La produzione di riso italiano è in crisi, cosa c’è veramente dietro il crollo dei prezzi

Il riso italiano sta andando incontro a una crisi senza precedenti: l'allarme di Coldiretti al Tavolo di filiera Masaf.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

La produzione di riso oggi in Italia è a rischio. Il calo delle quotazioni a livello internazionale e l’aumento delle importazioni dall’estero, combinato alle condizioni climatiche sempre più difficili, stanno compromettendo la sostenibilità economica del comparto, esercitando una pressione crescente sulle aziende del settore.

L’allarme è stato lanciato da Coldiretti nel corso del Tavolo di filiera convocato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).

Perché il prezzo del riso italiano è crollato

Durante la campagna commerciale 2025-2026, sono arrivati in Italia oltre 190 milioni di chilogrammi di riso straniero (+20% rispetto al periodo precedente). Quattro confezioni su cinque in Italia arrivano da Paesi asiatici, il principale concorrente della produzione nazionale. La stagione non si è ancora conclusa ma i prezzi sono già crollati per via dell’offerta, sproporzionata rispetto alla domanda.

Secondo Coldiretti, le quotazioni riconosciute ai produttori italiani sono diminuite di oltre il 50%, rendendo difficile la copertura dei costi di produzione.

Per le aziende agricole il problema non riguarda soltanto il prezzo finale, ma soprattutto il fatto che il valore di vendita del raccolto rischia di non essere più sufficiente a garantire la redditività dell’attività.

Le ragioni della crisi

Negli ultimi anni i risicoltori hanno dovuto affrontare una crescita significativa dei costi di produzione, dovuta all’aumento dei prezzi di energia, fertilizzanti, carburanti, irrigazione e servizi agricoli. E quando il prezzo di vendita si dimezza ma i costi continuano ad aumentare, il margine economico delle imprese diminuisce.

Molte aziende rischiano già di produrre in perdita. Inoltre, se questa situazione dovesse protrarsi nel tempo, potrebbe tradursi in una riduzione delle superfici coltivate o addirittura nell’abbandono della produzione da parte delle imprese meno strutturate.

Siccità e caldo aggravano la situazione

Alle difficoltà di mercato si sommano quelle conseguenti al cambiamento climatico. La campagna agricola è stata caratterizzata da temperature elevate e da una forte scarsità di acqua, elementi particolarmente critici per una coltura come il riso, che necessita di una gestione idrica estremamente accurata.

Non si tratta di danni astratti. Secondo le stime di Coldiretti, in alcune aree produttive le perdite potrebbero superare il 30% della produzione. Gli agricoltori, di conseguenza, potrebbero raccogliere meno riso proprio nell’anno in cui il prezzo del prodotto è precipitato, andando così incontro a una doppia penalizzazione:

Le richieste avanzate da Coldiretti

Per evitare un progressivo indebolimento del settore, Coldiretti ha presentato al Masaf un pacchetto di interventi. Tra le richieste più immediate figurano:

Secondo Coldiretti, queste tecnologie consentirebbero di contrastare in modo più efficace eventuali frodi commerciali e garantire ai consumatori una maggiore trasparenza sull’origine del riso acquistato.

Infine, è stata proposta la creazione di un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo sovranità alimentare, per rafforzare la collaborazione tra agricoltori, trasformatori e distribuzione. Le risorse, in questo caso, verrebbero usate per:

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