Permessi Legge 104 per parenti acquisiti, senza requisiti bisogna restituire tutto

Permessi Legge 104, ecco quando spettano davvero e perché la semplice convivenza non basta: la sentenza della Cassazione

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

I permessi retribuiti previsti dalla nota legge 104/1992 rappresentano uno degli strumenti più importanti per garantire assistenza alle persone con disabilità grave. Tuttavia, non si tratta di un diritto automatico per chiunque presti aiuto: la legge stabilisce requisiti ben precisi, soprattutto sul tipo di rapporto che deve esistere tra lavoratore e assistito.

La Corte di Cassazione con la sentenza 10976/2026 ha ribadito con chiarezza i limiti dei permessi 104, offrendo indicazioni utili sia ai dipendenti che ai datori di lavoro e agli operatori del settore.

Assistenza a un parente “non qualificato”: il caso

La vicenda giudiziaria nasceva dalla richiesta di una dipendente che aveva fruito, per molti anni, dei permessi 104 per assistere una persona con disabilità grave convivente. Si trattava però del cugino del marito. Dopo alcuni controlli, l’Inps aveva deciso di revocarle il beneficio, chiedendo la restituzione delle somme versate. L’ente riteneva infatti che mancasse il requisito fondamentale del rapporto giuridico, richiesto dalla legge.

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