Pignoramento del conto corrente, Fisco a caccia di debitori: al via migliaia di accertamenti

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione accelera con le procedure automatiche di recupero crediti grazie all'incrocio di dati fiscali e bancari

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Tempi duri per chi ha debiti col Fisco italiano: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sta accelerando con la verifica della posizione debitoria di ogni contribuente e con il pignoramento del conto corrente.

Migliaia di notifiche sono già partite in tutta Italia: nel mirino finiscono soprattutto imprese, professionisti, autonomi e contribuenti con cartelle esattoriali non pagate, rateizzazioni decadute o debiti fiscali accumulati nel tempo.

Come funziona il pignoramento del conto corrente

L’obiettivo dell’ente di riscossione è aumentare il recupero delle somme dovute attraverso procedure più rapide rispetto al passato, favorite dall’incrocio digitale dei dati bancari e tributari.

Secondo le stime, entro la fine dell’anno 2026 potrebbero essere emessi tra 100mila e 120mila pignoramenti presso terzi. La metà delle notifiche si concentra in Lombardia, Lazio e Campania.

Il pignoramento presso terzi consente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di intervenire direttamente sulle somme depositate nei conti correnti dei debitori. Quando la banca riceve l’atto, deve bloccare immediatamente gli importi presenti fino alla cifra esatta richiesta dal Fisco.

L’istituto di credito ha poi 60 giorni di tempo per trasferire le somme all’ente creditore. La procedura non richiede il via libera preventivo di un giudice e proprio questa caratteristica rende l’iter molto più veloce rispetto ad altre forme di esecuzione forzata.

Questo significa che verosimilmente molti contribuenti andranno a scoprire il blocco soltanto al momento di effettuare un bonifico, un prelievo o un pagamento elettronico. Per aziende e professionisti le conseguenze possono diventare più pesanti, perché il congelamento delle somme può rallentare stipendi, pagamenti ai fornitori, rate e altre attività quotidiane.

Chi rischia l’accertamento fiscale

Tra i soggetti più esposti ci sono titolari di partita Iva, lavoratori autonomi, professionisti e imprese che negli ultimi anni hanno accumulato arretrati fiscali o contributivi.

Nel caso delle aziende, le posizioni più frequenti riguardano:

Per i cittadini, invece, i debiti possono derivare anche da:

Anche importi inizialmente contenuti possono crescere rapidamente nel tempo a causa di interessi, sanzioni e spese di riscossione.

Ci sono dei limiti: stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente non possono essere pignorati integralmente e restano soggetti alle protezioni stabilite dalla legge.

Fisco digitale, accertamento più veloce

Come detto, l’incrocio automatico delle informazioni fiscali e bancarie ha ridotto di molto i tempi di avvio delle azioni esecutive, ma dal 2027 il sistema di riscossione fiscale diventerà ancora più digitale grazie all’utilizzo dei dati della fatturazione elettronica.

Il contribuente ha solo due alternative. La prima soluzione è il pagamento immediato dell’intero debito, che consente di chiudere la procedura di riscossione.

C’è poi l’alternativa più utilizzata, che è la rateizzazione: per debiti fino a 120mila euro la richiesta può essere presentata direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per importi superiori, invece, serve documentare una situazione di temporanea difficoltà economico-finanziaria secondo i criteri previsti dal decreto del 27 dicembre 2024 del Ministero dell’Economia. Persone fisiche e ditte individuali in regime semplificato devono dimostrare il temporaneo stato di crisi attraverso il rapporto tra Isee e debito residuo. Gli altri soggetti devono produrre documentazione aggiuntiva legata agli indici di liquidità e alla sostenibilità del piano di rientro. Quando la rateizzazione viene accolta e le rate vengono pagate regolarmente, le procedure esecutive vengono di norma sospese.

Un’ancora di salvezza, per chi ha debiti col Fisco, può essere la rottamazione quinquies.

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