Oceani mai così caldi, i mari da record in Italia tra eventi estremi e pesca a rischio

I dati di Copernicus confermano la febbre del Mediterraneo, con temperature da primato che minacciano gli ecosistemi e annunciano tempeste

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Non fa caldo solo sull’asfalto, dove lo si può facilmente giustificare con i fenomeni dell’isola di calore tra troppo cemento e pochi alberi. Fa caldo anche in mare. Le temperature superficiali dell’oceano hanno raggiunto nuovi record nel mese di giugno.

Copernicus ha pubblicato i dati relativi alla fine del primo mese estivo e ha avvertito sulle conseguenze di questo surriscaldamento del mare. L’impatto di un mare troppo caldo lo si vedrà sui modelli meteorologici, sul clima globale e sugli ecosistemi marini. Si tratta di un record di temperature elevate che supera persino i dati del 2023, quando gli scienziati avevano definito i 20,83 °C come “folli”. Ora si sono toccati i 20,86 °C, ovvero “il massimo riscaldamento oceanico mai registrato” per il mese di giugno. L’Italia purtroppo non sfugge al fenomeno.

Oceani mai così caldi

Fine maggio e giugno sono stati tra i periodi più caldi mai registrati, in particolare per un’Europa che si scalda sempre più velocemente e che non è ancora capace di strategie di adattamento efficaci. Spagna, Francia, Germania e Italia sono state tra le più colpite e gli effetti si sono visti soprattutto sulla salute umana registrando i primi morti da caldo della stagione.

Una panoramica “spaventosa”, per utilizzare il termine che gli scienziati usano sempre più spesso per indicare i dati del clima. L’hanno fatto anche questa volta con l’uscita degli ultimi dati del servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.

Scopriamo di aver superato un nuovo record negativo: si è registrata la temperatura media più alta di sempre della superficie dei mari di tutto il pianeta.

I record precedenti

Guardando ai dati precedenti, la temperatura media sulle superfici dei bacini di tutto il pianeta non è mai stata così calda. Con i suoi 20,86 °C, sono stati superati i record del 2023 e del 2024 quando si era arrivati ai 20,83 °C.

Dati che non sorprendono e che erano stati previsti a causa della formazione di El Niño nelle acque tropicali dell’oceano Pacifico. Il mix di fenomeni, tra riscaldamento globale ed El Niño, ci ha regalato il nuovo record negativo.

I mari più caldi

Non ci sorprende neanche che tra le zone colorate di rosso e rosso intenso ci siano quelle che hanno subito anche la grave ondata di calore sulla superficie terrestre. Infatti, le acque invece di mitigare le temperature, le hanno accompagnate e sostenute per un periodo di tempo più lungo.

Le anomalie maggiori, non a caso, si sono registrate nel Mediterraneo occidentale, in particolare nel Golfo del Leone al largo della costa meridionale della Francia e nei mari Ligure e Tirreno lungo la costa occidentale dell’Italia.

Anomalie di temperatura anche nel mare del Nord meridionale e nel Mar Baltico.

Le conseguenze: tutti i danni

Il mare è uno scrigno di fauna e flora, fornisce cibo ad animali e persone e serve a bilanciare il nostro clima. Oggi è già minacciato da moltissime attività umane, come la pesca eccessiva, le trivellazioni petrolifere e l’inquinamento da plastica.

Il suo surriscaldamento non comporta nulla di buono, nessun “clima caraibico”, nessun piacevole bagno caldo a mezzanotte può giustificare quello che verrà.

Copernicus avverte in maniera chiara:

Si prevede che questo record avrà conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini.

In che modo? Mare più caldo significa maggiore umidità nell’aria e quindi un maggior rischio di fenomeni meteorologici estremi. Ci dobbiamo preparare a una fine dell’anno con tempeste, precipitazioni e possibili inondazioni.

Un’atmosfera calda più a lungo, proseguono gli scienziati, fornisce l’energia alle tempeste e, aumentando l’evaporazione, si accresce il rischio di precipitazioni estreme e inondazioni. Inoltre:

il riscaldamento oceanico contribuisce inoltre all’innalzamento del livello del mare e alla fusione dei ghiacci, mettendo a dura prova gli ecosistemi marini.

Secondo il direttore del servizio Copernicus per i cambiamenti climatici, Carlo Buontempo, le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase, un territorio inesplorato. Dichiara che nei prossimi mesi assisteremo al superamento di ulteriori record di temperatura. Le conseguenze saranno quindi percepibili non solo sulla nostra pelle, anche sulla pesca e quindi sulle economie delle zone costiere.

Ecosistema e pesca a rischio: aumentano le specie aliene

Il Mar Mediterraneo sta già mostrando i segni di un cambiamento profondo dovuto alle temperature. Infatti, sono aumentate le specie tropicali e aliene perché trovano degli habitat sempre più confortevoli.

Molto discusso è stato il pesce scorpione, che continua a popolare le acque italiane, ed è stato anche documentato il primo ritrovamento della ricciola giapponese, che è arrivata attraverso il traffico navale e ha trovato le condizioni perfette per restare.

L’Ispra anche quest’anno rilancia la campagna “Attenti a quei 4” che invita la popolazione a fare attenzione rispetto alle specie invasive e aliene presenti nei nostri mari. Si tratta di specie che non sono solo invasive per l’ecosistema, ma possono causare anche punture dolorose.

Come spiegato da Ernesto Azzurro, ricercatore del Cnr-Irbim che ha coordinato lo studio sul pesce scorpione:

La maggior parte dei nuovi avvistamenti è concentrata nel Mar Ionio, una delle aree che secondo le proiezioni climatiche presenta il più alto rischio di aumento della vulnerabilità all’invasione da parte di questa specie tropicale, insieme alle regioni più meridionali del Mar Adriatico.

Le quattro specie aliene a cui fare attenzione:

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