Con il caro vita che comprime il budget di tutte le famiglie, c’è chi può beneficiare di misure dedicate per alleggerire alcune voci di spesa quotidiane. È il caso del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria, compresi i dirigenti scolastici e i Dsga, che possono accedere a uno specifico strumento di welfare integrativo erogato dall’Inps.
Si tratta di un’opportunità riservata agli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale (ex Enam), che consente di ottenere rimborsi fino a un massimo di 10.000 euro per le spese sanitarie sostenute per sé o per i propri familiari.
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Chi ha diritto al contributo
Il bonus è finanziato attraverso il contributo obbligatorio trattenuto direttamente in busta paga e consente di recuperare una percentuale consistente delle uscite sostenute nei dodici mesi precedenti la presentazione della richiesta.
L’accesso al beneficio è riservato a chi risulta iscritto d’ufficio o a domanda alla Gestione Assistenza Magistrale, il fondo di previdenza e assistenza integrativa amministrato dall’Inps. Nello specifico, la platea comprende:
- i docenti di ruolo della scuola statale dell’infanzia e primaria;
- i dirigenti scolastici provenienti dal ruolo dei direttori didattici;
- i direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga) individuati dalla legge n. 1213/1967.
Quali sono i familiari coperti
La tutela non riguarda soltanto il docente o il Dsga titolare del trattamento, ma si estende a un ampio raggio di familiari assistibili, a condizione che i requisiti previsti risultino posseduti alla data in cui è stata sostenuta la spesa sanitaria. Rientrano tra i beneficiari:
- il coniuge o l’unito civilmente convivente e a carico;
- il vedovo o la vedova non risposati;
- i figli a carico fino a 26 anni (o senza limiti di età se inabili al lavoro);
- i genitori a carico;
- gli orfani titolari di pensione di reversibilità.
A quanto ammonta il rimborso
L’entità del contributo non è fissa, ma viene calcolata in base alla fascia Isee e in percentuale rispetto alla spesa sostenuta, a partire da una soglia minima di uscita:
| Fascia Isee | Percentuale rimborso | Spesa minima richiesta |
| Fino a 8.000 euro | 60% | 300 euro |
| Tra 8.000,01 e 24.000 euro | 50% | 650 euro |
| Tra 24.000,01 e 32.000 euro | 45% | 1.000 euro |
| Oltre 32.000 euro | 40% | 1.400 euro |
In ogni caso, non può essere erogata una somma superiore a 10.000 euro. Per le prestazioni riferite ai familiari a carico, la quota spettante viene parametrata anche alla percentuale di carico economico del familiare nei confronti del richiedente.
Quali spese sanitarie sono rimborsabili
L’elenco delle prestazioni coperte dal fondo di assistenza include:
- visite mediche generiche e specialistiche, esami di laboratorio e ticket sanitari;
- farmaci prescritti dal medico, compresi i preparati omeopatici;
- cure e interventi odontoiatrici e ortodontici;
- acquisto di protesi ortopediche, acustiche, oculari, occhiali da vista e lenti a contatto;
- dispositivi specifici come letti ortopedici e parrucche oncologiche;
- trattamenti riabilitativi, psicoterapia e logopedia;
- cure termali, interventi chirurgici e trattamenti di fecondazione assistita (fino a tre percorsi).
Rimangono invece escluse le prestazioni a finalità esclusivamente estetica e le attività medico-legali. Nel caso in cui la spesa sia già stata parzialmente rimborsata da un’assicurazione privata o da altri enti pubblici, si può comunque beneficiare del supporto Inps, che applicherà la percentuale di rimborso soltanto sull’importo rimasto effettivamente a carico del contribuente.
Come e quando presentare la domanda
I rimborsi possono essere richiesti esclusivamente per le spese sostenute nei 12 mesi precedenti la data di inoltro dell’istanza online. Inoltre, tra l’invio di una richiesta e quella successiva deve trascorrere un intervallo di almeno 12 mesi.
La procedura si svolge interamente in via telematica dal Portale Prestazioni Welfare dell’Inps tramite Spid, Cie o Cns. Non si tratta di compilare un semplice modulo: occorre allegare la seguente documentazione:
- le fatture o le ricevute intestate delle prestazioni sanitarie;
- le prescrizioni mediche rilasciate dal medico curante o dallo specialista in data antecedente al pagamento;
- la dichiarazione di conformità degli originali;
- la copia di un documento d’identità in corso di validità.