Fisco e scadenza del 20 luglio, chi deve pagare saldo 2025 e primo acconto 2026

Entro il 20 luglio imprese, professionisti, forfettari e soggetti Isa possono versare saldo 2025 e primo acconto 2026 senza maggiorazioni

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il 20 luglio 2026 c’è un appuntamento importante con il Fisco per molti contribuenti italiani.

Entro questa data, infatti, imprese, professionisti e alcuni titolari di partita Iva possono effettuare senza maggiorazioni i versamenti che derivano dalle dichiarazioni fiscali, in particolare il saldo delle imposte 2025 e il primo acconto 2026.

Chi deve pagare entro il 20 luglio

La proroga è stata introdotta dall’articolo 6 del decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, che ha spostato il termine ordinario dal 30 giugno al 20 luglio senza applicare interessi aggiuntivi. Non cambia l’importo dovuto, ma soltanto il calendario dei pagamenti.

La proroga interessa principalmente i contribuenti che esercitano attività economiche soggette agli Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale) e che rientrano nei limiti di ricavi o compensi previsti dalla normativa.

Sono inclusi anche:

Avere una partita Iva, però, non significa automaticamente rientrare nella proroga. È necessario verificare il regime fiscale adottato e la propria posizione dichiarativa.

Chi resta escluso

La scadenza del 20 luglio, come detto, non riguarda tutti i contribuenti. Tra gli esclusi figurano:

Quali imposte rientrano nella scadenza

Per i contribuenti interessati, entro il 20 luglio possono essere versati:

Rientra anche il saldo Iva annuale 2025 per chi aveva già scelto di differire il pagamento rispetto alla scadenza di marzo. In questo caso resta valida la maggiorazione dello 0,40% maturata fino al 30 giugno, ma il differimento al 20 luglio non comporta ulteriori aumenti.

Come effettuare il pagamento

Il versamento avviene tramite modello F24. I titolari di partita Iva devono utilizzare esclusivamente i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, l’home banking oppure un intermediario abilitato.

I contribuenti senza partita Iva possono ancora utilizzare il modello cartaceo soltanto nei casi consentiti dalla normativa, mentre gli F24 a saldo zero devono essere trasmessi per via telematica.

Cosa succede dopo il 20 luglio

Chi non riesce a rispettare la scadenza può effettuare il pagamento entro il 20 agosto 2026, applicando una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse.

È inoltre possibile scegliere, quando previsto, il pagamento rateale. In questo caso il debito viene suddiviso in più rate, sulle quali maturano gli interessi stabiliti dalla normativa.

Prima dell’invio del modello F24 si suggerisce di verificare con attenzione il saldo dovuto, il primo acconto, gli eventuali crediti compensabili e la correttezza dei codici tributo. In caso di errore si dovrà procedere a successive rettifiche.

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