Biologico in Italia in calo, di quanto sono diminuite le superfici coltivate e cosa si rischia

In Italia i consumi bio crescono ma le superfici coltivate calano del 5,4% e le conversioni del 24,4%: a rischio la competitività del settore

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

In Italia si acquistano sempre più prodotti bio, ma le superfici agricole destinate alle produzioni biologiche diminuiscono. Il problema non è una perdita di interesse da parte dei consumatori, ma l’incapacità del sistema produttivo del nostro Paese di rispondere a questa domanda. Non c’è, a livello nazionale, una crescita altrettanto solida dell’offerta.

Superfici biologiche in calo: quanto ha perso l’Italia

Come emerso dal rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato da Ismea per il ministero dell’Agricoltura, nel 2025:

A diminuire sono state soprattutto le superfici ancora in conversione, ovvero quei terreni che stanno completando il percorso per essere riconosciuti a tutti gli effetti come biologici. Nel 2025 queste aree si sono ridotte del 24,4%, mentre le superfici già certificate bio hanno registrato una variazione più contenuta, pari a -0,5%.

Cosa si rischia

I dati suggeriscono che, mentre al momento il sistema tiene, è il futuro delle produzioni biologiche ad essere a rischio in Italia. Secondo Coldiretti, infatti, nell’arco di dieci anni gli ettari coltivati con metodo biologico sono aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più. Questo ha permesso all’Italia di rimanere uno dei principali Paesi europei per diffusione dell’agricoltura biologica, ma adesso gli esperti confermano che il problema riguarda soprattutto il rallentamento del percorso di espansione.

Il calo delle superfici in conversione, inoltre, segnala una minore propensione, da parte delle aziende, ad affrontare oggi il percorso necessario per trasformare nuovi terreni in superfici biologiche. Con i costi di produzione particolarmente elevati, la remunerazione riconosciuta non sempre è sufficiente a compensare gli oneri sostenuti.

Eppure:

Ma il metodo produttivo comporta vincoli e requisiti specifici che devono essere rispettati. Secondo Coldiretti, un’azienda agricola biologica deve affrontare un aggravio burocratico di almeno il 30% rispetto a un’impresa convenzionale (per certificazioni, registrazioni e controlli). E se a questo si aggiungono il trend al rialzo dei prezzi negli ultimi anni e gli effetti del cambiamento climatico, è facile capire perché per chi opera in questo settore i sacrifici (economici e non solo) continuano a non essere adeguatamente ricompensati. Da qui la scelta di non convertire nuovi terreni.

I prodotti esteri rubano la scena a quelli italiani

Quando la domanda di un prodotto continua a esserci, se la produzione nazionale non cresce allo stesso ritmo, nel mercato l’offerta proveniente dall’estero continua a prendersi più spazio. Non a caso, come risulta dall’indagine di Coldiretti, le importazioni di prodotti biologici sono aumentate del 25%.

E se i consumi continuano a crescere ma le superfici nazionali rimangono ferme o diminuiscono, sarà necessario ricorrere maggiormente all’offerta estera per soddisfare la domanda. Facendo perdere un’ampia fetta di guadagni alla filiera italiana.

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