Cloudflare multata da Agcom minaccia di lasciare l’Italia, siti ed eventi a rischio

Cloudflare non ha collaborato all'attuazione di Piracy Shield ed è stata multata da Agcom, ora l'azienda, i cui servizi sono essenziali per migliaia di siti, minaccia di lasciare l'Italia

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

L’azienda di sicurezza informatica e servizi internet Cloudflare ha minacciato di lasciare l’Italia a seguito di una multa da 14 milioni di euro dell’Agcom. L’agenzia ha accusato la società statunitense di non aver collaborato come richiesto dalla legge a Piracy Shield, il sistema di rilevamento e oscuramento automatico dei siti che trasmettono illecitamente il campionato di calcio.

Cloudflare è fondamentale per il funzionamento di migliaia di siti, come dimostrato da alcuni suoi recenti malfunzionamenti. Un abbandono dell’Italia da parte dell’azienda rischierebbe di esporre moltissimi portali ad attacchi informatici semplicissimi e potrebbe arrivare anche a compromettere in parte le Olimpiadi invernali.

La multa di Agcom a Cloudflare

Nei giorni scorsi l’Agcom, l’Agenzia garante perle telecomunicazioni, ha multato per 14 milioni di euro Cloudflare, importante società statunitense che fornisce servizi di sicurezza informatica e di gestione del traffico online. Agcom accusa Cloudflare di non aver mai agito dopo le segnalazioni di Piracy Shield, il sistema automatico di segnalazioni contro i siti che trasmettono illegalmente le partite del campionato di calcio di Serie A, donato proprio dall’Agcom alla Lega Calcio.

Il Ceo di Cloudflare, Matthew Prince, ha risposto duramente, attaccando sia l’Agcom sia Piracy Shield. In particolare, Prince ha criticato il sistema automatico di segnalazione per il suo potenziale di censura:

Lo schema (Piracy Shield, ndr), che anche l’Unione Europea ha definito preoccupante, ci ha richiesto con soli 30 minuti dalla notifica di censurare completamente da Internet qualsiasi sito che vada contro gli interessi di un’oscura cricca di élite mediatiche europee. Nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza.

Prince ha poi aggiunto che l’Agcom chiede a Cloudflare di bloccare siti non solo in Italia, ma in tutto il mondo, accusando l’agenzia di fare gli interessi di “una cricca mediatica“, che sarebbe la Lega Calcio.

Cloudflare minaccia di lasciare l’Italia

Prince ha poi minacciato che Cloudflare potrebbe lasciare l’Italia se la multa non verrà ritirata. L’azienda interromperebbe gli investimenti previsti nel nostro Paese, tra cui la costruzione di una sede locale, ma soprattutto smetterebbe di fornire servizi pro bono. Si tratta di milioni di dollari in protezione di portali e siti che oggi vanno a beneficio soprattutto delle Olimpiadi di Milano e Cortina.

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Non si tratta però solo delle Olimpiadi. Buona parte dell’internet italiano potrebbe finire esposto ad attacchi informatici semplicissimi, come quelli Ddos, se Cloudflare abbandonasse il Paese. Lo hanno dimostrato i malfunzionamenti di Cloudflare stessa avvenuti tra novembre e dicembre. Migliaia di siti, tra cui molti fondamentali per le attività produttive, erano diventati irraggiungibili.

I problemi di Piracy Shield

Il caso di Cloudflare espone due problemi molto diversi, uno italiano, l’altro europeo. Il primo sono le criticità di un sistema come Piracy Shield. La cosiddetta “legge antipezzotto”, che è la cornice legale in cui Piracy Shield si muove, permette al sistema di segnalare automaticamente i siti che trasmettono le partite del campionato di Serie A illegalmente. Il sito, o in questo caso gestore del traffico, deve rispondere in 30 minuti oscurando il portale.

Come spiegato dal Ceo di Cloudflare, questa prassi è problematica perché dà alla Lega Calcio il potere di oscurare fondamentalmente qualsiasi sito in Italia. Inoltre, trattandosi di un sistema automatico, un’applicazione pedissequa della normativa rischia di rendere inaccessibili siti che con la pirateria non hanno nulla a che fare. Un esempio di queste conseguenze era avvenuto nella prima settimana di funzionamento di Piracy Shield, quando il sistema oscurò Google Drive.

L’esposizione dell’Italia e dell’Ue alle aziende Usa

Il secondo problema che questo caso espone è la dipendenza delle infrastrutture digitali europee da aziende private statunitensi. Anche se non si è d’accordo con il funzionamento di Piracy Shield, le minacce di Cloudflare rendono evidente che la multinazionale statunitense ha il potere di “ricattare” il Governo italiano grazie alla sua diffusione capillare e al fatto che i suoi servizi sono essenziali. Uno stato che condivide con moltissime aziende degli Usa, tra cui i gestori dei principali servizi web, Google, Microsoft e Amazon, e quelli dei pagamenti elettronici, Visa e Mastercard.

In un contesto in cui le relazioni con gli Usa sono sempre meno cordiali, l’Ue ha iniziato a notare questa dipendenza e sta tentando di ridurla. Airbus, l’azienda franco-tedesca che domina il mercato degli aerei di linea, ha lanciato un bando per un fornitore di servizi web europeo che possa ospitare i propri sistemi informatici, per eliminare la sua dipendenza da quelli americani. L’Ue, grazie all’euro digitale, punta invece a smantellare l’oligopolio di Visa e Mastercard.

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