Le rinnovabili non bastano, il paradosso del clima che mette in crisi l’energia green

Dalle ondate di calore che frenano il solare alla saturazione delle reti eoliche: l'Europa deve investire su infrastrutture e resilienza

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

E se le energie rinnovabili non fossero la soluzione per contrastare il cambiamento climatico? La guerra contro l’Iran ha aperto una serie di scenari che in qualche modo sono anche positivi, come la corsa alle fonti rinnovabili e alle auto elettriche. Però le energie rinnovabili potrebbero non essere la panacea per tutte le crisi e la loro efficacia deve essere ancora messa alla prova.

Il paradosso viene presentato da diversi esperti, come la fondatrice di Wfy24.com, piattaforma che analizza i dati meteorologici e le tendenze della volatilità climatica. Secondo Ioanna Vergini è un errore pensare che il cambiamento climatico porti “più sole” e che questo equivalga sempre a “più energia”.

Il paradosso delle energie rinnovabili

Anche se “cambiamento climatico” è diventata una parola sulla quale scontrarsi, secondo le Nazioni Unite ogni incremento di temperatura si traduce in rischi in rapida escalation. Sappiamo che l’Europa è uno dei continenti che si sta scaldando più velocemente. Questo porta a sempre più eventi meteorologici estremi che aumentano i rischi ambientali, economici e umani.

In questo quadro complesso, il settore delle energie rinnovabili appare come un faro. Riducendo le emissioni di carbonio e continuando a produrre energia, ma con le rinnovabili, dovremmo riuscire ad affrontare il cambiamento climatico senza impattare troppo sul nostro stile di vita. Ma è davvero così? C’è una sfida operativa nascosta, che inizia a dare alcuni segnali di criticità.

Come spiega Thomas Balogun, investitore del settore delle energie rinnovabili intervistato da Euronews:

L’intensificarsi della volatilità dei modelli meteorologici e l’aumento delle temperature mettono a dura prova l’affidabilità, l’efficienza e la resilienza della transizione verso l’energia verde, che viene spinta al limite.

Troppo sole

Il 2026 sarà uno degli anni più caldi mai registrati, battendo diversi record in negativo. Non saranno soltanto estati difficili, ma con la formazione del super El Niño, sentiremo gli effetti anche tra settembre e novembre e fino al 2027. Le temperature resteranno molto elevate, ci sarà un maggior rischio di siccità alternata a eventi meteorologici estremi come alluvioni ed eventi franosi.

Quindi, da una parte, grazie all’energia solare l’Europa ha risparmiato oltre 3 miliardi di euro solo nel mese di marzo ed entro la fine dell’anno si arriverà a un risparmio di 67,5 miliardi di euro (analisi di SolarPower Europe); ma dall’altra parte, come ha spiegato Ioanna Vergini:

È un errore pensare che più sole equivalga sempre a più energia.

Spiega infatti che le celle fotovoltaiche sono semiconduttori e, come ogni altro dispositivo elettronico, perdono efficienza all’aumentare della temperatura. Quindi per ogni grado al di sopra dei 25 °C, l’efficienza dei pannelli solari diminuisce di circa lo 0,4-0,5%.

Il problema del vento

Se non i pannelli solari, si potrebbe pensare di puntare alle turbine eoliche. Ci sono dei territori in Europa che sono ideali per generare energia eolica, per esempio il Regno Unito. A marzo la produzione ha toccato il record di 23.880 MW, capaci di alimentare circa 23 milioni di abitazioni.

Ma anche qui c’è il lato nascosto: quando la velocità del vento diventa troppo elevata, la rete elettrica viene saturata superando l’effettivo fabbisogno.

Cosa succede in questo caso? Ha risposto Octopus Energy, società energetica britannica che opera nel settore delle energie rinnovabili. È stato spiegato che quando avviene la saturazione della rete elettrica, le turbine eoliche vengono spente. Per riattivarle si paga molto. In Gran Bretagna si è raggiunta una cifra di 1,47 miliardi di sterline lo scorso anno solo per la riattivazione delle turbine.

Il Governo britannico ha quindi presentato un piano per fornire energia elettrica a prezzo scontato o gratuita quando la rete si sovraccarica.

Sempre Vergini spiega che le turbine eoliche:

hanno un punto ottimale. Quando la velocità del vento supera i 90 km/h circa, le turbine entrano in modalità sopravvivenza e mettono in posizione di bandiera le pale fino ad arrestarle per evitare i cedimenti strutturali.

È già accaduto che delle pale eoliche si siano spezzate durante una tempesta e ora l’obiettivo degli operatori è adattare le turbine per renderle sempre più resistenti alle velocità del vento più elevate.

Energia idroelettrica a rischio

Un’altra energia pulita, l’energia idroelettrica, è a rischio a causa dell’aumento delle temperature. Un esempio presentato da Euronews è quello della Norvegia, che è definita la più grande riserva idrica d’Europa grazie alle sue migliaia di dighe. Ma dopo un inverno caldo e secco, le riserve di neve sono scese ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni.

E questo non ha solo creato un problema ambientale, ma anche economico. Infatti, secondo gli esperti, si è creato un deficit di circa 25 terawattora, quantità sufficiente ad alimentare 2,5 milioni di abitazioni per un anno e quasi un quinto della produzione idroelettrica totale della Norvegia.

La rete energetica non è pronta

Si arriva così alla conclusione di questa analisi, dove secondo gli esperti si deve guardare alle capacità energetiche europee. La rete energetica europea è obsoleta, soprattutto in alcuni Paesi. Ci sono reti che non hanno la capacità di essere collegate a futuri progetti eolici e solari e le limitazioni più gravi sono state riscontrate in:

Sarà quindi necessario, prima di tutto, investire per ammodernare o creare una rete energetica più affidabile. L’Europa stima che tra il 2031 e il 2050 saranno necessari investimenti annuali di circa 85 miliardi di euro per la rete elettrica e già lo scorso anno la Commissione Europea aveva presentato un pacchetto per le reti europee con un’iniziativa da 1.200 miliardi di euro per rinnovare il settore elettrico, le reti di cavi, le sottostazioni e le tecnologie che distribuiscono energia in tutto il continente.

In altre parole, la crisi energetica attuale non può essere risolta con le energie rinnovabili da un giorno all’altro, ma devono essere previsti investimenti ampi su numerosi settori, dalla progettazione di sistemi che possano affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici fino alla basilare rete elettrica. Solo a quel punto potremo superare le crisi dovute ai combustibili fossili. Quindi, per rispondere alla titolare domanda: sì, con gli investimenti giusti; no, le energie rinnovabili non faranno la differenza se non ci sarà lungimiranza.

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