Mancano giovani nei servizi, la metà dei lavoratori ha oltre 50 anni

Cresce l'occupazione nel settore dei servizi energetici ma aumentata l'età media, mettendo a rischio ogni piano industriale futuro

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

L’età media dei dipendenti nei servizi pubblici è preoccupante. Nonostante il lavoro, e quindi l’occupazione, continui a crescere, il settore della gestione di acqua, energia e igiene si trova a fare i conti con dipendenti sempre più anziani.

Il miglioramento delle contrattuali ha fatto recuperare corda a enti gestori ma resta il fatto che un lavoratore su due ha superato i 50 anni, e quelli che hanno meno di 40 anni restano una minoranza.

Crescono gli occupati nei servizi pubblici

Lo studio è stato svolto da Ref Ricerche e Utilitalia, la federazione nata dalla fusione di Federutility e Federambiente, che unisce le imprese italiane che si occupano della gestione di servizi pubblici. Ha analizzato un campione di oltre 110.000 lavoratori. Conferma un andamento positivo dell’occupazione, soprattutto nei comparti idrico e ambientale, mentre il settore energetico mantiene livelli sostanzialmente stabili.

Un risultato che arriva in una fase di trasformazione dei servizi pubblici, chiamati a investire nella transizione ecologica, nella digitalizzazione delle reti e nell’ammodernamento delle infrastrutture. Per raggiungere questi obiettivi saranno necessarie professionalità sempre più qualificate.

Perché l’età media dei dipendenti è un problema

Il dato che preoccupa maggiormente, però, riguarda la composizione della forza lavoro. Circa il 50% degli occupati ha infatti più di 50 anni, mentre gli under 40 rappresentano solo il 30% del totale.

Questo elemento rischia di creare difficoltà, almeno a partire dai prossimi cinque anni, quando molti lavoratori raggiungeranno l’età pensionabile. Il ricambio generazionale diventa una priorità per garantire la continuità di servizi fondamentali per cittadini e imprese.

La questione è particolarmente grave nel settore dell’igiene urbana, dove le mansioni richiedono un impegno fisico. Tuttavia, anche il comparto energetico, impegnato nella transizione verso sistemi sempre più sostenibili e tecnologicamente avanzati, non resterà indifferente all’invecchiamento dei dipendenti.

Contratti migliori e più benefit per attrarre personale

Per rendere il settore più competitivo, negli ultimi anni sono stati rafforzati gli strumenti previsti dalla contrattazione collettiva.

Oltre agli aumenti salariali, le aziende stanno investendo in welfare aziendale, premi di risultato e misure per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita privata. L’obiettivo è aumentare l’attrattività di professioni che richiedono competenze specialistiche e che dovranno sostenere le sfide della transizione energetica e ambientale.

Anche la presenza femminile è in crescita, sebbene resti ancora inferiore rispetto ad altri comparti produttivi. Le lavoratrici sono maggiormente rappresentate nei ruoli amministrativi, gestionali e nelle qualifiche tecniche di livello medio-alto, segnale di un graduale cambiamento nella composizione del settore. Le donne rappresentano circa il 20,99% degli occupati nel settore ambientale e il 28,83% nei servizi riguardanti gas e acqua.

Perché i giovani qualificati guardano altrove

Il punto chiave che emerge dall’analisi di Utilitalia non è la mancanza di occupazione, quanto la difficoltà del settore ad attrarre profili più giovani e qualificati. In particolare, i laureati Stem, tecnici specializzati e i profili digitali tendono a orientarsi verso comparti percepiti come più dinamici e con percorsi di crescita più rapidi, come il digitale, la consulenza o le grandi aziende tecnologiche ed energetiche internazionali.

Gli enti gestori di servizi, pur offrendo stabilità e contratti solidi, scontano ancora una percezione di minore velocità nei percorsi di carriera e di maggiore rigidità organizzativa. Il risultato è uno squilibrio crescente: da un lato le utility hanno bisogno urgente di nuove competenze tecniche e innovative, dall’altro i profili ricercati hanno la possibilità di scegliere offerte più allettanti sotto ogni profilo, dal salario iniziale alla promessa di crescita professionale.

Perché il ricambio generazionale sarà decisivo

La crescita dell’occupazione conferma che le aziende che si occupano della gestione di servizi pubblici rappresentano uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana. I numeri, però, evidenziano anche la necessità di programmarne con attenzione le strategie industriali future.

Nei prossimi anni il pensionamento di migliaia di lavoratori esperti dovrà essere accompagnata dall’ingresso di nuove figure professionali capaci di gestire reti intelligenti e impianti digitalizzati.

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