Rottamazione di Comuni e Regioni in Manovra per multe e Tari non pagate

Dal 2026 Comuni e Regioni potranno autonomamente attivare la rottamazione per sanare tributi locali, riducendo sanzioni e interessi

Pubblicato:

Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

A partire dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio introduce la possibilità per Comuni e Regioni di attivare una “rottamazione locale“. La misura consente di sanare debiti accumulati per il mancato pagamento di imposte o multe, riducendo o cancellando sanzioni e interessi. Non si tratta di un obbligo: ogni ente decide autonomamente se adottarla e con quali modalità.

L’iniziativa riguarda principalmente tributi come Imu, Tari, bollo auto e moto ma anche sanzioni per violazioni al Codice della Strada. Sono esclusi invece le addizionali Irpef, Irap e tributi già oggetto di altre definizioni non perfezionate.

Recuperi finora insufficienti

Il contesto in cui si inserisce questa novità è critico, poiché il sistema dei Comuni italiani è gravato da un’enorme quantità di crediti non riscossi. Al 31 gennaio 2025, il valore residuo dei carichi affidati alla riscossione ammonta a circa 1.280 miliardi di euro. Un’eredità pesante, che coinvolge quasi 22 milioni di contribuenti. Di questo totale, i tributi locali inevasi rappresentano 41,97 miliardi:

Questi numeri spiegano l’urgenza di uno strumento come la rottamazione locale. Tributi come Imu e Tari, che da soli assicurano quasi l’80% delle entrate comunali, sono anche i più evasi.

Basti pensare che, nel 2023, a fronte di un gettito potenziale della Tari di circa 10 miliardi, ne sono stati riscossi appena 5,9. Recuperare anche una parte di questo “tax gap” significherebbe per i Comuni finanziare servizi essenziali, dato che le imposte locali coprono almeno il 40% della loro spesa.

Cosa si può sanare

Rientrano i tributi propri degli enti:

Sono invece escluse le addizionali Irpef, l’Irap e i debiti già oggetto di altre definizioni non perfezionate. Non ci sarà un meccanismo automatico imposto dall’alto; sarà ogni Comune e Regione che decideranno in piena autonomia se e come attivare la misura.

I motivi del fallimento

Prima, a occuparsi di recuperare questi crediti erano i Comuni stessi oppure l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader). Tuttavia, le basse percentuali di successo hanno reso evidenti le difficoltà degli enti locali nel recuperare i crediti non pagati nei tempi stabiliti.

In audizione al Senato sulla Legge di bilancio, l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) ha definito l’attuale servizio reso dall’Ader:

insufficiente rispetto alle necessità di recupero, per effetto di una molteplicità di fattori, tra i quali il fallimento dei tentativi di specializzare l’azione nella riscossione di crediti di minore entità, caratteristici delle quote affidate dai Comuni.

Il ruolo di Amco

Per questo motivo, a occuparsi dei recuperi non sarà l’Agenzia delle Entrate, ma Amco, società del ministero dell’Economia che opera nella gestione dei crediti deteriorati. Ha spiegato in audizione al Senato l’ad di Amco, Andrea Munari:

La riforma nasce da un dato oggettivo: la riscossione locale oggi non funziona in modo omogeneo e, soprattutto, può essere significativamente più efficiente. Si potrà da subito garantire continuità, efficienza e standard uniformi di servizio. L’adesione dei Comuni sarà volontaria, salvo nei casi di inefficienza strutturale. È una misura di prevenzione dei dissesti: i crediti restano di titolarità dei Comuni, ma vengono gestiti in modo più efficace, a tutela dell’interesse collettivo.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963