Smart working meglio di un bonus, 1.300 euro in più all’anno per le neomamme

Uno studio di Banca d'Italia e Inps mostra che il lavoro da remoto riduce la child penalty: le madri restano al lavoro e guadagnano di più

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Lo smart working, che ha visto una rapida crescita durante la pandemia di COVID-19, è rimasto legato al mercato del lavoro come strumento per una migliore conciliazione vita-lavoro. Ne usufruiscono in particolar modo le madri lavoratrici che, come ricorda il 25º Rapporto Inps, continuano a sostenere una quota sproporzionata delle responsabilità familiari e domestiche e che per questo sperimentano penalizzazioni alla partecipazione al mercato del lavoro dopo la nascita dei figli.

La possibilità di svolgere l’attività lavorativa da remoto è così diventata uno strumento anti-penalità, molto più di bonus come l’Assegno unico universale.

La diffusione del lavoro da remoto o “agile”

Dal 2017 si contano i lavoratori da remoto e che aderiscono al “lavoro agile”, ovvero una forma di lavoro subordinato caratterizzata dall’assenza di vincoli di tempo e di luogo. Possiamo così confrontare il periodo pre-pandemico a quello durante e successivo.

Tra il 2017 e il 2019 la diffusione del lavoro agile risulta limitata, anche se leggermente più elevata nel settore pubblico rispetto a quello privato. A partire dal 2020, invece, si osserva una brusca e marcata impennata dovuta alle misure emergenziali della pandemia.

Le imprese che adottano il lavoro agile arrivano a circa il 6% nel settore privato, mentre il settore pubblico supera il 20%. Negli anni successivi si nota una riduzione rispetto al picco del 2020, ma non si ritorna mai ai livelli pre-pandemia:

Lo smart working come strumento contro la child penalty

Il Rapporto Inps introduce un’analisi molto interessante che vede nello smart working uno strumento per ridurre la child penalty. Va sottolineato che questo paragrafo riporta i risultati di un progetto condotto da Banca d’Italia, Inps ed EIEF.

Il punto di partenza è la partecipazione delle donne al mercato del lavoro che, nonostante i progressi, resta ancora arretrata in confronto alla partecipazione maschile. A fare la differenza c’è la nascita dei figli.

Si legge:

Diventare madri tende a penalizzare in modo persistente le carriere delle donne, mentre lo stesso non accade per gli uomini.

Questo fenomeno è noto come child penalty, ovvero una penalità legata alla difficoltà di conciliare il lavoro e la cura dei figli. Accade soprattutto in contesti familiari rigidi, dove il ruolo di cura è legato strettamente al genere, ed è legato a contesti organizzativi di lavoro basati sulla presenza fisica e sugli orari fissi.

Grazie alla diffusione del lavoro da remoto si è offerta una possibile via d’uscita, ovvero la possibilità di lavorare da casa eliminando i tempi di spostamento e favorendo una migliore gestione tra lavoro pagato e lavoro di cura.

Attenzione però alla possibile conseguenza negativa. Il rapporto non lo nasconde e dichiara che lavorare da remoto non risolve direttamente la disuguaglianza di genere; anzi, in alcuni contesti potrebbe rafforzare la divisione dei compiti di cura all’interno della famiglia e penalizzare le prospettive di carriera delle donne.

Più donne al lavoro e meglio pagate

Il risultato dell’indagine condotta risponde alla domanda iniziale: sì, lo smart working è uno strumento contro la child penalty. Dal 2021 in poi, infatti, le donne occupate in un settore dove è più facile lavorare da remoto hanno non solo mantenuto il proprio lavoro (riducendo il part-time), ma hanno anche avuto salari più alti nell’anno successivo alla nascita di un figlio.

Il reddito delle nuove mamme che lavorano da remoto è cresciuto di circa 1.100-1.300 euro annui. In percentuale si limita la perdita di reddito dell’87%. Per gli uomini, invece, lo smart working non fa molta differenza, dimostrando così ancora una volta come questi non vivano affatto il fenomeno della child penalty.

Anzi, nel caso in cui il padre abbia accesso allo smart working, la situazione per le donne migliora ancora di più. E questo perché il lavoro di cura in casa viene ulteriormente suddiviso.

Le conclusioni dell’analisi vedono il lavoro da remoto associato a una più alta probabilità non solo di presenza femminile nel mondo del lavoro, ma anche di diventare madri e di avere ulteriori figli. Un risultato migliore rispetto a quello dello strumento dell’Assegno unico.

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