In Italia ci sono oltre 190 aree idonee a una centrale nucleare. Un dato che ci torna utile di fronte all’attuale crisi energetica. Per risolvere il problema, il governo Meloni pensa in due direzioni: una nel breve periodo, fatta di sostegno a imprese e famiglie e ritorno alle centrali a carbone; l’altra guarda nel lungo periodo e fa riferimento all’investimento in tecnologia di tipo nucleare. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, parlando all’evento “Il santo Graal dell’energia” ha spiegato che la produzione nucleare ha il potenziale di coprire il 20% del fabbisogno energetico dell’Italia entro il 2050.
Si tratta di una risposta nel lungo periodo, appunto, ma che una volta attuata potrebbe proteggere il Paese da scossoni energetici come quello attuale. Il nucleare però porta con sé diversi problemi da risolvere, prima di tutto quello della percezione di pericolosità. A quarant’anni dall’esplosione del reattore quattro della centrale di Chernobyl, in Ucraina, sull’energia nucleare grava ancora l’immagine apocalittica fatta di mutazioni genetiche e distruzione. Così l’Italia va lenta, non solo nella ricerca di nuovi siti nucleari, ma anche per quanto riguarda l’accatastamento delle scorie nucleari. La nostra penisola è densamente popolata, fatta di pochi spazi percepiti come abbastanza distanti, e quindi come “sicuri”, da una centrale nucleare. Per questo un referendum abrogativo in fatto di nucleare potrebbe avere vita difficile, ma il ministro dell’Ambiente dice di confidare nei giovani.
Indice
Dove sono i siti nucleari
Se l’Italia dovesse tornare a utilizzare l’energia atomica, quali sono i siti nucleari che verrebbero riattivati o quali potrebbero essere le nuove sedi? Si tratta di una domanda che ogni cittadino si fa quando si parla di energia nucleare. Indipendentemente dalla posizione a favore o contraria, è bene conoscere quali sono le posizioni delle attuali centrali nucleari disattivate, dei siti di stoccaggio e quali potrebbero essere le aree idonee a un futuro investimento sull’energia atomica.
In Italia abbiamo quattro centrali nucleari disattivate e che al momento contengono ancora i materiali radioattivi. Sono:
- la centrale di Trino Vercellese in Piemonte, dove vi sono stoccati 780 m³ di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato;
- la centrale di Caorso in Emilia-Romagna con stoccati all’interno 1880 m³ di scorie radioattive e 1032 elementi di combustibile irraggiato;
- la centrale nucleare di Latina nel Lazio con 900 m³ di scorie radioattive;
- la centrale nucleare del Garigliano in Campania con stoccati circa 2200 m³ di scorie radioattive.
Depositi di scorie radioattive: dove si trovano
Quando si parla di energia nucleare, non si fa soltanto riferimento alla posizione delle centrali nucleari vere e proprie, ma è necessario parlare anche di siti di stoccaggio delle scorie radioattive. In Italia ci sono tre sedi di stoccaggio e in questi siti sono stoccate un totale di 235 tonnellate di scorie radioattive di terza categoria.
Si trovano:
- a Saluggia in Piemonte;
- a Casaccia nel Lazio;
- a Trisaia in Basilicata.
Ma l’energia nucleare comporta anche altri impianti legati al ciclo del combustibile nucleare, quindi sotto la responsabilità di Sogin troviamo anche gli impianti di:
- Rotondella a Matera;
- Bosco Marengo ad Alessandria.
Aree idonee: deposito e centrali
È stata anche pensata una Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, sia per quanto riguarda lo stoccaggio di scorie radioattive, sia per quanto riguarda la posizione di nuove centrali.
Per quanto riguarda l’immagazzinamento di scorie radioattive, sono state identificate 67 aree potenzialmente idonee, poi ridotte a 51 in diverse regioni:
- 21 nel Lazio;
- 10 in Basilicata;
- 1 in Puglia;
- 4 tra Basilicata e Puglia;
- 5 in Piemonte;
- 2 in Sicilia;
- 8 in Sardegna.
Accanto ai depositi anche le centrali nucleari. Secondo uno studio “European site mapping”, in Europa ci sono circa 900 aree idonee a ospitare centrali nucleari, nello specifico in Italia sono 196.
Nella valutazione sono incluse vicinanza a industrie pesanti, capacità della rete elettrica e presenza di infrastrutture energetiche esistenti. Così idonee risultano molte aree della pianura padana, comprese Torino, Milano e lungo il corso del Po tra Cremona e Venezia.
Poi c’è la zona cremonese, il confine tra Umbria e Lazio e diverse aree costiere nel sud Italia.
La lista delle “fasce idonee” completa è la seguente:
- nel Nord-Ovest c’è l’area di Torino e un’ampia fascia tra Torino e Milano (con estensione verso l’Emilia occidentale);
- nel Nord-Est, l’area tra Verona e Venezia, e un’area marcata a Udine;
- un’ampia fascia nei pressi di Bologna e verso la costa adriatica in zona Ravenna, raggiungendo anche Rimini;
- nel Centro, sono interessate la Toscana (nell’area Pisa/Livorno e Grosseto) e la fascia importante tra Roma e il basso Lazio verso Latina;
- al Sud, una fascia nell’area di Napoli e alcuni tratti nel Meridione (Puglia in zona Brindisi; Calabria in zona Catanzaro);
- per le Isole, un tratto in Sicilia nell’area di Catania e un piccolo tratto in Sardegna nella parte sud-occidentale (non lontano da Cagliari).