I permessi retribuiti previsti dalla nota legge 104/1992 rappresentano uno degli strumenti più importanti per garantire assistenza alle persone con disabilità grave. Tuttavia, non si tratta di un diritto automatico per chiunque presti aiuto: la legge stabilisce requisiti ben precisi, soprattutto sul tipo di rapporto che deve esistere tra lavoratore e assistito.
La Corte di Cassazione con la sentenza 10976/2026 ha ribadito con chiarezza i limiti dei permessi 104, offrendo indicazioni utili sia ai dipendenti che ai datori di lavoro e agli operatori del settore.
Assistenza a un parente “non qualificato”: il caso
La vicenda giudiziaria nasceva dalla richiesta di una dipendente che aveva fruito, per molti anni, dei permessi 104 per assistere una persona con disabilità grave convivente. Si trattava però del cugino del marito. Dopo alcuni controlli, l’Inps aveva deciso di revocarle il beneficio, chiedendo la restituzione delle somme versate. L’ente riteneva infatti che mancasse il requisito fondamentale del rapporto giuridico, richiesto dalla legge.