Cucina italiana all’estero, quanto vale il business dei ristoranti italiani

L'analisi Coldiretti sui dati Deloitte 2025 stima un giro d'affari da 251 miliardi, in crescita del 5%: Usa e Cina pesano per oltre il 65%

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

La cucina italiana continua a essere uno dei simboli più riconoscibili nel mondo. Dai piatti della tradizione alle produzioni agroalimentari, l’enogastronomia nazionale è diventata un potente ambasciatore dell’Italia, capace di influenzare consumi, export e turismo.

Il motivo di questo successo, probabilmente, sta nell’apprezzamento generale che gli stranieri hanno nei confronti del cibo made in Italy, anche se ci sono alcuni Paesi che più di altri spingono il valore del comparto all’estero.

La cucina italiana conquista gli Stati Uniti

Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, presentata durante il Summer Fancy Food di New York – una delle principali manifestazioni internazionali dedicate al comparto agroalimentare – gli Stati Uniti rappresentano da anni uno dei mercati più importanti per la gastronomia italiana.

Non solo milioni di americani scelgono ogni giorno pizza, pasta, olio extravergine di oliva e formaggi italiani, ma anche i turisti italiani che visitano gli Usa hanno ormai numerose occasioni per sperimentare ristoranti che propongono cucina dichiaratamente italiana. Questo fenomeno sta spingendo l’export agroalimentare negli Usa.

Dai dati è emerso che il 69% degli italiani che ha mangiato in ristoranti italiani negli Stati Uniti promuove infatti l’esperienza, pur con sfumature differenti. Entrando nel dettaglio:

Le valutazioni negative risultano decisamente più contenute. Il 21% definisce infatti l’esperienza scarsa, mentre soltanto il 5% la giudica pessima. Un ulteriore 5% preferisce non esprimere alcuna valutazione. Tra le principali criticità, in questi casi, emergono:

Solo il 18% individua invece il problema negli stereotipi utilizzati dai ristoranti per richiamare un’immagine generica dell’Italia.

Anche la Cina guida la crescita

Tra tutti i mercati internazionali, la Cina insieme agli Stati Uniti rappresentano complessivamente oltre il 65% dei consumi mondiali legati alla cucina italiana.

Infatti, anche se gli Usa continuano a essere il primo grande mercato occidentale (caratterizzato da consumatori con elevata capacità di spesa e da una lunga tradizione di apprezzamento per la cucina italiana), la Cina rappresenta il mercato emergente più promettente, grazie alla crescita della classe media, all’interesse crescente verso la dieta mediterranea e alla diffusione dei prodotti premium importati.

Il valore economico della cucina italiana nel mondo

Secondo l’analisi Coldiretti elaborata sui dati del Deloitte Foodservice Market Monitor 2025, il valore complessivo della cucina italiana nel mondo raggiunge oggi i 251 miliardi di euro, registrando una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

La cucina italiana è ormai diventata un vero asset economico, capace di generare valore per diversi settori, quali:

L’Italian sounding resta uno dei principali nemici del made in Italy

Parmesan, mozzarella prodotta fuori dall’Italia, salami realizzati con ricette completamente diverse da quelle tradizionali e numerose altre imitazioni continuano a occupare gli scaffali dei supermercati di molti Paesi all’estero. Si tratta di prodotti che non hanno niente a che fare con la tradizione made in Italy, ma che tuttavia la rievocano e (per questo motivo) sono spesso acquistati più o meno consapevolmente. Si tratta del cosiddetto fenomeno dell’italian sounding, un vero e proprio problema per i produttori italiani.

Non si tratta solo di concorrenza commerciale sleale. L’utilizzo di ingredienti differenti, tecniche produttive lontane dagli standard italiani e ricette modificate rischia infatti di alterare la percezione della vera cucina italiana presso milioni di consumatori stranieri. Chi assaggia una pasta preparata con ingredienti non autentici o una pizza realizzata con prodotti lontani dagli standard italiani potrebbe costruirsi un’idea distorta della tradizione gastronomica nazionale.

Col tempo, e senza azioni mirate, questo potrebbe tradursi in un danno economico tale da compromettere l’intera filiera.

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