La Cina lancia la Via della Seta ghiacciata: la nuova rotta artica taglia fuori Malacca e Suez

Pechino apre il passaggio a Nord-Ovest per le sue navi merci grazie allo scioglimento dei ghiacci, ma non resta immune da altri costi e rischi commerciali

Pubblicato:

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Mentre le rotte tradizionali del commercio globale restano ostaggio dell’instabilità geopolitica tra le incursioni armate nel Mar Rosso e le minacce di dazi sugli stretti strategici, Pechino cambia le regole del gioco puntando a Nord-Ovest.

La compagnia di navigazione cinese Sea Legend ha inaugurato il primo collegamento commerciale regolare lungo la cosiddetta Via della Seta ghiacciata, inaugurando un passaggio strategico destinato a mutare gli equilibri della logistica mondiale.

Un nuovo corridoio tra la Cina e il Regno Unito

L’apertura della nuova linea rappresenta la risposta pragmatica di Pechino ai continui colli di bottiglia del commercio marittimo mondiale. Il servizio unisce direttamente il porto di Ningbo-Zhoushan con lo scalo britannico di Felixstowe, attraversando le acque dell’Oceano Artico lungo la rotta marittima settentrionale che costeggia la Siberia.

Si tratta di una possibilità resa concreta dai cambiamenti climatici e dal progressivo scioglimento della banchisa che hanno reso navigabili tratti storicamente inaccessibili. Un’evoluzione che ha già spinto il transito merci lungo la rotta del Mare del Nord a quota 38 milioni di tonnellate, registrando un balzo record nei transiti estivi e dimostrando che la via polare non è più una scommessa teorica.

I tre vantaggi strategici della rotta artica

La scelta della via polare non risponde soltanto a logiche di risparmio temporale, ma ridefinisce l’assetto della sicurezza marittima cinese:

I limiti economici e il dazio politico versato al Cremlino

Nonostante il forte impatto dell’apertura del passaggio a Nord-Ovest, la sostenibilità finanziaria della rotta deve fare i conti con alcune limitazioni:

L’impatto ambientale

L’intensificazione del traffico navale lungo la rotta del Mare del Nord, reso possibile dal cambiamento climatico, rischia di accelerare il fenomeno che l’ha resa navigabile. I pericoli principali sono documentati dai rapporti ufficiali dell’Ipcc, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, e del Consiglio Artico.

Il problema risiede anzitutto nel deposito di carbonio nero, ovvero la fuliggine prodotta dalla combustione dei carburanti fossili delle grandi navi che si deposita direttamente sulla neve e sul ghiaccio. Questo fenomeno riduce drasticamente l’effetto albedo, ovvero la capacità della superficie bianca di riflettere i raggi solari, facendo sì che il ghiaccio annerito assorba più calore e si sciolga a velocità doppia rispetto al normale.

A questo si aggiunge un tasso di riscaldamento dell’Artico che sta già crescendo a un ritmo quattro volte superiore rispetto alla media globale. Introdurre mercantili pesanti in questo scenario rischia solo di accelerare il collasso della regione, aumentando al contempo i pericoli di inquinamento acustico e chimico in un bacino chiuso, dove eventuali sversamenti di idrocarburi rimarrebbero quasi impossibili da bonificare con le tecnologie attuali.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963