Arretrati docenti e Ata 2026, via libera del Cdm: importi aumentati e quando in busta paga

Per oltre un milione tra docenti e personale Ata in arrivo aumenti fino a 143 euro lordi al mese, con effetti anche su pensione, Tfs e Tfr

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Arriva finalmente la svolta a lungo attesa da oltre un milione di lavoratori della scuola. Il Consiglio dei Ministri ha infatti dato il via libera al rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca per il biennio 2025-2026.

Ciò vuol dire che è stato sbloccato il percorso che porterà al pagamento degli arretrati maturati e ai nuovi aumenti di stipendio per docenti e personale Ata. Il provvedimento è stato approvato il 16 giugno, definendo gli incrementi mensili.

Ciò apre alla liquidazione delle somme arretrate, attese in busta paga già a luglio (salvo allungamenti dei tempi tecnici). Una vera e propria boccata d’ossigeno per le famiglie. Qualcosa di accolto con estremo piacere soprattutto oggi, considerando quanto il potere d’acquisto degli stipendi sia a dir poco sotto pressione.

Quanto valgono gli aumenti mensili

Neanche a dirlo, sono gli incrementi a regime sulla retribuzione il vero cuore del rinnovo del contratto. Per quanto riguarda i docenti, parliamo di un aumento medio di 143 euro lordi mensili. Il personale Ata, invece, otterrà in media 107 euro lordi extra.

Le cifre variano in base a differenti elementi:

A partire dal 2027, inoltre, è prevista anche una valorizzazione specifica per la nuova figura degli operatori scolastici. Per gli ex collaboratori, dunque, spazio a incrementi più elevati rispetto alla media di categoria.

Gli arretrati del biennio 2025-26

Il capitolo più atteso resta quello del pagamento degli arretrati. Sono stati calcolati sulle 12 mensilità più la tredicesima, così come al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita. In media gli importi (lordi) sono i seguenti:

Le somme effettive, però, cambiano sensibilmente a seconda del ruolo. Per i docenti la forbice va da circa 694 a 1.168 euro, mentre per il personale Ata si parte da circa 540 euro fino a superare i 1.200 euro. Quest’ultima cifra massima, però, fa riferimento a figure apicali come i Dsga.

Pagamento, pensioni e Tfs: gli effetti

Passiamo infine alle tempistiche, con l’accredito atteso per luglio 2026. Via libera dopo il completamento dell’iter amministrativo. Gli effetti, però, vanno ben oltre la busta paga. Gli incrementi incidono infatti sul calcolo della pensione per l’intero periodo 2025-2027.

Riflettono poi anche sul trattamento di fine servizio (Tfs) e di fine rapporto (Tfr), che verranno ricalcolati sulla base dell’anno di cessazione dall’operatività.

Un dettaglio non secondario per chi è vicino alla quiescenza e vedrà rivalutate le somme spettanti. Per il personale della scuola, dunque, il via libera del Cdm rappresenta un doppio beneficio.

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