In Italia 701 auto ogni 1000 abitanti, meno del 20% a basse emissioni e Sud indietro

Italia leader europea per tasso di motorizzazione: i nuovi dati Istat 2026 evidenziano divari territoriali e i primi segnali di stop per i veicoli a combustibili fossili.

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Secondo gli ultimi dati Istat, l’Italia si conferma il Paese più motorizzato d’Europa. Con 701 autovetture ogni 1.000 abitanti, supera la media dell’Unione europea (578), distanziandosi dalle principali economie continentali: 544 auto ogni 1.000 abitanti in Spagna, 579 in Francia, 590 in Germania. Il Mezzogiorno continua a registrare i valori più elevati, con le auto a basse emissioni che restano sotto il 20% e il parco circolante è tra i più anziani d’Europa. Allo stesso tempo, per la prima volta, si arresta la crescita dei veicoli a combustibili fossili.

Auto ed emissioni in Italia: cosa dicono i dati Istat

Da quello che emerge dal report, pubblicato a febbraio 2026, il tasso di motorizzazione italiano continua a crescere (+1,0% nel 2024 rispetto al 2023), in controtendenza rispetto alle altre grandi economie europee, dove il numero di auto per abitante è stabile da anni. Inoltre, il fenomeno non è uniforme sul territorio. Nei 112 comuni capoluogo il tasso è più basso (651 auto ogni 1.000 abitanti), e scende ulteriormente nei capoluoghi di città metropolitana (612).

Quello che suggeriscono i numeri, in questo caso, è che dove la densità abitativa è maggiore e l’offerta di trasporto pubblico più consistente, il ricorso all’auto privata è più contenuto. Non a caso, i capoluoghi metropolitani offrono mediamente 6.695 posti-km per abitante, quasi il triplo rispetto ai 2.318 dei capoluoghi di provincia.

Anche sul piano territoriale il Nord-ovest dispone di un’offerta molto più ampia (7.590 posti-km/ab.) rispetto al Sud (2.120) e alle Isole (2.027), dove il trasporto pubblico è più debole, l’auto privata diventa una necessità. Nei capoluoghi del Nord-ovest, infatti, si contano 594 auto ogni 1.000 abitanti, mentre nelle Isole si arriva a 723.

Città a confronto

Anche mettendo a confronto i singoli centri urbani emergono differenze. Concentrandosi sulle città, per esempio, Venezia si conferma quella con il minor tasso di motorizzazione grazie a sole 460 auto ogni 1.000 abitanti. Frosinone, invece, detiene il primato opposto con 856 veicoli. Tra i capoluoghi metropolitani, invece, c’è una forte concentrazione di mezzi privati soprattutto nel Sud e nelle Isole. Catania guida questa classifica con una quota di 824 auto, seguita da Reggio Calabria (725), Cagliari (709) e Messina (698).

Per quanto riguarda la densità veicolare (non il numero di auto per abitante ma il numero di veicoli per chilometro quadrato di superficie urbanizzata), nel 2024 in Italia si contano 2.788 veicoli/km², ma nei comuni capoluogo il valore sale a 3.990.

Il minimo si registra a Lucca (1.661), il massimo a Napoli (7.590). Valori superiori a 6.000 veicoli/km² si osservano anche a Torino, Milano, Palermo e Catania. A differenza del tasso di motorizzazione, la densità è più alta nelle grandi città (5.195 veicoli/km² nei capoluoghi metropolitani contro 3.247 nei capoluoghi di provincia). Anche qui emerge il gradiente Nord-Sud: molti dei valori più elevati si concentrano nel Mezzogiorno. Tuttavia, il Nord-ovest presenta livelli particolarmente alti (4.687 veicoli/km²), più vicini a quelli del Sud e delle Isole che a quelli del Nord-est.

Stop alla crescita dei veicoli fossili: primo segnale positivo

Sebbene il volume complessivo dei veicoli resti elevato, emergono dal report i primi segnali di un cambiamento strutturale nella composizione del parco circolante. Secondo l’Istat, i veicoli alimentati a combustibili fossili (benzina, gasolio e gas) costituiscono ancora la colonna portante della mobilità nazionale, rappresentando il 93,9% del totale dei mezzi in circolazione. Tuttavia, il dato significativo non risiede nella loro prevalenza, ma nella loro interruzione di crescita. Per la prima volta, infatti, si registra una lieve flessione dello 0,02%.

Nei capoluoghi il valore è leggermente più basso (0,819), grazie alla maggiore diffusione di ibride ed elettriche. E ancora una volta, il Nord-ovest registra livelli inferiori (0,832 sull’intero territorio), mentre le Isole presentano i valori più alti (0,975).

Il Mezzogiorno resta indietro

Non ci sono buone notizie se, invece, si analizza il potenziale inquinante al Sud, che misura il rapporto tra auto più inquinanti (Euro 0-3) e quelle a basse emissioni. Nel 2024 il valore nazionale è 109,9, in forte calo rispetto al 136 del 2019. Per la prima volta il Nord-est scende sotto quota 100 (97,4), raggiungendo un equilibrio tra veicoli ad alto e basso impatto. Nei capoluoghi l’indice è 105, ma nel Mezzogiorno la media supera quota 120 in città come Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Messina. A Catania si registra il valore più alto (156,6).

Al contrario, 43 città del Centro-Nord sono sotto quota 100. Bologna tocca il minimo (82,0), seguita da Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Cesena e Ancona.

Meno di un’auto su cinque è a basse emissioni

La distanza territoriale è marcata anche se si tiene conto della presenza di auto a basse emissioni, che rappresentano solo il 19,7% del totale nei comuni capoluogo (+2,3 punti percentuali in un anno): il 22% circa nel Centro-Nord, il 16% nel Sud e appena 10,8% nelle Isole. Le città più avanzate (Torino, Milano, Bologna) superano il 30% di auto a basse emissioni, mentre nel Mezzogiorno la penetrazione resta limitata.

Le ibride trainano la crescita (+635,9% dal 2019), raggiungendo l’8,8% del totale nei capoluoghi. Le auto elettriche restano invece marginali (0,8%), mentre quelle a gas e bi-fuel, pur classificate tra le basse emissioni, sono ancora la componente più numerosa del segmento (10,1%) ma appartengono comunque ai combustibili fossili.

Il primo arresto nella crescita dei veicoli fossili è un segnale positivo, ma la transizione è ancora agli inizi. Senza un potenziamento strutturale del trasporto pubblico, politiche di rinnovo del parco veicolare e investimenti infrastrutturali, soprattutto nel Sud, il primato italiano rischia di tradursi sempre più in un costo ambientale ed economico. La sfida non è solo ridurre le emissioni, ma ripensare il modello di mobilità. Perché 701 auto ogni 1.000 abitanti non sono solo un record statistico: sono lo specchio di un sistema che fatica ancora a cambiare.

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