tracciabilità rappresenta un elemento importante. Le aziende più attente alla qualità forniscono spesso informazioni dettagliate sulla provenienza delle olive e sul frantoio utilizzato.
Una battaglia che vale miliardi di euro
La questione dell’olio extravergine non riguarda soltanto la qualità alimentare. Si tratta di una filiera molto importante per l’economia italiana, che coinvolge migliaia di aziende agricole, frantoi, cooperative e imprese di trasformazione.
La lotta contro contraffazioni, importazioni opache e vendite sottocosto rappresenta quindi una sfida decisiva per preservare il valore del Made in Italy agroalimentare, che ad oggi vale miliardi di euro e spinge l’occupazione e l’imprenditorialità.
Secondo quanto emerge dal report AgriMercati di Ismea, nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni agroalimentari hanno registrato una crescita del 5% su base annua, arrivando a sfiorare la soglia dei 67 miliardi di euro. I dati più recenti confermano una traiettoria di crescita che coinvolge produzione, export, occupazione e valore aggiunto, rafforzando il ruolo dell’Italia come uno dei principali attori globali nel panorama del food & beverage di qualità.
L’olio, insieme ad altri prodotti simbolo – come il vino, il pomodoro da industria e i formaggi italiani – rappresenta non soltanto eccellenze produttive, ma veri e propri asset economici. Basti pensare che, secondo Ismea, la filiera olivicolo-olearia da sola genera un valore economico complessivo stimato in circa 3,3 miliardi di euro all’anno.
Il consumo complessivo in Italia si aggira intorno alle 750.000 tonnellate per un valore di circa 3 miliardi di euro, con una quota significativa di importazioni per soddisfare il fabbisogno interno e le attività di imbottigliamento.