Quali sono i livelli di invalidità e i relativi diritti

Le persone invalide hanno alcuni diritti, che variano a seconda delle percentuali che sono riconosciute. Scopriamo quali sono e come funzionano

Pierpaolo Molinengo

Giornalista economico-finanziario

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

Che si tratti di una problematica cui si è costretti a far fronte dalla nascita o qualcosa che ha iniziato a caratterizzare la propria vita soltanto col passare degli anni, naturalmente o in seguito a un incidente, chiunque può richiedere il riconoscimento di una percentuale di invalidità. Ciò non vuol dire però che automaticamente lo Stato riconoscerà il diritto alla pensione ad un determinato cittadino.

Esistono infatti differenti livelli di riduzione delle proprie capacità, siano queste fisiche, psichiche o sensoriali. In proporzione al proprio livello di invalidità, a partire da una percentuale minima, la legge italiana prevede una serie di agevolazioni e benefici economici, regolati in proporzione allo stato di salute del cittadino.

Cosa si intende per invalidità

Quando si può davvero parlare di soggetti affetti da handicap? Le tipologie possono essere delle più svariate. In generale però si tende a indicare come invalido quel soggetto che presenta una minorazione sensoriale, fisica o psichica, sia essa stabile o progressiva, tale da inficiare i normali processi d’apprendimento, una regolare integrazione nella società o nell’ambito lavorativo e l’avvio di nuove relazioni.

Un percorso di vita complesso sotto svariati aspetti, il che spinge lo Stato a prestare il proprio soccorso, avendo il dovere di facilitare il più possibile l’inserimento socio-lavorativo del soggetto, che dovrà essere messo in condizione d’essere il più possibile autonomo. Una legge, la n.68 del 1999, fa riferimento nello specifico all’ambito lavorativo, indicando quali siano quelle categorie di professionisti da considerarsi “protette”. Si tratta di soggetti che devono necessariamente essere agevolati dallo Stato, che obbliga le aziende, in ambito pubblico o privato, a riservar loro dei posti all’interno delle fila dei propri dipendenti. Ecco di quali categorie si tratta:

Raggiunta l’età di 65 anni, chiunque verrà considerato un invalido civile nel caso in cui presenti delle difficoltà persistenti nello svolgere l’attività quotidiana di lavoro.

Percentuali di invalidità

Quando si fa riferimento alle percentuali di invalidità si parla di veri e propri punteggi, validi sull’intero territorio italiano, calcolati e attribuiti da una Commissione medica competente. In questo modo si è in grado di valutare lo stato della problematica di salute di cui un soggetto è affetto. Il primo passo da fare è quello di presentare una domanda di riconoscimento della propria invalidità o handicap, per poi passare attraverso diverse procedure. La domanda in sé può essere inoltrata telematicamente agli uffici dell’INPS, il che darà il via all’intero processo, che porterà la Commissione ad accertare la percentuale di invalidità del dichiarante.

È bene sapere che per ottenere una pensione di inabilità è necessario presentare un handicap che rientri nella soglia minima del 100% di invalidità, su un totale ovviamente del 100%. Per quanto si possano di certo incontrare molte difficoltà nella vita di tutti i giorni, al di sotto di tale percentuale non si è considerati invalidi. Lo Stato non è dunque obbligato a intervenire per facilitare la propria socialità o la vita lavorativa. Ecco dunque le varie percentuali riconosciute. Rientrando in una sezione o nell’altra si otterranno differenti benefici:

Invalidità: i benefici previsti

La legge italiana prevede benefici e agevolazioni per i cittadini con invalidità superiori al 33%:

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