L’antologia delle motivazioni della crisi previdenziale italiana si arricchisce di un nuovo capitolo. A scriverlo è Elsa Fornero, economista, docente di Economia all’Università degli Studi di Torino ed ex ministro del Lavoro del Governo Monti.
Fornero smonta uno dei pilastri ricorrenti del dibattito economico del Paese, ovvero l’idea che mandare in pensione i lavoratori più anziani liberi automaticamente il posto per le nuove generazioni.
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Lavoro e pensioni, il punto di Elsa Fornero
Il mix è micidiale ed è composto da tre ingredienti principali: il calo demografico, i redditi da lavoro in termini reali che sono sempre più bassi e le prospettive della spesa previdenziale che sono sempre più alte.
Abbiamo visto che non funziona lo schema secondo cui chi esce lascia il posto a un giovane. L’idea della sostituzione generazionale non ha funzionato.
Così ha spiegato Fornero, raggiunta dal quotidiano Il NordEst. E così ha aggiunto riferendosi ai pensionati:
Molti fra questi ultimi sono usciti conservando altri redditi, continuano a lavorare e smentiscono ulteriormente le illusorie aspettative di un bilanciamento fra chi lascia e chi dovrebbe entrare. Si sono creati squilibri contabili forti, incompatibili con un nuovo allentamento della spesa previdenziale, per esempio attraverso la riduzione dell’età pensionabile.
Il paradosso delle pensioni
Pur ammettendo la piena legittimità di voler rimanere al lavoro finché se ne hanno le forze, Fornero evidenzia una criticità:
Il paradosso è che cerchiamo di anticipare il pensionamento sperando che questo favorisca il lavoro dei giovani e non succede.
Questa la spiegazione del paradosso, in termini semplici:
Gli economisti lo chiamano l’ “errore del numero fisso di posti di lavoro”. Il pensionamento fa diminuire i flussi di contribuzione e, allo stesso tempo, favorisce le condizioni perché a lavorare sia una persona sola e non due. È una logica da ribaltare perché – per l’appunto – il numero degli occupati non è fisso, ma viene determinato dalle politiche e dalle strutture produttive.
Numero di lavoratori e di pensionati, come invertire il trend
Elsa Fornero propone di spingere sulle politiche attive per il lavoro, anzitutto. Ed di favorire gli investimenti delle imprese con particolare riguardo a quelle efficienti e competitive e, dunque, che hanno maggiore capacità di assumere.
Ma le imprese, quand’anche fossero disposte ad assumere, si trovano di fronte ad una scarsità di potenziali candidati. E i motivi sono almeno tre:
- il primo, come detto, è il calo demografico che ha ridotto il numero dei giovani;
- il secondo motivo riguarda il fatto che molti fra i giovani decidono di andare a cercare lavoro all’estero;
- il terzo motivo riguarda lo scarso dialogo fra scuola e mondo del lavoro.
Così si esprime Elsa Fornero, sull’ultimo punto:
Si deve orchestrare una formazione di competenze e conoscenza, per arricchire la cultura personale e permettere di pensare al futuro. Questo dialogo non c’è.
Invertire la rotta è urgente, dal momento che da qui al 2060, secondo i dati, l’Italia perderà un terzo delle persone in età da lavoro, soprattutto fra i giovani. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2025 gli occupati erano 24,1 milioni, contro circa 23,2 milioni di pensioni. Tirando le somme, si parla di quasi un assegno pensionistico per ogni lavoratore. Negli anni Ottanta il rapporto era di tre persone occupate per ogni pensionato.
Poi un pensiero per i più giovani:
Dovremmo trattarli come persone sin da bambini, indicando anche un percorso verso il lavoro, perché il lavoro è la radice dell’indipendenza.