Entro il 30 giugno va versata la famosa “tassa etica”, ovvero l’addizionale del 25% che si applica a chi produce, distribuisce o vende materiale pornografico. La devono pagare tutti coloro che lavorano nel mondo degli adulti, un settore ampio che passa dalla produzione alla distribuzione. Dentro ci sono anche i creator digitali, come i più noti onlyfanser, ma vale per tutte le tipologie di pubblicazioni.
La tassa etica non piace al settore degli adulti, che da tempo si impegna in campagne di raccolta firme e proteste con lo slogan #stoptassaetica.
Indice
Che cos’è la tassa etica
La “tassa etica” è proprio quello che sembra, ovvero una tassa per un particolare tipo di prodotto messo in vendita. Ha a che fare con il materiale pornografico prodotto, distribuito e venduto.
È esattamente una tassa, ovvero un’addizionale del 25% su Irpef/Ires che si applica ai redditi derivanti da materiale pornografico. I soggetti obbligati a pagarla sono coloro che producono, distribuiscono, vendono o rappresentano contenuti per adulti.
Significa che i contenuti video, ma anche cartacei o digitali, sono sottoposti a questa tassazione. Infatti per anni aveva colpito principalmente le case di produzione cinematografiche tradizionali, i distributori e l’editoria cartacea.
Con l’avvento di piattaforme digitali come OnlyFans o Patreon, basate su abbonamenti e mance, si è allargato l’ambito di tassazione.
Chi la deve pagare?
L’Agenzia delle Entrate, rispondendo a un interpello, ha chiarito che la tassa etica deve essere pagata anche da chi opera in regime forfettario. L’imposta sostitutiva unica al 5 o al 15% non esclude questo tipo di addizionale del 25%, che va comunque calcolata sulla base imponibile ridotta del forfettario.
Quindi, chi deve pagare questa tassa? Tutti i soggetti Irpef che esercitano attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione.
Nel dettaglio:
- lavoratori autonomi con partita Iva;
- società di persone;
- soggetti Isa, contribuenti con indici sintetici di affidabilità fiscale;
- creator digitali.
La tassa si applica anche nel caso in cui la produzione, distribuzione o rappresentazione del materiale pornografico si riferisca a una sola parte dell’attività complessiva del contribuente. L’imposta si calcola quindi solo sui ricavi specifici di questa tipologia di contenuti.
Come si calcola?
La tassa etica, come abbiamo già detto, è un’addizionale fiscale del 25% che si applica ai redditi derivanti da materiale per adulti. Si applica l’aliquota del 25% sulla quota del reddito netto proporzionalmente corrispondente all’ammontare dei ricavi in questo particolare settore.
Quindi se si produce, distribuisce, vende o rappresenta un maggior numero di materiali, non soltanto pornografici, il primo passaggio è quello di:
- determinare il totale dei ricavi da quel particolare settore;
- calcolare la percentuale di questi ricavi;
- applicarci l’addizionale.
Attenzione: l’addizionale si aggiunge alle normali imposte già dovute sui redditi complessivi.
Come si paga la tassa etica?
Come negli altri casi, per pagare la tassa bisogna fare un versamento utilizzando il modello F24 con modalità telematica. Per esempio, F24 web, il servizio dell’Agenzia delle Entrate o attraverso home banking.
Il codice tributo è 4003 per l’addizionale Irpef/Ires.
Ricordiamo inoltre che si può pagare in più rate o in un’unica soluzione.
Una tassa criticata
La tassa etica non piace a molti, in particolare a chi in questo settore lavora. La critica principale è riferita al termine stesso “etico” che in qualche modo richiama a una sorta di giudizio sul tipo di lavoro che si andrà a tassare.
Un altro aspetto è la penalizzazione dei creator italiani. Dal 2023 la tassa etica si è allargata anche alle piattaforme digitali. Questi, che se in regola già pagavano le addizionali tradizionali, si sono visti aggiungere un 25% “etico”. Il rischio, come riportano i legali che seguono i creator e più in generale la campagna #StopTassaEtica, mette in guardia su questa tassa, perché rischia di allontanare, cioè spostare la residenza fiscale, di molti all’estero.