Caldo estremo, 5 anni da record sopra 1,5° C: non è tutta colpa di El Niño

Le proiezioni dell'Omm avvertono sul rischio di record termici continui, picchi estremi nell'Artico e una drammatica siccità in Amazzonia

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

I prossimi cinque anni saranno molto caldi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite sul clima, la Terra supererà più e più volte la soglia climatica considerata “sicura”. Si parla di un costante superamento della soglia di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, la soglia calcolata ormai 20 anni fa come il limite per il riscaldamento concordato nel 2015 con l’accordo di Parigi sul clima.

Lo ha annunciato l’Organizzazione meteorologica mondiale in un report che preoccupa gli esperti. Si prevede un riscaldamento dell’Artico, che da oggi al 2030 vedrà crescere la temperatura di quasi +1,66 °C, e viene lanciato l’allarme per possibili incendi in Amazzonia, che come sappiamo è il polmone verde del pianeta.

Come saranno i primi 5 anni?

Per dirlo in parole semplici, come riporta anche il report dell’Organizzazione meteorologica mondiale: nei prossimi cinque anni si batterà il record di “anno più caldo mai registrato“.

Viene previsto che ogni anno da qui al 2030 sarà tra il +1,3 °C e +1,9 °C più caldo rispetto alla fine dell’Ottocento. È stato anche effettuato un calcolo che racconta della probabilità che questo avvenga.

I dati sono i seguenti:

Queste probabilità si traducono in previsioni che raccontano di temperature artiche sopra i 2,8° rispetto a quelle medie odierne (un valore 3,5 volte superiore rispetto a quello globale). Questo comporterà un’ulteriore riduzione del ghiaccio marino in particolare tra Norvegia e Russia, nel mare di Bering, tra l’Est Siberia e in quello tra Siberia e Giappone.

Inoltre, si prevedono condizioni più umide della media nell’emisfero settentrionale, soprattutto durante la stagione invernale da novembre a marzo, con riduzione delle piogge nelle zone subtropicali nell’emisfero australe.

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L’anomalia di umidità si tradurrà invece in una maggiore quantità di pioggia sull’Europa settentrionale e nella fascia dell’Africa subsahariana, mentre per l’Amazzonia si prevedono estati molto più aride.

Eventi climatici sempre più gravi

Quello che ci tiene a ricordare la climatologa Melissa Seabrook, tra le coautrici del rapporto dell’Omm, è che una volta toccato il +1,5 °C non c’è un collasso totale. Si tratta più di un’esperienza nel lungo periodo, dove “ogni decimo di grado in più comporta impatti sempre più gravi”.

In un altro rapporto scientifico dell’ONU, vengono descritti i pericoli degli aumenti di temperature di questa portata, ovvero sopra la soglia di +1,5 °C. Dopo questo numero, infatti, aumentano il rischio di morti, pericoli e perdita di specie. Alcuni ecosistemi, anche solo per pochi decimi di grado, rischiano di sparire completamente, come le barriere coralline e i ghiacciai.

Per la climatologa Friederike Otto dell’Imperial College di Londra, che invece non ha partecipato al report ma era presente durante la presentazione dello stesso ed è intervenuta:

Un anno intero o più al di sopra di +1,5 °C porterà con sé un’intera gamma di eventi meteorologici estremi che supererà tutto ciò che abbiamo sperimentato finora.

Ha aggiunto che le città sono “drammaticamente impreparate” e che il tempo per prepararsi è ormai molto poco.

Con una dichiarazione allarmante, la professoressa di scienze del clima ha aggiunto:

Molte persone perderanno la vita. Andremo incontro a forti shock sui prezzi alimentari e a incendi boschivi più intensi.

Il record di temperature di maggio

Maggio 2026 ha fatto registrare diversi record per le alte temperature raggiunte in diversi Paesi. Nel Regno Unito 35 °C in primavera è considerato un’anomalia mai vista, ma temperature alte sono state registrate in tutta Europa, compresi i Paesi del Nord come la Norvegia.

ANSA
Temperature maggio 2026.

È colpa di El Niño?

Si è parlato a lungo di El Niño, il fenomeno climatico che porta e trattiene a lungo le temperature oltre la media stagionale. Tutte le previsioni a breve termine ormai indicano come molto probabile non solo la presenza di El Niño, ma di una sua forma “super”.

Se si tratta di un fenomeno naturale in alcune zone del Pacifico centrale, questo è capace di alterare in maniera anomala le temperature. Secondo il rapporto dell’Omm questo fenomeno potrebbe protrarsi fino al 2028 ed è per questo che, anche analizzando le stime precedenti, potrebbe essere proprio il 2027 l’anno più caldo mai registrato.

Quindi è vero che El Niño causa l’aumento di temperature di 0,1-0,2 °C della temperatura media globale, ma si tratta di un effetto circoscritto rispetto all’aumento dovuto al cambiamento climatico di origine antropica. Questo invece aumenta la temperatura globale di circa 1,3-1,5 °C sopra i livelli preindustriali in maniera molto più persistente.

Il rischio incendi boschivi per la salute

Il rischio non è soltanto legato all’aumento di temperatura, ma anche a come queste cambiano la natura. Possono, per esempio, creare zone di siccità estese e per lunghi periodi che a loro volta possono causare incendi. Questi uccidono nell’immediato, ma non solo. Nel lungo periodo gli incendi compromettono la qualità dell’aria e causano numerosi problemi di salute.

Un esempio sono gli incendi australiani avvenuti nel 2019 che hanno provocato 33 vittime dirette, ma il fumo è stato responsabile di ulteriori 417 decessi e di migliaia di ricoveri in ospedale per i sei mesi successivi.

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